RECENSIONE: Foschia (Anna Luisa Pignatelli)

RECENSIONE: Foschia (Anna Luisa Pignatelli)Valutazione: two-half-stars

Foschia di Anna Luisa Pignatelli
Pubblicato da: Fazi Editore il 2019-01-24T00:00:00+01:00
Genere: Fiction, General, Literary, Psychological, Family Life
Pagine: 208
ISBN: 9788893255387
ASIN: B07MV7RFFPAcquista il libroAcquista ebook

La trama

Ambientato in una Toscana appartata e solitaria, tra boschi incontaminati e vigneti, Foschia è il racconto di una storia familiare dai contorni decisi, intenso e conturbante. Adulta e già malata, Marta decide di ripercorrere con la memoria il rapporto teso e tormentato vissuto con il padre Lapo, un affermato critico d’arte, uomo carismatico di grande fascino e talento. Nel ricordo, l’ammirazione da parte di lei bambina si trasforma dapprima in infatuazione e poi, via via, in una forma di attrazione più subdola e pericolosa. Dopo l’infanzia passata a Lupaia, luogo affascinante e misterioso, Marta si trasferisce con il padre e il fratello nella più austera Torre al Salto, dove, preda di pulsioni che coincidono con un naturale risveglio dei sensi e delle inevitabili trasformazioni dovute all’adolescenza, vive un momento delicato all’interno di una famiglia che non sente più come sua. Sono lontani i giorni in cui Marta cresceva accanto alla madre, donna anticonformista e inquieta, dal carattere quasi selvaggio ma profondamente legato alla natura, e lontano è il ricordo delle gite fatte insieme a Lapo nei dintorni di Lupaia per vedere le opere di Piero della Francesca o del Pontormo. Avvolti da una densa foschia sono anche gli anni in cui Marta aveva esaltato la figura del padre, legandola a ideali di purezza e bellezza, che lo scontro con la realtà porterà irrimediabilmente a rinnegare, non senza uno strascico di dolorose conseguenze. Con uno stile affilato e allo stesso tempo avvolgente, Anna Luisa Pignatelli, già definita da Tabucchi «una voce insolita nella letteratura italiana di oggi», rivela gli aspetti più nebulosi e le ambiguità delle relazioni familiari in un gioco delle parti in cui i ruoli della vittima e del carnefice, dell’uomo e della donna, si alternano e si confondono per una storia forte, difficile da dimenticare.

 -Solitudine –

Foschia di Anna Luisa Pignatelli (Fazi Editore) è la storia di Marta che ha deciso di tornare alle origini raccontandoci la sua infanzia e soprattutto la sua vita famigliare. 

A Marta rimangono solo pochi mesi di vita, è per questo che ha deciso di ripercorrere la propria storia mettendosi a nudo… o meglio, puntando il dito contro il padre, il fratello e il mondo intero. Lo dirò subito, Foschia non mi ha convinto del tutto. La prima parte, fino al capitolo otto, era riuscita a prendermi. Lo stile di Pignatelli è senza fronzoli, abbastanza asciutto. Non ci lascia immaginare: descrive tutto, che ci piaccia o no.

E’ così che scopriamo Lupaia, una dimora immersa nella campagna toscana e facciamo la conoscenza di Lapo, il papà di Marta: un critico d’arte che trasmette la sua passione alla figlia. C’è subito qualcosa di inquietante in questo quadretto e infatti dopo qualche pagina, capiamo che la mamma di Marta soffre di esaurimenti, depressione. Una condizione che si ripercuote su entrambi i figli. E forse è anche per questo che la protagonista è concentrata sul padre, sui suoi umori, i bisogni… vuole accontentarlo ad ogni costo.

Durante l’infanzia mi ero infatuata di lui: riempiva di sé la mia esistenza priva d’altri affetti, dato che Teresa, per le sue condizioni precarie, non poteva darmi il calore di cui avevo bisogno. Invece la vitalità di mio padre, la sua cultura, le sue spiegazioni sull’arte m’incantavano  e mi facevano sognare al punto che l’ammirazione per lui divenne sconfinata.

Questa infatuazione si trasforma con il passare degli anni e prende una piega malata. Marta è una ragazzina che ha bisogno di attenzioni e il suo modo per cercarle è confuso. Durante l’adolescenza crescono in lei desideri e pulsioni che sa di non poter scaricare sul padre e quindi vive questa divisione. Desidera sia l’affetto paterno, sia il corpo di quell’uomo carismatico e affascinante.  Tra loro si crea un’ambigua intimità che viene favorita anche dall’allontanamento di Teresa che, sarebbe stata, senza ombra di dubbio, il personaggio più interessante di tutto il libro. E’ indifferente al denaro, è anticonformista per definizione  continua la sua vita in direzione ostinata e contraria ma soffre. E’ così diversa dal marito e Marta riuscirà a comprenderla  veramente soltanto durante gli anni dell’età adulta.

Le cose si complicano quando la famiglia si trasferisce a Torre al Salto che è praticamente l’antitesi di Lupaia. La dimora è chiusa (una torre), piena di quadri costosi e Marta è una prigioniera del padre, della nuova famiglia e della sua attrazione.

Mi veniva naturale rivolgere il mio desiderio verso di lui, l’unico uomo a mia portata con il fascino dell’intelletto, l’unico ad avere una sua visione della vita. Non c’era nessuno in grado di distogliermi da quel rapporto esclusivo con cui riempivo la mia solitudine.

Ed è questa la parola chiave del romanzo, secondo me. Marta si avvolge nella solitudine e nessuno riesce a scalfire quel muro, perché rifiuta di mostrare agli altri cosa c’è nella sua testa. L’unica fonte di ispirazione, l’unica cosa che non deluderà mai la protagonista è l’arte. E in particolare il quadro di Ghismonda, la cui storia ha tratti in comune con la sua.  Ma il suo è un dialogo senza risposte.

Foschia è…

Un racconto di solitudine. La storia è abbastanza breve, sono duecento pagine che scorrono velocemente. Non mi è piaciuto per diversi motivi. Al lettore si chiede di entrare in empatia con un personaggio che non ne dimostra. Per Marta, che ci costringe a guardare la sua vita dal proprio punto di vista, sono tutti negativi. Il fratello è un ignavo, il padre un truffatore malato,  la matrigna una cattiva, la nonna una persona glaciale… e alla fine speravo in un messaggio di speranza, in qualche riscatto. In qualche ammissione di colpa e invece i personaggi sono rimasti tutti piatti e negativi. Non mi scandalizza la passione per il padre, è un’estrema richiesta di attenzione, e ci sono molti libri (penso per esempio a Ernaux) in cui la protagonista dice cose terribili eppure continuiamo a provare simpatia ed empatia, affetto per lei. Qui non mi è capitato.

Verso la fine, il libro cambia passo e il ritmo si fa più veloce, forse anche troppo. Marta è adulta e ha un’eredità da lasciare…

Consigliato per chi ha voglia di una storia particolare, raccontata sotto forma di diario, una vicenda dai tratti oscuri e  popolata da personaggi senza possibilità di riscatto.

 

two-half-stars

Alcune note su Anna Luisa Pignatelli

Anna Luisa Pignatelli

Toscana di nascita, ha trascorso molti anni fuori dall’Italia, fra cui diversi a Dar es Salaam, Seul e Guatemala City. È molto conosciuta e apprezzata in Francia, dove, nel 2010, ha vinto il Prix des lecteurs du Var con la traduzione della raccolta Nero toscano. Con Ruggine (Fazi Editore, 2016), molto apprezzato da critica e pubblico, ha vinto il Premio Lugnano 2016.

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