
Mentre siamo morti

La trama
Sedici racconti che formano quasi un romanzo a ripercorrere la storia di una famiglia operaia negli anni opprimenti della fine del franchismo. Un figlio, una madre e un padre, e alcuni animali (tutti esperti in evasioni): la narrazione ruota attorno a questa manciata di personaggi, a volte con toni da racconto dell’orrore, a volte da commedia. Comincia con l’uccisione di un cane e termina con la sepoltura di un padre, e nel mezzo esplora la rabbia infantile, le tensioni domestiche, le molteplici forme che la violenza assume nel nostro mondo, il desiderio di sottrarsi alle limitazioni di classe, e anche l’amore. José Ovejero dispiega la sua prosa chiara e spietata in un’opera che, a partire da una prospettiva intima, dipinge il ritratto collettivo di una Spagna in bianco e nero, con aspetti tragici ma anche dettagli umoristici o ironici. Nessuno può considerarsi escluso da questo piccolo universo di racconti terrificanti: se fa male è perché è successo anche a noi.
– Ipnotico –
Mentre siamo morti di Josè Ovejero (Voland edizioni) è un romanzo formato da sedici brevi, folgoranti e malinconici racconti. Di questo autore ho letto solamente un romanzo: Fumo (LEGGI QUI la mia recensione) e devo dire che ho apprezzato molto di più Mentre siamo morti. Mi è piaciuta l’idea di dare vita a un romanzo costruendolo con racconti all’apparenza scollegati ma tenuti insieme da una storia familiare tormentata e a tratti drammatica.
Siamo in Spagna e l’era del franchismo è appena finita. Ci sono macerie da ricostruire, libertà da assaporare e ferite da ricucire. Ovejero ha uno stile pulito, preciso. No, non dirò asciutto, tranquilli! Si vede che le parole sono state scelte con cura e hanno tutto un loro peso specifico. Non ci sono fronzoli perché a volte la realtà è fin troppo dura da sopportare.
C’è tantissima violenza in Mentre siamo morti, c’è il rapporto complesso con il padre, con i membri della famiglia e persino con gli animali che intraprendono progressivamente la via della follia.
I padri picchiavano i figli perché non sapevano cosa fare con loro. Come noi picchiavamo i più deboli della classe, ridevamo di loro, li torturavamo nella misura delle nostre possibilità.
Il protagonista del romanzo, o meglio Ovejero, racconta di aver smesso presto di giocare con il padre, l’angoscia di farsi trovare impreparato o di farsi picchiare per una distrazione è insopportabile. In questi racconti emerge la brutalità dell’infanzia vissuta, la competizione nell’umiliare i più deboli e ancora la gelosia del padre…
Scrivere è ricordare proprio ciò che vorremmo dimenticare ad ogni costo. Scrivere è travestire le cose per poter vedere il loro volto reale.
Ci sono lutti, dolori che sembrano insormontabili e un’incomunicabilità difficile da scalfire:
Non sono andato al funerale di mia nonna. Non ho potuto. Non ho voluto.
Non bisogna affezionarsi a nessuno perché così non ti fa male quando soffrono. È la cosa più prudente.
I sedici racconti di Mentre siamo morti compongono un puzzle malinconico e un romanzo frammentato in cui il tempo non segue una direzione lineare. Ci sono ritratti familiari commoventi, a tratti buffi e c’è la scalata sociale della famiglia. Il racconto che ho amato di più però è quello dello zio Angel, tanto detestato dal fratello, tanto amato dal nipote. Un nipote in grado di leggere il dolore dietro alla facciata di sorrisi, intemperanze e scelte discutibili.
Impossibile però dividere scrittura e realtà. I ricordi si mescolano a episodi di finzione, la letteratura entra con prepotenza nella memoria di Ovejero e il lettore non sa più cosa sia reale e cosa no. Ma ha davvero importanza? Ovejero ha vissuto tutte le vite raccontate, scritte, sfiorate. Un elefante cade alla stessa velocità di una piuma ne è la prova (leggendo capirete).
Poco più di 150 pagine che scivolano via lasciandoci addosso un senso di inquietudine e il bisogno di leggere di più, di sapere di più. Mentre siamo morti è una storia di fantasmi, i fantasmi che ci tormentano, che tornano a farci visita sono il motore della vita e della letteratura.
Senza di loro non sono. Ciò che succede a loro mi modella, deforma, ingigantisce, schiaccia. Perciò, sebbene pretenda che siano una finzione, tutte le storie del prossimo racconto sono successe a me. Per quanto le deformi in modo che non mi assomiglino. Tutte le storie. Tutte. Lo giuro.
E forse è proprio qui che sta la grandezza di Ovejero.
Mentre siamo morti è…
Ipnotico. Difficile staccarsi… e non avrei voluto farlo. Mentre siamo morti è anche violenza, malinconia, rabbia e ironia. Ho fatto un po’ di fatica all’inizio perché a me piacciono i giri di parole, ma devo dire che poi sono rimasta conquistata.
E a volte come Ramiro mi chiedo anche io: “Avete mai pensato che potemmo essere morti?” e forse ci stiamo muovendo in questo grande, confusionario aldilà alla ricerca di qualcosa, di nuove e vecchie storie, di ricordi veri e inventati. O forse se fossimo davvero morti sentiremmo la lontananza da ogni cosa… forse significa questo essere morti.
Consigliato per chi è in cerca di una storia coinvolgente, originale e per chi ama i racconti. Chi non li ama si ricrederà.
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