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RECENSIONE: Pezzi (Giorgia Tribuiani)

Pezzi di Giorgia Tribuiani (Il Saggiatore)
RECENSIONE: Pezzi (Giorgia Tribuiani)

Pezzi

Valutazione:
four-stars
Autore:
Pubblicato da:
Data uscita:
27/03/2026

Pagine:
320
Genere:
ISBN:
8842835366
ASIN:
B0GTYRB361
Acquista:

La trama

Nello sperduto villaggio di G., l’inverno sembra arrivare sempre troppo presto, portando con sé inquietanti rivelazioni. Tutto comincia una mattina, quando diciassette merli si posano sulle scale della chiesa con un pacchetto fra le zampe. Dentro ci sono le falangi di un indice umano e il regolamento del «gioco dei pezzi»: tutti gli abitanti sono costretti a partecipare; i merli consegneranno giorno dopo giorno piccole porzioni di un corpo e gli altri dovranno indovinare a chi appartiene. Nessuno potrà lasciare il paese, né parlare del gioco con l’esterno. Basteranno cinque errori perché il misterioso mutilato venga ucciso. Un meccanismo semplice e crudele che precipita la comunità in un incubo.
Ognuno reagisce a modo suo, cercando di proteggere e controllare ciò che può, provando a capire quale sia la risposta all’enigma. Tutti, sotto l’occhio indagatore dei merli, riveleranno a poco a poco bassezze e involontarie verità: c’è il Sindaco, che nel tentativo di essere una vera guida mostra tutta la sua debolezza; il Sarto, che cerca di tenere segreta una relazione inconfessabile; e poi gli altri, ciascuno con desideri nascosti, rancori antichi e rimpianti silenziosi. Ma nessuno che riesca a ricordare chi manca all’appello. Intanto, nel buio del bosco, un uomo continua a cantare circondato da uccelli scuri, mentre sterilizza la sua roncola nel fuoco.
Con Pezzi Giorgia Tribuiani scrive una favola nera che richiama i roghi di Salem e le confessioni di Spoon River. Una storia corale sulla memoria come forma di responsabilità collettiva, che illumina le paure e le fragilità umane ma anche la solidarietà che può nascere in una situazione di estremo terrore.

 – Geniale –

Pezzi di Giorgia Tribuiani (Il Saggiatore) è un romanzo folle. Ho sentito parlare di questo libro quando era poco più di un’idea. Ho avuto la fortuna di partecipare ai corsi di scrittura della Bottega di narrazione ed è stata un’esperienza bellissima (ve ne parlo qui).

Proprio durante una delle lezioni Giorgia, che è una fantastica docente, ha raccontato il progetto che le frullava in testa e da allora una parte di me non ha fatto altro che aspettare questo romanzo. Come spesso accade però, una volta arrivato, avevo paura che non mi piacesse. Pezzi sembra quasi un thriller, un libro d’orrore e… non ero sicura che questa esperienza mi sarebbe piaciuta. Ho amato tantissimo Blu (leggi qui la mia recensione) e Guasti (leggi qui la mia recensione) e in maniera ancora diversa Padri (avanti leggi anche questa) ero quindi quasi sicura che il romanzo che avrei amato meno sarebbe stato Pezzi. E invece in questo romanzo c’è tutto quello che serve per farne un grande romanzo: la fragilità dei rapporti umani, la solitudine, gli intrighi, la tensione crescente, l’amarezza causata dalla sensazione di specchiarsi in un mondo che sembra lontano dal nostro solo all’apparenza.

Pezzi di Giorgia Tribuiani (Il Saggiatore)

Dieci regole, un macabro gioco e un mistero da svelare:

Regolamento

  1. Il gioco vuole di indovinare a chi gli apartiene il pezzo
    2. Tutte le persone che stanno dentro nel vilaggio devono perforza giocare
    3. Il pezzo va messo dove ogniuno lo possono vedere
    4. Se si rubba il pezzo e una penalita’
    5. Se si va via dal vilaggio e una penalita’
    6. Se il gioco viene detto a qualcuno che non e del vilaggio e una penalita’
    7. La risposta la si deve dare ai merli
    8. Se la risposta e giusta la persona dei pezzi e liberata
    9. Se date 5 risposte sbagliate la persona dei pezzi e uccisa
    10. Una penalita’ viene contata come se si sbaglia una risposta

Comincia proprio così Pezzi di Tribuiani. A turbare la tranquillità del paese di G. sono i prima i corvi, poi questo strano messaggio sgrammaticato e infine i resti di una persona. Gli abitanti non hanno scelta: dovranno giocare che lo vogliano o no. Di chi sono le due falangi umane? Chi manca all’appello? Chi potrebbe mai fare una cosa del genere?

