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Dieci motivi per leggere Delitto e castigo (Fëdor Dostoevskij)

Delitto e castigo - Fëdor Dostoevskij - Garzanti
Dieci motivi per leggere Delitto e castigo (Fëdor Dostoevskij)

Delitto e castigo

Valutazione:
five-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
27/06/2014

Pagine:
600
Genere:
ISBN:
9788811811039
ASIN:
B0064BZN2E
Acquista:

La trama

Pubblicato nel 1866, Delitto e castigo è il resoconto psicologico di un crimine. Raskol’nikov, povero studente di Pietroburgo, per emanciparsi da una miseria opprimente non esita a uccidere una vecchia usuraia e la sua incolpevole sorella, per poi derubarle. Il delitto ha un profondo valore simbolico: l’usuraia incarna l’iniquità del mondo e col suo gesto scellerato il giovane vuole mettere alla prova quella capacità di infrangere la legge che è propria dell’«uomo superiore», libero e svincolato da ogni morale. Ansia di sublime e fascino dell’abiezione, volontà di ferire e desiderio di espiare lacerano il cuore e la mente dell’omicida. Combattuto tra il ricordo ossessivo del misfatto e il timore angoscioso di venire scoperto, Raskol’nikov finisce col diventare l’implacabile giudice di sé stesso, fino alla catarsi finale: l’ammutolire della ragione, il palesarsi improvviso di una rivelazione che conduce ad accettare il castigo come destino.

Questa quarantena non ha portato solamente ansie e cattivi di pensieri. Ho sempre cercato conforto nei libri e qualche volta l’ho trovato, altre no. Cosa ricorderà la me lettrice di questi giorni interminabili? Ricorderà Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij.

Delitto e castigo - Fëdor Dostoevskij - GarzantiChissà, se non fossi stata costretta a chiudermi in casa per interi fine settimana se avrei mai trovato il coraggio e la concentrazione per buttarmi un un’avventura del genere. Oggi  vi propongo, esattamente come ho fatto per Guerra e Pace di Lev Tolstoj (oh, i due autori non sono paragonabili, né tantomeno le loro storie) dieci motivi per leggere Delitto castigo. Lo faccio come sempre a modo mio:  parole semplici, cuore in mano.

Affrontare questa lettura per me è stato come tornare indietro di dieci anni (e più). Nel 2009 ho scoperto l’amore per i Russi: Gogol e Dostoevskij in testa. I fratelli Karamazov è il libro che ha cambiato la mia vita da lettrice. Ho fatto una relazione su quel romanzo, la me 18enne di fronte a una classe di coetanei ha parlato per quaranta minuti di quel romanzo. Anche allora l’ho fatto con parole semplici e cuore in mano.

Nel corso degli anni ho continuato ad esplorare ma i racconti russi sono scivolati dietro a classici francesi, inglesi… nel 2011 comprai questa copia, non sapendo che avrebbe dovuto attendere così tanto.

Mi sono dilungata anche troppo. Ecco a voi i dieci motivi per leggere Delitto e castigo.

Non è un libro noioso

Parto dal più semplice di tutti i motivi: Delitto e castigo non è né noioso, né un mattone.  Ogni volta che parliamo di autori russi il pregiudizio è sempre lo stesso: “che pesante”, “sarà noioso”, “Non ce la posso fare”. FALSO. Mentirei se vi dicessi che è una passeggiata, ma d’altra parte non sono una passeggiata nemmeno le quaranta pagine di descrizione della cattedrale di Notre Dames de Paris scritte da Victor Hugo, eppure nessuno definisce quel libro noioso. Per leggere Delitto e castigo bisogna armarsi di concentrazione, bisogna immergersi, immedesimarsi nel personaggio, solo così le pagine scorreranno velocissime. Avrete esigenza di sapere, di scoprire cosa succederà. Proprio come nelle migliori serie tv si chiuderanno i capitoli e avrete esigenza di andare avanti. Oltre ad avere un ritmo serrato è anche un libro divertente. Le descrizioni di Dostoevskij di personaggi e situazioni a volte al limite del grottesco, suscitano in noi sorrisi, talvolta amari, talvolta ironici.

