RECENSIONE: La notte in cui suonò Sven Vath (Lucio Aimasso)

RECENSIONE:  La notte in cui suonò Sven Vath (Lucio Aimasso)Valutazione: three-half-stars

La notte in cui suonò Sven Vath di Lucio Aimasso
Pubblicato da: CasaSirio il 2017
Genere: Fiction, General
Pagine: 320
ISBN: 9788899032500
ASIN: B0761SP1TYAcquista il libroAcquista ebook

La trama

Federico Morelli. Sedici anni, bocciato, technofolle. Senza futuro. Per tutti sei il Moro, per te tutti sono Denis, Pennello e Sfinge, i tuoi Soci, l'unica famiglia che riconosci. Tuo padre ti ficca la testa nel piatto mentre la Bellina guarda in silenzio. Sei un fallito, finirai male. Tu però una cosa la sai: non diventerai come lui. Un bacio rubato dopo sere di sesso, la morte che ti sorride da quella finestra che non sai mai se chiudere, quella notte dove tutto è finito. E poi la techno, l'MD, la Chiusa e la noia. I ragazzi di oggi non hanno smesso di sognare, non ne hanno avuto il permesso.

 -Luce –

La notte in cui suonò Sven Vath di Lucio Aimasso (Casa Sirio) è la storia di Federico Morelli, per tutti il Moro, e dei suoi amici perduti, senza un futuro da sognare, senza un progetto da costruire.

Il libro di Aimasso mi ha stupito, mi aspettavo un racconto diverso, una storia prevedibile: le vicende dei ragazzini narrate per i ragazzini. Ecco, non potevo essere più lontana dalla verità. E’ vero, Aimasso parla delle vite di adolescenti che fanno i conti con il sesso che assomiglia a una violenza  (su se stessi), con le droghe, con l’apatia, ma la sua non è una lezione. Non cerca di spaventare i giovani lettori, non racconta agli adulti un’esagerazione vista e rivista, letta e riletta. Quella di Aimasso è una ricerca della luce, e lo si capisce chiaramente alla fine del libro. Il Moro, Denis, Pennello e Sfinge vivono nel buio ma alla fine saranno chiamati a fare una scelta: vita  o morte e a immaginarli così giovani ma già così vecchi, ci si stringe il cuore. E inevitabilmente ci fa chiedere: perché questi ragazzi non riescono più a sognare?

Il narratore è Il Moro che trascorre le giornate a stordirsi, la vita gli scivola addosso e la sua voglia di annegare in alcool, canne e droghe ci fa intuire l’enorme sofferenza che si porta appresso.  Federico è lontanissimo da me, a scuola dorme, va a fumare in bagno e trascorre le sue nottate migliori incosciente per colpa delle pasticche… eppure, vorrei prenderlo e abbracciarlo perché riesco a percepire il suo dolore e… incredibilmente lo comprendo.

Se qualcuno si fosse mai preso il disturbo di chiedermelo, avrei risposto che mi piacciono le stazioni, l’odore del legno, le lentiggini, quando ridi o quando piangi e non sai perché, la techno, le ragazze con i capelli rossi, l’MD, vomitare le budella, non arrivare a trent’anni, le tette di Viviana, i kebab di Mohammed, il vecchio campetto, l’ora prima dell’alba, quella canzone che non ricordo.

Il Moro, come gli altri tre stronzi dell’Apocalisse, è ignorato da tutti. A scuola interrompe la lezione con la volontà di provocare ma in realtà dalle sue parole esce una confessione carica di significato: tante ore (secondo lui) a parlare di Africa e di problemi lontani, quando nessuno è in grado di chiedere “Come stai?” ai propri ragazzi. E qui genitori, adulti e insegnanti si sentono immediatamente in difficoltà. Quando è stata l’ultima volta? Quando abbiamo chiesto a un ragazzino – problematico e non – “Come stai?”. E soprattutto, quante volte ci è interessata davvero la risposta?

Il Moro a differenza dei suoi amici viene da una famiglia agiata ma è la prova vivente che i soldi non fanno la felicità. I suoi genitori sono la Bellina, un’alcolizzata, e il Pagliaccio, classico padre – padrone manesco. L’unica nota positiva in famiglia è Edoardo, il fratello minore che è l’antitesi di Federico,  ma  non basta a salvarlo dalla condizione di smarrimento. Hanno due modi diversi di vivere la sofferenza.

