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RECENSIONE: La fabbrica delle bambole (Elizabeth Macneal)

La fabbrica delle bambole - Elizabeth Macneal - Einaudi
RECENSIONE: La fabbrica delle bambole (Elizabeth Macneal)

La fabbrica delle bambole

Valutazione:
three-half-stars
Autore:
Illustratore:
Pubblicato da:
Data uscita:
08/10/2019

Pagine:
400
Genere:
ISBN:
9788858432266
ASIN:
B07YLS81NB
Acquista:

La trama

Giorno dopo giorno Iris Whittle siede nell'umido emporio di bambole di Mrs Salter e, china sui visi di porcellana in lavorazione, dipinge schiere di boccucce e occhietti tutti uguali. Ma la notte esce di soppiatto dal letto, scende in cantina, tira fuori colori e pennelli e riversa sulla carta la sua passione per la pittura. La tecnica è primitiva, certo, la famiglia e la società contrarie, e perfino la sua gemella Rose, un tempo sua complice ma ora esacerbata da un male che l'ha deturpata per sempre, le è ostile. E c'è quel leggero difetto della spalla a consigliarle di cercarsi un buon marito e accontentarsi di quel che ha.
Ma lo spirito di Iris è indomito, la sua vocazione prepotente e, quanto alla presenza femminile nell'arte pittorica, non esiste forse il precedente di Lizzie Siddal, pittrice oltre che modella di John Everett Millais e Dante Gabriel Rossetti, esponenti di quella cosiddetta «Confraternita dei Preraffaelliti» che fa tanto parlare di sé? Quando Louis Frost, un altro membro della stessa cerchia, le chiede di posare per lui, Iris, in spregio a ogni convenzione del decoro vittoriano, accetta, ma solo in cambio di lezioni private di pittura.
Per lei si aprono nuovi orizzonti: la libertà per sé e quelli che ama, da sua sorella Rose al generoso monello di strada Albie, l'arte, l'amore, molti incontri importanti, alcuni insospettati. Passeggiando in quella tumultuosa fucina di novità che è il cantiere per la Grande Esposizione di Hyde Park, la sua figura singolare cattura lo sguardo di un passante fra i molti. È Silas Reed, tassidermista di poco conto e grande ambizione, con un morboso attaccamento per le cose morte e una curiosa predilezione per ciò che è imperfetto.
Silas, Iris, Louis, il monello Albie, le prostitute del bordello, i clienti della taverna, i pittori preraffaelliti danno vita a un romanzo storico vividissimo e carico di tensione che appassionerà i lettori di Jessie Burton e Sarah Perry.

  •  -Intrigante –

La fabbrica delle bambole di Elizabeth Macneal (Einaudi) mi ha traportato in un altro mondo. Leggerlo è stato come immergermi in una fiaba antica e anche un po’ oscura.

La fabbrica delle bambole - Elizabeth Macneal - EinaudiMacneal è bravissima nel ricreare l’atmosfera ottocentesca della Londra che si prepara per la Grande Esposizione del 1851. Questa è un’epoca ricca di spunti e contraddizioni (ma quale periodo storico alla fine non lo è?). Arte e miseria si mescolano alla perfezione ne La fabbrica delle bambole.

La nostra protagonista è Iris Whittle, insieme alla gemella Rose, lavora in un emporio di bambole. Il loro compito è dipingere i volti di porcellana, a volte le graziose – e diciamolo inquietanti- bambole andranno in dono a bambine felici, altre volte saranno ricordi per i bimbi che non ci sono più. Ma se di giorno Iris dipinge in una bottega in vetrina, la notte dà sfogo alla propria creatività realizzando ritratti. La passione per la pittura l’ha sempre accompagna fin da bambina, ma è una passione che deve tenere nascosta… specialmente al soggetto dei suoi ritratti: Rose. La sorella gemella è rimasta sfigurata e cieca da un occhio a causa di una malattia. Il rapporto tra loro è radicalmente cambiato quando Rose è rimasta deturpata. Iris è il simbolo di ciò che lei avrebbe potuto essere.

