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RECENSIONE: Tutti i bambini tranne uno (Philippe Forest)

Tutti i bambini tranne uno - Philippe Forest - Fandango libri
RECENSIONE: Tutti i bambini tranne uno (Philippe Forest)

Tutti i bambini tranne uno

Valutazione:
four-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
26/07/2018

Pagine:
349
Genere:
ISBN:
9788860445605
Acquista:

La trama

“Il lungo anno in cui morì nostra figlia fu il più bello della mia vita.”
Una frase così, la può dire solo un padre: un padre sfacciatamente innamorato, arrogante, disperato, esibizionista, inerme, sarcastico, corazzato di tutta l’eloquenza della lingua francese. Philippe Forest ci racconta la vita e la morte di Pauline dal primo all’ultimo giorno. Pauline è una bambina di tre anni che ha un lieve dolore al braccio sinistro. Il pediatra, un po’ preoccupato, le prescrive una serie di analisi. Si tratta di un cancro rarissimo che si diffonde rapidamente e le fa gonfiare l’arto. I genitori, Alice e Philippe, seguono costernati l’ingranaggio clinico. Dopata di morfina, la bimba subirà un’operazione… è un successo di breve durata, la “pallina” torna e con essa il dolore. Dopo il calvario di più ospedalizzazioni risulta che il male ha raggiunto un polmone. Una seconda operazione riesce, ancora una volta, a sopprimere il tumore e tuttavia “il cancro era come una fiamma che correva su un grande foglio di carta”. Si estende all’altro polmone, impedisce alla bimba di respirare. Stavolta è veramente la fine, è soltanto una questione di ore, di minuti. I genitori assistono alla morte della loro unica figlia. Questa la trama, fredda, spietata. Philippe Forest non lo è. Con una scrittura vibrante e poetica racconta le giornate di vacanza con Pauline, i suoi giocattoli preferiti, le fiabe condivise, la pazienza e il coraggio di quella creatura, la sua maturità di fronte al dolore e all’impensabile. Intreccia e fonde questa storia con la storia della letteratura, lascia che venga sbranata dalla letteratura proprio perché ha imparato che i corpi amati scompaiono, mentre le parole che verranno fabbricate dopo la morte non salvano e non abbelliscono nulla. Vincitore del Prix Femina 1997, Tutti i bambini tranne uno, pubblicato per la prima volta da Alet nel 2005, e oggi riproposto da Fandango, è il libro che ha reso celebre in Italia questo autore.

 – Sconvolgente –

Tutti i bambini tranne uno di Philippe Forest (Fandango) è un libro difficile da digerire: “Il lungo anno in cui morì nostra figlia fu il più bello della mia vita.”.

Tutti i bambini tranne uno - Philippe Forest - Fandango libriCome si può raccontare un libro così? Ecco, non lo so. Ha aspettato nella mia libreria per più di un anno perché non arriva mai il momento giusto. Ironia della sorte quel momento è arrivato durante le vacanze di Natale, il periodo per me più difficile dell’anno.

Pauline è una bimba di tre anni che un giorno accusa un preoccupante dolore al braccio. A raccontarci la sua storia è il papà che è una voce narrante dolce e disperata. Pauline è una bambina come tante, nel senso che è il centro dell’universo per i genitori che sono costretti ad affrontare l’impossibile: la diagnosi di cancro per la figlia. Alice e Philippe scoprono che la malattia è rara, rarissima e la terribile realtà non ci mette molto ad affacciarsi: i medici andranno per tentativi, le possibilità di guarigione non sono alte.  Quella maledetta pallina si ingrandisce sempre di più: è il cancro che li guarda in faccia, è la disperazione che vuole trovare il posto in questa famiglia.

La malattia di Pauline è stata di una crudeltà estrema. Ma non lunga. Ha avuto la brevità del lampo. Noi ci auguravamo che non finisse mai, che durasse un secolo o due almeno.

Tutti i bambini tranne uno - Philippe Forest - Fandango libriDiffido dei libri che raccontano storie come questa, a volte il dolore viene usato per creare un’empatia effimera e poi della storia resta poco e niente. Tutti i bambini tranne uno è diverso: c’è tanta bellezza in questo libro, c’è tanta verità. Come si fa a spiegare il male a una bambina di due anni? Come si fa a  scartare i regali di Natale pensando che quello sarà l’ultimo in tre? Come ci si sente quando si compra la morfina per una bambina che ha così tanto dolore da non riuscire a giocare, parlare e dormire? Non lo so, ma lo sa molto bene Philippe Forest che non risparmia un solo dettaglio di questo calvario. Un calvario che è una lettera d’amore, la più potente che abbia mai letto. Le pagine in cui il papà si sdraia con Pauline cercando di alleviare il suo dolore al braccio sono così cariche di amore che fanno male.

Philippe si mostra per quello che è: un uomo impotente di fronte al dolore della figlia, un padre che trova nell’amore la forza di resistere, nonostante la solitudine del dolore (perché ogni dolore è indivisibile) e il giudizio altrui., sempre presente, quasi mai appropriato.

Spesso mi fanno i complimenti per il coraggio. Cioè sono furibondi con me perché non scoppio in singhiozzi seduta stante non inzuppo di lacrime la spalla paterna o materna che educatamente mi porgono.  Mi dice un amico: “Io sembro una persona forte, ma sarei stato assai meno coraggioso di te, sarei crollato già da un pezzo se avessi dovuto affrontare delle prove così dure…“. Traduzione mia: “Io sono un essere di sensibilità squisita e rara. Ma tu devi essere un autentico bruto se ancora sei in piedi dopo tutto quello che hai passato…”.