Come le persone della vita reale, anche  i personaggi de La notte in cui suonò Sven Vath, non sono totalmente negativi. Anche se in una declinazione un po’ distorta, hanno ben presenti i valori di amicizia e amore… solo che non riescono ad esprimersi come altri coetanei decisamente più fortunati di loro.

Denis è il personaggio chiave del libro, è quello che cerca di aprire gli occhi a Federico, è quello che lo mette di fronte alla crescita. Non possono restare tutta la vita alla Chiusa, non possono restare sedicenni per sempre, prima o poi dovranno compiere una scelta: vivere o morire.

Altro punto di riferimento imprescindibile per gli stronzi dell’Apocalisse e non solo, è il Mondo. La discoteca in cui tutti parlano la stessa lingua: la tecno. Ogni anno il Mondo rischia di chiudere e ogni anno si sparge la voce che i grandi Dj vi faranno tappa. Ma quest’anno è vero, quest’anno arriva lui:  Sven Vath.

E quella notte, la notte in cui suonò  Sven Vath, diventa lo spartiacque. Quell’evento, sognato, aspettato e temuto è lo spartiacque per davvero. Dopo quella notte si cresce e tra piscio per terra, pasticche vomitate, abusi consumati nei bagni, Il Moro affronta il suo dolore.

Dio che botta stanotte.

Non so per quanto dura. Mi sparo la prima parte del DJ set nello stesso posto, senza muovere un passo, la testa persa e confusa tra le vette dell’hardstyle e delle paste. Ore e ore. Velocissimi minuti che si rincorrono senza che io abbia lo straccio di un pensiero coerente. Non c’è più nulla, non c’è nessuno, niente scazzi, niente morti. Soli, io e la musica. Vorrei  che durasse per sempre, prego che il paradiso sia così.

E durante quella notte Denis farà i conti con la propria esistenza e con quella dei suoi amici, forse trovando un senso.

La notte in cui suonò Sven Vath è…

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E’ una ricerca di attenzione, di aiuto, di speranza, di luce. E’ toccare il fondo e scavare ancora più in basso. E’ vedere ragazze in fin di vita, violentate, abusate e sofferenti. E’ camminare tra escrementi e vomito, è ingoiare pastiglie e umiliazioni. E’ giocare con la morte, combattere una guerra in cui non ci può essere un vincitore… è cadere, lasciarsi travolgere dall’indifferenza. Ma dietro a tutta questa coltre di schifezze, di treni presi per andare ai rave, di botte date e rese nei giardinetti, c’è qualcosa di buono. I ragazzi possono ancora scegliere da che parte stare. Hanno sedici anni, sono drogati, ma hanno ancora la possibilità di cambiare e ci indicano una sorta di via.

La notte in cui suonò Sven Vath ci mostra senza filtri, con scene crude ed espressioni esplicite, la mente e le azioni dei sedicenni. La scuola può rappresentare un aiuto, chi studia ha un futuro come sottolinea Denis, e anche chi viene ascoltato ha un futuro. Può credere nei propri progetti e non in quelli che gli altri fanno per lui.

La scrittura di Aimasso è scorrevole anche durante gli episodi che non vorresti affrontare. Non c’è mai una parte scontata e nemmeno noiosa. Per me è stata una scoperta.

Consigliato per chi ha voglia di leggere una storia forte, dai contorni decisi, dai finali aperti. Consigliato per chi ha voglia di un fare un salto nel buio, tenendo bene a mente dove si trova la luce.

three-half-stars

Alcune note su Lucio Aimasso

Lucio Aimasso

Lucio Aimasso (classe 1978), che vive nelle Langhe con la moglie e due figli.  Vite senza vento è il suo romanzo d’esordio, con Casa Sirio Editore ha pubblicato La notte in cui suonò Sven Vath. Attualmente lavora nella scuola e organizza corsi di teatro e scrittura creativa per bambini. Scrive con costanza da anni e partecipa a decine di concorsi.

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