Ma nemmeno Iris è perfetta, completamente lontana dai canoni ottocenteschi, è una bellezza particolare, alta e asimmetrica. Sì perché ha la clavicola storta. L’osso è stato danneggiato durante il parto e così dalla nascita Iris si trascina questa imperfezione che però ha imparato ad accettare con una serenità disarmante.

La fabbrica delle bambole - Elizabeth Macneal - EinaudiLa sua bellezza algida viene notata da due uomini. Anche qui si tratta di persone all’opposto: Silas e Louis Frost. Il primo è un tassidermista chiaramente disturbato. Da piccolo è rimasto folgorato, o meglio dire ossessionato, dal cranio di un animale in decomposizione, una volpe. Da allora questa inquietante passione è diventata un mestiere e Silas si guadagna da vivere imbalsamando animali, farfalle e sperando che un giorno il mondo si accoga del suo talento. Quando si imbatte in Iris  rimane folgorato e i suoi capelli rossi diventano una fissazione.  I passi in cui Silas immagina conversazioni e azioni con Iris sono da brividi lungo la schiena.

Dall’altra parte Louis è un pittore emergente e in Iris ha visto la sua regina, il volto del dipinto che presenterà alla Grande Esposizione. Ed è qui che prende vita il romanzo. Louis la convincerà a posare e noi assisteremo alla trasformazione di Iris che romperà ogni legame con la  famiglia pur di inseguire il proprio sogno: dipingere.  Bisogna tenere conto del fatto che siamo nel 1851 e non è così semplice per una donna scegliere di fare la modella,  o peggio ancora la pittrice.

Ma le ore scorreranno veloci nello studio di Louis tra pose e lezioni di pittura e Iris rimarrà conquistata da un mondo in cui l’arte è la vera bussola.

Lei comincia a vedere il mondo come una tela: le rapide dita della moglie di un pescatore che eviscera aringhe potrebbero essere immortalate su un foglio. Il modo in cui il coltello, appena seghettato, scintilla alla luce del fuoco di carbone accesoalle sue spalle. Servirebbe una punta di robbia mescolata a gommagutta, anche un accenno di blu oltremare per dare l’idea del metallo argenteo, e poi le sue stesse unghie, bianche fino alla carne viva, cinque piccoli specchi opachi – l’idea di movimento data dal braccio, dai capelli che si sollevano al vento. Eppure Iris ha paura di dipingere qualcosa di così reale, così vero, e allora continua a disegnare la mano di marmo all’infinito.

Tra parole d’amore sussurrate, legami familiari destinati a non spezzarsi e cadaveri di animali e insetti, Macneal ci scaraventa dentro un mondo oscuro ma  pur sempre illuminato dai poeti preraffaelliti. Ne La fabbrica delle bambole non mancheranno incomprensioni, ostacoli e un’alta dose di souspance. Lo ametto non ero abituata e le ultime pagine sono state una tortura: mi sono divisa tra curiosità vorace e timore. Questa è una favola, ma ho precisato che è oscura e il lieto fine non è assicurato.


La fabbrica delle bambole è…

Intrigante. Mi piace il gioco dell’autrice con i contrasti. I capitoli si alternano, tra i sogni di Iris e Louis, e quelli oscuri di Silas. A noi sembra impossibile che i due non si accorgano del pericolo ma… non voglio dirvi troppo.

La fabbrica delle bambole è un esordio e sono rimasta molto colpita perché il libro è completo. Ha un quadro storico e artistico particolarmente approfondito, e anche i personaggi sono ricchi di sfumature. Atmosfera leggera e cupa si mescolano dando vita a un romanzo dinamico e scorrevolissimo.

Consigliato per chi ha voglia di lasciarsi alle spalle la quotidinianità. Qui tutta la vostra attenzione sarà concentrata su Iris e arriverete alla fine in un battibaleno…

three-half-stars

Alcune note su Elizabeth Macneal

Elizabeth Macneal

Elizabeth Macneal è nata a Edimburgo e vive a Londra. È scrittrice e ceramista. Ha studiato Letteratura inglese alla Oxford University e si è specializzata alla University of East Anglia. La fabbrica delle bambole ha vinto il Caledonia Novel Award 2018, è stato inserito nella top ten del Sunday Times.

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