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RECENSIONE: L’isola di Arturo (Elsa Morante)

L'isola di Arturo - Elsa Morante - Einaudi
RECENSIONE: L’isola di Arturo (Elsa Morante)

L'isola di Arturo

Valutazione:
four-stars
Autore:
Pubblicato da:
Data uscita:
16/07/2014

Pagine:
398
Genere:
ISBN:
9788806222642
ASIN:
B00QBESCKE
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La trama

Il romanzo è un'esplorazione attenta della prima realtà verso le sorgenti non inquinate della vita. L'isola nativa rappresenta una felice reclusione originaria e, insieme, la tentazione delle terre ignote. L'isola, dunque, è il punto di una scelta e a tale scelta finale, attraverso le varie prove necessarie, si prepara qui, nella sua isola, l'eroe ragazzo-Arturo. È una scelta rischiosa perché non si dà uscita dall'isola senza la traversata del mare materno; come dire il passaggio dalla preistoria infantile verso la storia e la coscienza.

 – Gioiello –

L’isola di Arturo di Elsa Morante (Einaudi) è stato il primo libro letto con il gruppo L’isola di Morante. Il mio amore per questa scrittrice è scoppiato quando ho letto La storia. Non pensavo che avrei amato così tanto il libro di un’italiana (che terribile pregiudizio) eppure è successo. Ho deciso così di fondare un gruppo di lettura interamente dedicato a lei. Non potevo compiere scelta migliore.

L'isola di Arturo - Elsa Morante - EinaudiIl sondaggio ha eletto L’isola di Arturo e così mi sono immersa in questa Procida, che mi ha ricordato così intensamente la mia Liguria, e mi sono innamorata di Arturo Gerace, un ragazzino puro, buono, che venera il papà come se fosse un mito.

L’isola di Arturo è un romanzo molto lento, fortemente introspettivo e descrittivo. Lo dico subito perché non essendoci grandissimi colpi di scena, non potrò addentrarmi troppo nella trama e soprattutto voglio precisarlo perché non a tutti piace questo stile denso e lento che invece io ho amato da subito.

Morante ci accompagna dolcemente, successivamente non ci risparmierà la violenza, nella vita dei Gerace: Wilhelm (italo tedesco) e suo figlio Arturo vivono nel castello di Procida, lì, si sussurra che le donne non possano entrarvi perché la dimora è colpita da una maledizione.

Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu te ne andrai da un luogo all’altro, come se fuggissi di prigione, o corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perchè il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone, come una sirena. E potrai anche trovare qualche compagnia di tuo gusto, fra tanta gente che s’incontra al mondo; però, molto spesso, te ne starai solo. Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro.

Wilhelm è un padre distante, spesso in viaggio per lavoro abbandona Arturo a Procida. Questo ragazzino, cresciuto grazie alle cure amorevoli di Silvestro, mi ha fatto una grande tenerezza. La mamma è morta di parto e da allora Arturo non ha mai conosciuto l’amore di una donna. Nè una carezza dal padre, né un bacio, né un incoraggiamento. Arturo cerca di compiacere il papà in ogni modo ma riceve gesti e frasi sbrigative, nulla più.

Un ragazzino cresciuto nell’ignoranza e nella solitudine, eppure non è incattivito come il padre, anzi. Innamorato della vita, curioso, vivace e positivo, trascorre le sue giornate come se fossero piccole, grandi avventure.

Non è facile spiegare la figura di Wilhelm, misogino e anafettivo. Le privazioni vissute si ripercuotono su Arturo che cresce aspettando un amore che non viene dimostrato.

Dunque, pare che alle anime viventi possano toccare due sorti: c’è chi nasce ape, e chi nasce rosa…
Che fa lo sciame delle api, con la sua regina? Va, e ruba a tutte le rose un poco di miele, per portarselo nell’arnia, nelle sue stanzette. E la rosa? La rosa l’ha in se stessa, il proprio miele: miele di rose, il più adorato, il più prezioso! La cosa più dolce che innamora essa l’ha già in se stessa: non le serve cercarla altrove. Ma qualche volta sospirano di solitudine, le rose, questi esseri divini! Le rose ignoranti non capiscono i propri misteri.
La prima di tutte le rose è Dio.
Fra le due: la rosa e l’ape, secondo me, la più fortunata è l’ape. E l’Ape Regina, poi, ha una fortuna sovrana! Io, per esempio, sono nato Ape Regina. E tu, Wilhelm? Secondo me, tu, Wilhelm mio, sei nato col destino più dolce e col destino più amaro: tu sei l’ape e sei la rosa.

