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RECENSIONE: Un romanzo russo (Emmanuel Carrère)

Un romanzo russo - Emmanuel Carrere - Adelphi
RECENSIONE: Un romanzo russo (Emmanuel Carrère)

Un romanzo russo

Valutazione:
four-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
08/05/2018

Pagine:
285
Genere:
ISBN:
9788845932717
ASIN:
B07CP1RNM9
Acquista:

La trama

«La follia e l'orrore hanno attanagliato la mia vita» scriveva Carrère presentando "Un romanzo russo" ai lettori francesi. «Di questo, e di nient'altro, parlano i miei libri». Un giorno, però, dopo aver concluso la stesura dell'Avversario, alla follia e all'orrore decide di sfuggire. Trova un nuovo amore e accetta di realizzare un reportage su un prigioniero di guerra ungherese dimenticato per più di cinquant'anni in un ospedale psichiatrico russo. Arriva così in una cittadina a ottocento chilometri da Mosca, dove tornerà poi una seconda volta, ad aspettare, quasi in agguato, che accada qualcosa. Qualcosa accadrà: un delitto atroce. La follia e l'orrore l'hanno dunque «riagguantato». Anche nella vita amorosa: un racconto erotico scritto per gioco, per «fare irruzione nel reale», precipita lui e la sua compagna in un incubo destinato a devastare le loro vite e il loro amore. Nel frattempo, il viaggio in Russia ha messo fatalmente in gioco le sue origini e il suo rapporto con la lingua della madre - e così Carrère comincia a indagare su quello che, non solo implicitamente, gli «è stato proibito raccontare»: la storia del nonno materno, il quale, dopo un'esistenza segnata dal fallimento e dalle umiliazioni, è scomparso nell'autunno del 1944, ucciso probabilmente per aver collaborato con l'occupante. «E il segreto di mia madre, il fantasma che ossessiona la nostra famiglia». Per esorcizzare quel fantasma lo scrittore compie «un oscuro percorso nell'inconscio di due generazioni», che lo porterà alla resa dei conti con un retaggio «di paura e di vergogna» e al tempo stesso alla riconciliazione con l'incombente genitrice - e marcherà la disfatta (sia pur soltanto provvisoria) di quel nemico ghignante, crudele e mostruoso che da sempre lo assedia.

– Crudele –

Un romanzo russo - Emmanuel Carrere - AdelphiUn romanzo russo di Emmanuel Carrère (Adelphi) è un libro che ho amato molto. Ho cominciato ad ascoltarlo su Storytel mentre aspettavo l’uscita di Yoga. Questi sono due libri molto diversi tra loro eppure hanno molti punti di contatto. L’uomo che esce da questi due romanzi all’apparenza non è lo stesso: Yoga suona come una richiesta di aiuto, Un romanzo russo anche, ma solo per chi ha avuto la pazienza di grattare sotto a un muro di egocentrismo e arroganza.

Un romanzo russo è un contenitore molto ampio: si intrecciano tantissime storie. Quelle di un sopravvissuto, quelle di un omicidio e quella del nonno materno di Carrère, un fantasma ingombrante con cui fare i conti. Ma soprattuto Un romanzo russo è il racconto di un viaggio verso le proprie origini.

Ho capito che se la storia dell’ungherese mi ha sconvolto tanto è perché in un certo senso è come la realizzazione di quel sogno. Anche lui scomparso nell’autunno del 1944, anche lui schierato dalla parte dei tedeschi. Ma lui, cinquantasei anni dopo, è tornato. E’ tornato da un posto che si chiama Kotel’nic, dove sono stato e dove immagino mi toccherà tornare. Perché ormai per me Kotel’nic è il posto dove sta chi è scomparso

Emmanuel parte infatti alla volta di Kotel’nič, un paesino sperduto e povera della Russia per ritrovarsi e fare pace con le proprie origini. Ma Un romanzo russo non è solo questo, è anche un racconto d’amore. Lo scrittore racconta la sua storia tormentata con Sophie e le regala un racconto erotico che verrà pubblicato su Le Monde e che si trasformerà in un vero e proprio incubo.

Quella di Carrère è una lotta, un modo per uscire da una prigionia invisibile ma reale:

Anche io, in un certo senso, sono lì. Ci sono stato per tutta la vita. Per descrivere la mia condizione ho sempre fatto ricorso a storie di questo tipo. Le ho raccontate a me stesso, da bambino, poi le ho raccontate agli altri. Le ho lette nei libri, poi ho cominciato a scrivere libri. E per molto tempo mi è piaciuto. Ero felice di quella sofferenza che apparteneva soltanto a me e faceva di me uno scrittore. Oggi non voglio più saperne. Non voglio più sentirmi prigioniero di un copione triste e immutabile, né ritrovarmi, quale che sia il punto di partenza, a intessere storie di follia, gelo, prigionia, a progettare la trappola in cui presto o tardi cadrò.

Un romanzo russo - Emmanuel Carrere - AdelphiIn realtà Un romanzo russo è una lettura molto particolare, credevo che l’inizio della storia non mi avrebbe portato a conoscere il rapporto di Carrère con la madre, con la compagna con i demoni chiamati depressione (tema che poi verrà sviluppato in maniera più approfondita in Yoga). Il lettore non sa mai cosa aspettarsi mentre legge questo… diario.

