– Feroce – Il ballo di Irene Némirovsky (Adelphi edizioni) è un racconto che aspettava in libreria da anni. Ero andata al Libraccio ed era nella bancarella fuori a 2 euro, fortunatamente viste le condizioni, la ragazza decise di regalarmelo e non farmelo pagare. Da allora è rimasto lì insieme ai miei Piccola biblioteca Adelphi…
– Ipnotico – Nella carne di David Szalay (Adelphi edizioni) è stata una lettura decisamente particolare. La definisco così perché nonostante siano passato diversi giorni dalla fine della lettura, non riesco ancora ad afferrare alcuni aspetti. Le aspettative, come spesso accade quando i libri vincono prestigiosi premi, erano altissime, eppure c’è qualcosa che non mi…
– Solitudine – Biglietto di sola andata di Muriel Spark (Adelphi edizioni) è un libro che mi ha incuriosito per diverse settimane ma la scintilla non è scoccata. Pensavo di trovarmi davanti qualcosa di simile a Viviane Elisabeth Fauville (LEGGI QUI la mia recensione) e in un certo senso la trama potrebbe ricordare questo romanzo.…
– Malinconia – La vita normale di Yasmina Reza (Adelphi edizioni) è un romanzo che intreccia vicende personali dell’autrice a episodi di cronaca giudiziaria. Anni fa comprai Felici i felici ma devo ammettere di non averlo mai cominciato. Non è mai arrivato il momento giusto, l’altro giorno in libreria è arrivato proprio quest’ultimo romanzo e…
– Rivoluzione – L’ora di greco di Han Kang (Adelphi edizioni) l’ho comprato dopo aver amato Atti umani (LEGGI QUI la recensione). La vegetariana non mi aveva conquistato (LEGGI QUI la recensione) ed ero curiosa di leggere un terzo libro per chiarirmi l’idee su questa autrice da Nobel. Purtroppo non è stato proprio così, nel…
– Magnetico – Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shriley Jackson (Adelphi edizioni) è un libro dalle atmosfere cupe, inquietanti e magnetiche. Sono contenta di aver finalmente letto questo libro, mi aspettava da anni in libreria, e sono contentissima di aver ritrovato l’alchimia che si era creata con Lizzie (LEGGI QUI la mia recensione). Abbiamo…
– Perturbante – Viviane Élisabeth Fauville di Julia Deck (Adelphi edizioni) è stata una lettura folgorante. Non sono riuscita ad appoggiarlo finché non sono arrivata alla fine. Viviane Élisabeth Fauville è una storia ossessionante, perturbante e incalzante. L’inizio è inquietante (basta con le rime giuro) ed è quello che conquista il lettore che si ritrova…
– Ammaliante – Lolly Willowes o l’amoroso cacciatore di Sylvia Townsend Warner (Adelphi Edizioni) è il libro che ho comprato durante la mia fuga a Firenze. Una bellissima sorpresa, sono rimasta colpita dalla copertina e quando sono arrivata alla Giunti Odeon non ho avuto dubbi: sarebbe tornato a casa con me quel libro. Lolly Willowes…
– Crudele – La strada oltre il muro di Shriley Jackson (Adelphi edizioni) è stata una piacevole lettura. Su Jackson ho sempre pareri diversi a seconda dell’opera che leggo. Ho amato Lizzie, mentre mi ha lasciato tiepida L’incubo di Hill house, non ho apprezzato particolarmente La lotteria ma ho amato Paranoia… insomma con Jackson ho…
– Perturbante – Elizabeth di Ken Greenhall (Adelphi edizioni ) è un breve romanzo dalle atmosfere inquietanti e a tratti disturbanti. Ho scelto di leggere questo libro leggendo le prime due righe di trama, c’è qualcosa che mi ha folgorato e no, non sono stata delusa. Elizabeth è la protagonista, una ragazzina decisamente inquietante e chissà…
La casa editrice Adelphi è stata fondata a Milano nel 1962 da Luciano Foà e Roberto Olivetti. Nel 1963 Enzo Mari crea la collana dei “Classici“: un progetto globale, carta, sovracoperta, contenitori. Nel 1965, nasce la strategia dell’immagine che farà di Adelphi un caso nel panorama editoriale italiano e internazionale. Il primo segno forte è il marchio. Questo segno, in stile orientaleggiante, è collocato nel contesto «occidentale» della cornice del piatto che reca, in tutte le collane, la dicitura epigrafica “Biblioteca Adelphi” o “Piccola Biblioteca”. Altro tocco distintivo sono le tonalità pastello che mostrano ancora oggi la forza implicita della loro delicatezza. Si può affermare che l’immagine Adelphi ha una riconoscibilità netta e dirompente, paradossalmente da più parti definita come un «urlo sussurrato».