Delitto e castigo è uno specchio

Non mi piace pensare di essere simile a  Raskòlnikov. Insomma, chi vorrebbe somigliare a un ex studente immerso nella miseria e con una mente deviata? Credo nessuno ma… siamo sicuri che la sua mente sia davvero così deviata? Se uccidesse quella vecchia usuraia, lo farebbe soltanto per avviare una carriera, mantenere la sua famiglia. Certo, è un reato. Lo è per la legge, lo è per regola generale di sopravvivenza ma… lo è per la coscienza? Gli interrogativi di Raskòlnikov sono davvero così distanti dai nostri? A me non sembra, ma per scoprirlo bisogna leggerlo.

Se invece Raskòlnikov avesse ucciso soltanto per dimostrare la propria superiorità cosa cambierebbe? Come valuteremmo questa azione?

Il dubbio come motore del pensiero

Delitto e castigo, con il suo protagonista, mostra che il vero motore del nostro pensiero è il dubbio. Raskòlnikov mette in dubbio comportamenti e pensieri.  Con questo ex studente mettiamo in discussione l’ordine del mondo e lo statuto della società. Se davvero tutti ci comportassimo senza regole e agissimo secondo nostra coscienza cosa succederebbe?

Un giorno mi domandai: se al mio posto, per esempio, si fosse trovato Napoleone, e per cominciare la sua carriera non avesse acvuto né Tolone, né l’Egitto, né il passaggio del Monte Bianco, ma invece di tutte queste cose belle monumentali gli fosse capitata semplicemente una ridicola vecchietta, vedova di un impiegato del registro, da uccidere per poterle rubare i soldi dal forziere (per la carriera, capisci?) – ebbene, si sarebbe deciso a farlo, se non avesse avuto altra via di uscita? Non si sarebbe sentito male all’idea di un’anzione così poco monumentale e… peccaminosa? Be’, ti dirò che con questa “domanda” mi sono tormentato per molto tempo (…)

Non è mai troppo tardi per leggerlo

Delitto e castigo - Fëdor Dostoevskij - GarzantiQualcuno pensa che i grandi classici andrebbero letti in giovane età-. Beh, io non credo. A 18 anni ho letto I fratelli Karamazov, oggi probabilmente guardando la mia relazione cambierei molte idee. La stessa cosa per questo. Ogni libro ci chiama al momento giusto, dobbiamo soltanto saper ascoltare. Le domande di Dostoevskij, poste in una San Pietroburgo oscura ed ambigua, sono le nostre. E questo ci porta dritti a un altro motivo.

Parla di oggi

I classici sono tali perché sembrano in grado di sopravvivere al tempo che passa.  Delitto e castigo parla di oggi. Oggi siamo convinti che esistano categorie che valgono meno di altre. Il nostro protagonista non solo crede di aver compiuto un’azione che l’ha reso grande, ma è anche convinto di aver ucciso soltanto un pidocchio, una parassita e anche per questo non capisce perché dovrebbe essere punito. Ci sono esseri umani che valgono meno di altri, vi ricorda qualcosa?

Non solo, la vicenda del nostro protagonista si svolge in mezzo a due incubi. Il primo riguarda il massacro di un cavallo da parte di un padrone ubriaco: una scena feroce e potentissima. Il secondo, quello finale, riguarda una pandemia che colpisce il mondo. No, il riferimento ad oggi non è tanto il fatto che questa folle pandemia si trasmette dall’Asia all’Europa o che assomiglia terribilmente al coronavirus.  Ad essere attuale è l’inquietante descrizione degli uomini destinati a sopravvivere:

Gli uomini che le accoglievano (queste particelle nel corpo umano ndr) dentro di sè diventavano subito indemoniati e pazzi, eppure non si erano mai creduti così intelligenti e infallibili come dopo il contagio. Mai avevano ritenuto più giusti i loro giudizi, le loro conclusioni scientifiche, le loro categorie e convinzioni morali.

Non rimarrete mai più a corto di citazioni

Non posso riportare tutte le citazioni che ho sottolineato, ma sono sicura che ne troverete tantissime. Tutte ad affetto, tutte vere. Alcune sono famosissime e non hanno bisogno di essere riportate, altre un po’ meno. Ma quasi ogni frase ci insegna qualcosa, una su tutte: non possiamo nasconderci da Fedor.

Adesso so che chi è forte di mente e di spirito domina il prossimo! A chi osa molto, si dà sempre ragione. Chi è capace di sputare sulle cose grandi, diventa il loro legislatore, e chi osa più di tutti, più di tutti ha ragione! Così è stato finora e così sempre sarà!

E ancora matita a portata di mano, non soltanto quando l’ex studente delira, ma anche quando descrive gli atteggiamenti, come l’adulazione nei confronti di una donna.