Come in Vite che non sono la mia, Carrère intreccia la sua vita con quella di perfetti sconosciuti. Un esperimento che funziona benissimo e no, non stanca mai.

Quindi di cosa parla Un romanzo russo?

Ho voluto raccontare due anni della mia vita, Kotel’nič, mio nonno, la lingua russa e Sophie, nella speranza di riuscire a catturare qualcosa che mi sfugge e mi tormenta. Ma ancora oggi questo qualcosa mi sfugge e mi tormenta.

E alla fine quell’uomo arrogante, egocentrico, si spoglia di fronte a noi. Mostra le sue fragilità e chiede aiuto.

Io che prego continuamente di essere liberato, mi dico che scrivere in russo è come comprare il biglietto per dare a Dio la possibilità di salvarmi.

Ma non ci si può salvare da se stessi. E Carrère all’inizio così concentrato su se stesso e sui propri progetti non si rende conto dell’allentamento di Sophie, se non quando sarà troppo tardi.

Non voglio che tu muoia, ma voglio uccidere l’amore che ho per te, mi fa soffrire troppo.

Cominceranno così pagine tormentate e un gioco crudele ma avvincente. Si può perdonare un tradimento? Le pagine del racconto erotico sono godibili ma non credo che avrei voluto che il mio compagno mi facesse un regalo così… inquietante. Emerge sì l’amore di Carrère per Sophie ma anche un malsano desiderio di controllo: vuole ad ogni costo che prenda quel treno, che si comporti in un certo modo e no, non è amore questo.

Lo so, arrivati fino qui non avete ancora chiara la trama ed è giusto così. Ogni capitolo sarà una sorpresa, ogni vicenda lontana da Carrère sarà un tassello per ricomporre il carattere e il tormento di un uomo sì pieno di sé ma anche estremamente fragile.

La scrittura è come al solito cruda e diretta, stile che di solito non apprezzo,  ma io non posso farci niente, amo questo scrittore con tutti i suoi limiti e le sue grandezze. Lo amo come si amerebbe una persona di famiglia. Un romanzo russo è finora il mio preferito.


Un romanzo russo è…

Crudele. La gelosia di Emmanuel per Sophie provoca un male fisico. Ma è crudele anche il destino di chi viene dimenticato, di chi viene ucciso… non c’è pietà in Un romanzo russo. tutto viene fotografo, osservato e giudicato.

Impossibile smettere di leggere, impossibile non amare questo libro che contiene storie diverse che danno vita a una confessione autobiografica. Ho amato tutto, anche le parti apparentemente noiose, o comunque più lente.

quando ho un blocco o una forte stanchezza Emmanuel viene sempre in mio soccorso. Mi parla e io so ascoltare. mi basta questo.

consigliato per chi è in cerca di qualcosa che sfugga alle categorizzazioni, per chi vuole leggere racconti, per chi è in cerca di un romanzo per chi ama o odia Carrère, qui troverà materiale per parlarne bene o male.

four-stars

Alcune note su Emmanuel Carrère

Emmanuel Carrère

Emmanuel Carrère è scrittore, regista e sceneggiatore francese.
Laureato all’Istituto di Studi Politici di Parigi, è figlio di Louis Carrère e della sovietologa e accademica Hélène Carrère d’Encausse, prima donna ad essere eletta nell’Académie française, figlia di immigrati georgiani che fuggirono la Rivoluzione russa.
I suoi esordi sono stati nella critica cineatografica, per «Positif» e «Télérama». Il suo primo libro, Werner Herzog, un saggio, è stato pubblicato nel 1982.
Il suo esordio come romanziere risale invece al 1983: è L’amico del giaguaro, pubblicato da Flammarion. Il successivoBravura (1984, in Italia pubblicato nel 1991 da Marcos y Marcos), invece, è stato pubblicato da POL, editore con il quale da allora non ha più interrotto i rapporti. Nel 1986 è uscito Baffi (da cui nove anni dopo lo stesso Carrère ha tratto l’omonimo film), nel 1988 Fuori tiro, nel 1995 La settimana bianca, nel 2000 L’avversario, nel 2002 Facciamo un gioco, nel 2007 La vita come un romanzo russo, nel 2009 Vite che non sono la mia e nel 2012 Limonov (con il quale vince il Prix Renaudot).
Tradotta in Italia dal 1996 al 2011 per l’editore Einaudi, che ne ha pubblicato 5 titoli, l’opera di Carrère viene rilanciata nel 2012 da Adelphi con la biografia del controverso personaggio Limonov, finalmente bestseller di vendite, e la ripubblicazione delle opere precedenti.
Nel 2015 sempre per Adelphi esce Il regno, a cui seguono A Calais (2016), Io sono vivo, voi siete morti (2016), Propizio è avere ove recarsi (2017), Un romanzo russo (2018).

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1 COMMENTO

  • Roberta

    Considero splendida questa recensione, davvero esaustiva. Offre pensieri che sicuramente sollecitano la curiosità nei confronti della scrittura di Carrere e accompagnano riflessioni personali di chi ha già letto i suoi libri.
    Io sono incantata da Carrere, scrittore che riesce a prendere per mano in ogni pagina il lettore, accompagnandolo con maestria nei viaggi della sua vita.

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