Sete - Amelie Nothomb - Voland copertina
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Ormai credo lo sappiate tutti, Amélie Nothomb sta per tornare nelle librerie italiane con Sete (Voland Edizioni). Manca solo una manciata di ore prima di poter sfogliare il suo ultimo libro che uscirà ufficialmente giovedì 20 febbraio e che, come potete immaginare, non vedo l’ora di leggere. I miei lettori più assidui lo sanno: ho

Stupore e tremori - Amélie Nothomb - Voland
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 – Sorpresa – Stupore e tremori di Amélie Nothomb  (Voland) è  un racconto autobiografico, una doccia fredda, un libro che mi ha lasciato sensazioni ambivalenti. Protagonista una giovane Amélie. Io non l’ho mai vista così, poco più che ventenne riesce a coronare il suo sogno: tornare a vivere in Giappone. Nothomb è una ragazza belga

Amélie Nothomb
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Bizzarra, ironica, acuta. Non pensavo che avrei mai potuto apprezzare una scrittrice come Amélie Nothomb, con le sue sfumature noir, il suo umorismo e la brevità delle sue storie, troppo brevi per i miei gusti, ma sicuramente d’impatto. Eppure sono bastate poche pagine perché mi conquistasse. Ed è proprio per questo che mi ha fatto

L'entrata di Cristo a Bruxelles - Amelie Nothomb - Voland
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 – Ironia – L’entrata di Cristo a Bruxelles di Amélie Nothomb (Voland)  contiene due novelle, una dà il titolo al libro, l’altra si chiama Senza nome. Letto durante l’avventura di Guerra e Pace, avevo bisogno di cambiare aria, di respirare un po’, sono rimasta ancora una volta stupita dalla Nothomb. E’ vero, i suoi libri

Acido solforico - Amélie Nothomb Voland
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– Provocazione – Acido solforico di Amélie Nothomb (Voland) è  l’inquietante ritratto della nostra società, o almeno di un suo eccesso. Fino a che punto possiamo spingerci per soddisfare le nostre pulsioni? Quanto in basso può arrivare l’animo umano pur di placare la propria fame? Nothomb ci mostra, con la sua sottile ironia, che cosa rischiamo

Il delitto del conte Neville - Amelie Nothomb - Voland
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– Feroce ironia – Il delitto del conte Neville di Amélie Nothomb (Voland)  è un libro che mi ha stupito. Appena arrivata all’ultima riga non sapevo se ridere o se rimanere amareggiata. Pochissime pagine per rimanere invischiati in una storia che ricorda il teatro dell’assurdo con quel pizzico di genialità che mi ha fatto dire: “Devo