Niente al mondo è più difficile della sincerità e più facile dell’adulazione. Se nella schiettezza c’è solo il centesimo di nota falsa, subito ne nasce una dissonanza, poi uno scandalo. Se nell’adulazione, invece, è tutto falso, tutto fino all’ultima nota, allora essa riesce grasita e si ascolta con un certo piacere; sarà un piacere grossolano, ma è pur sempreun piacere. E per quanto infaltilmente grossolana possa essere l’adulazione, almeno per metà essa sembra senz’altro vera. E questo vale per gente di ogni livello e di ogni ceto sociale.

Mostra lo smarrimento dell’uomo moderno (contemporaneo)

Delitto e castigo - Fëdor Dostoevskij - GarzantiQuesto è un argomento molto complesso e probabilmente è impossibile da sviscerare qui.  Il protagonista è una vittima del mondo, della confusione che c’è intorno e paradossalmente per ristabilire l’ordine è costretto ad infrangerlo uccidendo una persona, in realtà due.

Per Raskòlnikov  gli uomuni si dividono i due categorie: quelli straordinari come Napoleone e quelli ordinari. E proprio inseguendo l’idea del Superuomo che non  è soggetto alle regole, ad un certo punto si trova schiacciato da una vocina: quella della morale.

Se avessi voluto aspettare che tutti fossero diventati intelligenti, sarebbe passato troppo tempo… Poi ho capito anche che questo momento non sarebbe arrivato mai, che gli uomini non cambieranno mai e che nessuno riuscirà a trasformarli e che tentar di migliorarli sarebbe fatica sprecata!

La storia d’amore più potente di sempre

Delitto e castigo è anche una storia d’amore. La figura di Sonja è piena di luce. Pazientemente prova a ricondurre Raskòlnikov alla ragione, ma non lo fa con ricatti o promesse d’amore stucchevoli. Sonja compie i suoi potenti gesti in silenzio, mossa dall’amore e dalla fede. Impossibile non rimanere toccati.

Li aveva risuscitati l’amore: il cuore dell’uno, ormai, racchiudeva un’inesauribile sorgente di vita per il cuore dell’altro.

Nessuno descrive la mente come Dostoevskij

«È un’osservazione abbastanza giusta», rispose il dottore; «in questo senso, effettivamente, tutti noi, e molto spesso, siamo quasi uguali ai matti, ma c’è una piccola differenza: i “malati” sono un po’ più matti di noi, perciò bisogna tracciare una linea di confine. Ma di persone perfettamente equilibrate, in verità, non ce n’è quasi nessuna; su varie decine e forse anche su molte centinaia di migliaia se ne trova una, e, per di più, questi esemplari non provano gran che…».

I turbamenti di Raskòlnikov sono ossessivi. Ad un certo punto la febbre cerebrale sembra impossessarsi anche del lettore. Imprigionati in un labirinto in cui sbattiamo la testa continuamente contro un muro diverso. Terrore, pentimento, indifferenza. E ancora delirio di onnipotenza da superuomo alternato  asenso di colpa.


La sofferenza porta alla conoscenza

La sofferenza e il dolore sono sempre obbligatori per una coscienza ampia e per un cuore profondo. Ho l’impressione che le persone autenticamente grandi debbano provare al mondo una grande tristezza.

E dopo queste parole faccio un altro passo indietro. Spero che questi dieci brevi motivi vi abbiamo instillato un minimo di curiosità. Lo sapete, non ho la pretesa di scrivere saggi o sviluppare teorie. Qui ho messo l’amore e le semplici riflessioni che il libro ha suscitato in me… chissà quante altre ne troverete voi e io sarò qui ad aspettarle.