Forest è duro in questo libro, durissimo, eppure estremamente dolce. Ci sono due modi di raccontare Tutti i bambini tranne uno: da un parte l’infinita pazienza, l’accettazione (se così si può definire) di un destino segnato, dall’altra la volontà di smontare i falsi miti sulla malattia. Un desiderio che ho sentito mio quando il cancro ha investito la nostra famiglia, una volontà che malati, parenti e amici vorrebbero gridare in faccia a chi semplifica, racconta favole ma non conosce la realtà dei fatti. Ma non si fa. Non si fa perché è troppo difficile ammettere che il male colpisce buoni, cattivi, forti e deboli. Che alla fine la battaglia coinvolge tutti in modo diverso e l’esito non è quasi mai prevedibile.

E’ opinione comune che la volontà di vivere sia uno tra i fattori principali per guarire. Quelli che si battono trionfano. Quelli che rinunciano a lottare soccombono. Bisogna scriverlo nero su bianco: tutto ciò è puro mito. Gli studi psicologici non hanno mai messo in evidenza la minima correlazione tra, mettiamo, depressione e insorgenza del male. I cancerologi lucidi lo riconoscono senza difficoltà, in privato: pazienti dotati di volontà di guarire quanto una foglia morta o uno straccio per pavimenti reagiscono mirabilmente ai farmaci, il loro organismo in metastasi all’ultimo stadio risale la china; viceversa malati ammirevoli per coraggio e ostinazione vengono uccisi in poche settimane da un cancro fulminante. Regna dunque l’ingiustizia più radicale.

Tutti i bambini tranne uno - Philippe Forest - Fandango libriLa prima parte di Tutti i bambini tranne uno viene dedicata alla descrizione di Pauline, alla vita durante le cure, quella centrale ci lascia un po’ di respiro. Conosciamo Philippe come scrittore, le sue digressioni sugli autori ci permettono di lasciare per un po’ questo incubo per poi riprenderlo nella parte finale: senza sconti ma anche senza rabbia.

Forest smaschera la crudeltà degli incoraggiamenti: “Bisogna battersi, non lasciarsi andare”, “lanciarsi all’attacco del male”, come se i morti fossero colpevoli di non aver lottato abbastanza. Ma come si fa a battersi contro qualcosa che come corpo ha quello del malato?

La verità è che non  ci si batte contro la malattia. La malattia è un fantasma del quale non s’incrocia mai lo sguardo. Si riconosce solo dal suo lavorio di sega sui nervi, di macellaio nella carne. Non si può lottarle contro, afferrarla per le spalle, gettarla per terra, respingerla, colpirla. Non le si può sputare in faccia, non ha volto. Non le si possono gridare insulti, non ha orecchie. Non ha altro corpo se non quello che ormai condivide con il malato. La guerra che viene dichiarata non è gloriosa, è una necessità anonima e ripetitiva di farmaci, di raggi, di lame, nella quale il paziente non ha alcun ruolo.

Tutti i bambini tranne uno è…

Un libro sconvolgente. Per quanto ogni pagina faccia male, per me è stato impossibile fermarsi. L’ultima parte è difficile da accettare, anche se sappiamo fin dall’inizio che Pauline non se la caverà, le righe finali strappano il cuore. In Tutti i bambini tranne uno sembra che ci siano molti paradossi forzati… ma se si guarda più attentamente si scopre che sono i desideri che forse ci ritroverremmo a esprimere anche noi, che forse abbiamo espresso anche noi. I genitori vorrebbero che la malattia di Pauline durasse per sempre, così non morirebbe mai. L’anno più bello della loro vita è coinciso con la morte della bambina: non saranno mai più così uniti come allora. Il supporto delle persone intorno si trasforma in qualcosa di fastidioso, a tratti imbarazzante, finta generosità nascosta dall’egoismo.  Le frasi motivazionali per la lotta si mostrano in tutta la loro crudeltà. Forest smaschera, colpisce, disintegra i luoghi comuni, ci colpisce in faccia e ci accarezza con parole d’amore. Avrei voluto non finisse mai, che durasse almeno un secolo o due.

Non so a chi consigliare questo libro. Non ho figli e forse questo mi ha permesso di arrivare alla fine di una lettura dolorosa ma in cui mi sono ritrovata più di una volta. Consigliato per chi cerca storie vere che non fanno sconti a nessuno, nemmeno al lettore.

 

 

four-stars

Alcune note su Philippe Forest

philippe forest

Philippe Forest (Parigi 1962)è uno scrittore francese. Critico letterario e cinematografico, è autore di saggi sulla letteratura contemporanea (Storia di Tel Quel, Histoire de Tel Quel, 1995, nt) e di romanzi (Tutti i bambini tranne uno, L’enfant éternel, 1997; Per tutta la notte, Toute la nuit, 1999; Sarinagara, 2004; L’amore nuovo, Le nouvel amour, 2007; Il secolo delle nuvole, Le siècle des nuages, 2010) concepiti come strumenti di analisi autobiografica e di indagine di contesti culturali complessi. Nelle opere critiche più recenti ha indagato la relazione tra genere romanzesco e realtà: Il romanzo, il reale. Un romanzo è ancora possibile? (Le roman, le réel. Un roman est-il encore possibile?, 1999), Il romanzo, l’io. (Le roman, le Je, 2001), Il gatto di Schrödinger (Le chat de Schrödinger, 2013). Ha vinto il Premio letterario internazionale Ceppo Pistoia.

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