La tranquillità sull’isola viene interrotta dall’arrivo di Nunzia, la nuova moglie di Wilhelm. Una ragazzina poco più grande di Arturo che con la sua semplicità conquista il lettore e anche Arturo.

Se all’inizio il nostro protagonista la guarda con tenerezza e quasi con quel pizzico di ammirazione, d’altra parte il padre gli aveva detto che tutte le femmine erano brutte, dopo le cose cambiano. Quando Arturo capisce che l’amore del padre verrà diviso con lei viene accecato dalla gelosia.

Seguiamo così la crescita di Arturo che con gli occhi di bambino guarda il mondo e crede di comprenderlo. Forse la parte che ho amato di più è quando il nostro Gerace diventa un adolescente e si guarda indietro con malinconia e rimpianto. Quelli sì che erano tempi felici.

L’isola di Arturo ha la capacità non solo di farci calare nei panni di un bambino ma di farci comprendere gli scatti di violenza, le sofferenze di questo protagonista.

Qui Morante inserisce anche numerosi riferimenti alla mitologia:

Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell’antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli.

Ancora una volta Morante mi ha conquistato e la voce di Iaia Forte per l’audiolibro che ho ascoltato su storytel, è stata la ciliegina sulla torta.


L’isola di Arturo è…

Un gioiello. Morante racconta la purezza, i turbamenti di un ragazzino come nessun autore ha mai fatto (secondo me). Dirò una cosa che suona scontata, petulante, ma libri così non si scrivono più. L’isola di Arturo, non lo nascondo, a volte è faticoso, c’è un’attenzione allo stile maniacale. Ogni parola ha un certo peso e trova il suo posto in un incastro che permette di amare L’isola di Arturo prima ancora che per la storia, per la modalità in cui è narrata.

Morante va centellinata, digerita, amata.

Consigliato per chi è in cerca di una storia fortemente introspettiva, commovente e struggente.

Ringrazio tutte le persone che hanno letto con me questo libro, ne leggeremo altri e io sono molto grata per la loro compagnia. 

four-stars

Alcune note su Elsa Morante

Elsa Morante

Elsa Morante nasce a Roma nel 1912. Inizia molto giovane a scrivere favole, filastrocche e racconti per ragazzi pubblicati su diversi giornali, fra i quali il «Corriere dei Piccoli» e «Oggi». Una serie di questi racconti giovanili confluisce nel suo primo libro, Il gioco segreto, uscito nel 1941 e seguito l’anno dopo da Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina. Nel 1936 conosce Alberto Moravia, che sposerà nel 1941. Il suo primo romanzo è del 1948, Menzogna e sortilegio; il successivo, L’isola di Arturo , del 1957. Nel 1958 pubblica un libro di poesie, Alibi (ripubblicata nei «Supercoralli classici» nel 2004 con in appendice Quaderno inedito di Narciso e nel 2012 negli «ET Poesia»). Nel 1961 si separa da Moravia. Del 1963 è la raccolta di racconti Lo scialle andaluso, del 1968 Il mondo salvato dai ragazzini (ripubblicato da Einaudi nel 2006 e nel 2012), del 1974 il suo ritorno al romanzo con La storia, libro che ha un enorme successo. È un romanzo anche il suo ultimo libro, Aracoeli, del 1982. Dopo un lungo periodo di malattia muore a Roma nel 1985. Postumi sono usciti, da Einaudi come quasi tutti i suoi libri, il Diario 1938 e i Racconti dimenticati. Nel 2012 è uscito, sempre per Einaudi, L’amata. Lettere di e a Elsa Morante (Fuori Collana), curato dal nipote Daniele Morante; nel 2013 La serata a Colono (Collezione di teatro), suo unico testo teatrale, e Aneddoti infantili (L’Arcipelago). Nel 1970 Carmelo Bene, che lo considerava «il capolavoro della Morante, vertice della poesia italiana del Novecento», progettò di farne una versione cinematografica con Eduardo De Filippo, ma il progetto non andò in porto. Non è stato rappresentato per più di quarant’anni, fino alla messa in scena del 2013 con la regia di Mario Martone, Carlo Cecchi nella parte di Edipo e Antonia Truppo in quella di Antigone.
L’opera complessiva dell’autrice è raccolta in due volumi nei Meridiani Mondadori, a cura di Cesare Garboli.

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