Prima di andare avanti faccio una premessa. Per me sarà molto difficile parlarvi del libro senza parlare del finale, non solo perché secondo me è struggente e geniale, ma perché dà un senso a tutto il libro. Dimostra che il gioco non è soltanto un macabro gioco ma è qualcosa di più, è la prova della grettezza umana, la dimostrazione che il confine tra follia e normalità non è così netto, la fotografia dell’egoismo e dell’ipocrisia delle persone. Ma torniamo alla storia.

I pezzi che verranno recapitati di volta in volta servono a creare un puzzle, il puzzle di un uomo certo, chi è davvero che manca all’appello e perché nessuno riesce a capirlo?, ma anche il puzzle del villaggio, sotto ai nostri occhi cominciano a delinearsi tutti i personaggi e i loro comportamenti più beceri…

Pezzi di Giorgia Tribuiani (Il Saggiatore)

La cosa che mi ha colpito di più è che il vero protagonista del romanzo non è il mistero, ma il villaggio. Ogni nuovo ritrovamento incrina gli equilibri della comunità e mette a nudo paure, rancori, gelosie e piccoli egoismi che fino a quel momento erano rimasti più o meno nascosti. Tribuiani costruisce un vero e proprio esperimento sociale: cosa succede quando un gruppo di persone viene messo sotto pressione e costretto a trovare un colpevole? Mentre gli abitanti formulano ipotesi, sospettano gli uni degli altri e cercano disperatamente una risposta, anche il lettore finisce per fare lo stesso. Si gioca insieme a loro, ci si convince di aver capito tutto e poi si cambia idea poche pagine dopo. A rendere tutto ancora più coinvolgente è l’atmosfera. I merli che osservano dall’alto, il bosco che sembra inghiottire ogni cosa, il silenzio del paese e quel regolamento scritto in un italiano sgrammaticato creano una tensione costante. Non è un horror costruito sul sangue o sulle scene macabre: è un’inquietudine sottile che cresce pagina dopo pagina e che ti accompagna fino all’epilogo.

Ed è proprio il finale a dare un significato nuovo a tutto quello che abbiamo letto. Alcuni dettagli disseminati lungo il romanzo acquistano improvvisamente un altro valore e ci si rende conto che la domanda non è soltanto “di chi sono i pezzi?”, ma anche come sia possibile che un’intera comunità non riesca a vedere ciò che ha sempre avuto davanti agli occhi. È in quel momento che Pezzi smette definitivamente di essere un thriller e diventa un romanzo che parla di emarginazione, memoria, responsabilità collettiva e della fragilità dei rapporti umani.

Tribuiani scrive un altro romanzo spiazzante, originale, indimenticabile.


Pezzi è…

Geniale, pazzesco. Tribuiani è bravissima a caricare la tensione e a farla esplodere nel finale che mi ha veramente commosso. Però non ho dato cinque stelle perché devo essere sincera, a metà ho cominciato ad arrancare. L’idea che tutti i personaggi non abbiano un nome ma siano legati alla professione è funzionale (e di nuovo geniale) ma è anche faticoso. Pezzi non è certo una lettura scorrevole, bisogna impegnarsi, calarsi nell’atmosfera ed essere disposti a giocare. O forse no, non abbiamo scelta, il gioco è iniziato già nella prima pagina.

Consigliato per chi è in cerca di una lettura spiazzante, avvincente e decisamente perturbante. L’eventuale fatica verrà ripagata, fidatevi di me. Ne approfitto per ringraziare Giorgia (e il Saggiatore) per avermi regalato la copia.

(Sono distrutta se ci sono dei refusi o errori vari perdonatemi)

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four-stars

Alcune note su Giorgia Tribuiani

Giorgia Tribuiani

Giorgia Tribuiani è nata ad Alba Adriatica e vive a Pescara. Dopo la laurea in Editoria e giornalismo e un master in Marketing e comunicazione, ha collaborato con testate giornalistiche e agenzie di stampa e curato la comunicazione online per alcune multinazionali. Attualmente lavora come docente di Scrittura creativa presso la Bottega di narrazione, diretta da Giulio Mozzi. Ha esordito nel 2018 con il romanzo Guasti, edito da Voland. Con Fazi Editore, nel 2021 ha pubblicato Blu.

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