five-stars

Alcune note su Fëdor Dostoevskij

Fëdor Dostoevskij

Fëdor Dostoevskij. Figlio di un medico, un aristocratico decaduto stravagante e dispotico, crebbe in un ambiente devoto e autoritario. Nel 1837 gli morì la madre, da tempo malata, e D. venne iscritto alla scuola del genio militare di Pietroburgo, istituto che frequentò controvoglia, essendo i suoi interessi già risolutamente indirizzati verso la letteratura (risalgono a quegli anni le sue prime letture importanti: Schiller, Balzac, Hugo, Hoffmann). Diplomatosi nel 1843, rinunciò alla carriera che il titolo gli apriva e, lottando con l’indigenza e con i disagi di una salute cagionevole, cominciò a scrivere: il suo primo libro, il romanzo Povera gente (1846), che ebbe gli elogi di critici come Belinskij e Nekrasov, rivela già l’attenzione pietosa di D. per la sofferenza dell’uomo socialmente degradato e insieme incompreso nella sua bontà. Nello stesso anno uscì il suo secondo romanzo, Il sosia, storia di uno sdoppiamento psichico per il quale il protagonista viene progressivamente travolto nell’incubo di un altro se stesso. Due anni dopo venne dato alle stampe Le notti bianche (1848), racconto insieme sentimentale e allucinato il cui personaggio principale è un giovane sognatore che si innamora di una fanciulla incontrata per caso. Nel 1849, per aver aderito a un circolo di intellettuali socialisti, D. venne condannato a morte con gli altri membri del gruppo; ma il giorno stesso dell’esecuzione giunse la «grazia» dello zar (si trattava infatti di un’atroce messinscena punitiva) e la condanna fu commutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia. Quello che seguì fu per D. un periodo durissimo (cominciò tra l’altro a manifestarsi in lui l’epilessia) e lo scrittore lo rievocò con estrema intensità in un libro pubblicato qualche tempo dopo: Memorie da una casa di morti (1861-62). Altri quattro anni D. dovette trascorrere, arruolato come soldato semplice, a Semipalatinsk, prima di poter tornare (1858) a Pietroburgo. Nel 1857 si era sposato con una giovane donna, vedova con un figlio; nel 1859 videro la luce due altri suoi romanzi, Il villaggio di Stepancikovo e Il sogno dello zio, opere in cui si intrecciano umorismo grottesco e critica di costume. Nel 1861 D. cominciò la propria attività giornalistica (collaborando anzitutto alla rivista del fratello Michail «Il Tempo», presto soppressa dalle autorità) e nel 1862 pubblicò il romanzo Umiliati e offesi, sofferta indagine sulle virtualità dell’anima umana, così spesso soffocate o tradite. Nel 1864 gli morirono moglie e figlio. Nello stesso anno, sommerso dai debiti, fondò il periodico «Epoca», che ebbe però vita sfortunata e breve; nel 1865 diede alle stampe Memorie dal sottosuolo*, storia della fallita redenzione di una prostituta e tormentosa disamina dell’inconscio e dell’insufficienza dell’intelletto a penetrare (e giustificare) se stessi e il prossimo. Nel 1866 apparve Delitto e castigo, che si chiude col pentimento e l’espiazione del protagonista, accortosi della disumanità della propria astratta morale di «individuo superiore». Nel 1867 D. sposò la propria stenografa, Anna Snitkina e pubblicò Il giocatore, un romanzo parzialmente autobiografico il cui «eroe» è un uomo travolto dalla passione della roulette; poi, perseguitato dai creditori, lasciò con la moglie la Russia, viaggiando in Germania, Francia, Svizzera, Italia. Visse all’estero circa cinque anni e in quel periodo scrisse L’idiota (pubblicato nel 1868-69), storia della sconfitta di un uomo «assolutamente buono». Tornato in Russia, pubblicò nel 1873 I demoni, un romanzo centrato sulla problematica del nichilismo, dell’atto gratuito e dell’assenza di Dio. Nello stesso 1873 D. iniziò, sul periodico reazionario «Il Cittadino», la pubblicazione del Diario di uno scrittore, che poi, a partire dal 1876 e fino al 1881, apparve come rivista a sé stante. Questo Diario includeva oltre che articoli di critica letteraria, di morale, di polemica sociale ecc., anche dei racconti, tra i quali meritano particolare menzione Il fanciullo presso Gesù (1876) e La mite (1877). Nel 1875 apparve L’adolescente, ritratto di un giovane che vince la propria solitudine e il proprio astio nei confronti del prossimo abbracciando gli ideali di un mistico populismo cristiano. Nel 1879-80 vide la luce l’ultimo romanzo di D., I fratelli Karamazov, in cui si contrappongono l’odio tra padre e figli e la purezza e la fede di una creatura innocente. Lo scrittore era ormai famoso quando, repentinamente, fu colto dalla morte.

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1 COMMENTO

  • Giulia

    Ho letto attentamente i tuoi 10 motivi per leggere Delitto e castigo, e già mi avevi convinta al primo! Hai perfettamente ragione quando dici che i Classici russi si guardano con occhio torvo, un po’ di sguincio, secondo me è un pregiudizio atavico😉.
    Poi ti farò sapere come è stata la lettura!

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