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RECENSIONE: Jón (Ófeigur Sigurðsson)

Jon - Ofeigur Sigurosson - Safarà
RECENSIONE: Jón (Ófeigur Sigurðsson)

Jón

Valutazione:
three-half-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
19/03/2020

Pagine:
208
Genere:
ISBN:
9788832107210
ASIN:
B085LPQQ4N
Acquista:

La trama

"Jón" è il romanzo basato sulle leggendarie missive che il pastore protestante islandese Jón Steingrímsson invia alla moglie Þorunn, incinta del loro bambino, mentre percorre un'Islanda sconvolta dalle furiose esplosioni del vulcano Katla. L'uomo, accusato dell'omicidio del precedente marito della donna, cerca rifugio in una grotta; in questo paesaggio devastato incontrerà, oltre alle nubi grigie di cenere e lapilli, una singolare bellezza nel risveglio feroce della natura e bizzarri compagni di viaggio, che faranno germogliare in lui la speranza di una nuova vita con l'avvento della primavera, quando potrà accogliere tra le sue braccia Þorunn e il figlio in procinto di nascere. L'epica vicenda del pastore Jón, realmente esistito, è una delle più conosciute e raccontate in Islanda, e viene interpretata da Ófeigur Sigurðsson in un romanzo che gli è valso il Premio Europeo per la Letteratura.

-Poesia –

Jon - Ofeigur Sigurosson - SafaràJón  & le missive che scrisse alla moglie incinta mentre svernava in una grotta & preparava il di lei avvento & dei nuovi tempi di Ófeigur Sigurðsson (Safarà editore) è un libro che ho sentito l’urgenza di leggere. Dopo aver letto un bellissimo articolo su Tuttolibri ho capito che Jón sarebbe stata una sfida che non volevo perdere.

Il protagonista di questo romanzo composto da missive, è il pastore protestante islandese Jón Steingrímsson. Un personaggio che ci sembra alquanto bizzarro e che scrive alla moglie incinta descrivendole paesaggi, stati d’animo, ricordi e riflessioni sulla teologia.

Premessa doverosa: Jòn non è un romanzo semplice, ho dovuto tornare su certe frasi o su intere lettere più di una volta per comprenderle a fondo. Bisogna essere concentrati quando si decide di intraprendere un viaggio in Islanda in epoca settecentesca e non ci si può distrarre nemmeno un attimo.

Jon - Ofeigur Sigurosson - SafaràIl pastore (persona realmente esistita) si muove in un paesaggio che definiremmo apocalittico e meraviglioso allo stesso tempo. Difficile spiegare le emozioni che suscita nel lettore la vita di Jòn che ha deciso di osservare da vicino  le eruzioni del vulcano Katla durante l’inverno del 1700.

Il protagonista, che sembra avere un passato oscuro,  è stato accusato di aver ucciso il primo marito della donna che ama ed è stato costretto a fuggire dall’altra parte dell’isola. Abbandonando così la vita conosciuta fino a quel momento. Nelle lettere saltuariamente si lascia andare a parole d’amore per chi lo aspetta, ma soprattutto fotografa un mondo in cui oggi diremmo: “Il distanziamento sociale è la regola”. Sì perché Jòn è un uomo in fuga, ma prima di tutto è un uomo che si prepara a vivere in un mondo completamente nuovo. In un certo senso è a caccia di spiegazioni e nuove regole per donarle alla sua famiglia.

Qui nella regione meridionale il Katla erutta fuoco e lapilli sulla valle della Mýrdalur, dal cielo cadono sabbia e cenere in quantità, fino a oscurare l’aria in pieno giorno. Oltre a ciò piove e tira vento e nevica, e quando tutto si combina è come se dalla cappa di cenere piovesse denso inchiostro. Poi la poltiglia s’indurisce sul suolo nel gelo e nel vento, così l’intero distretto è come rivestito di rame. Le distese sabbiose sono livellate in guisa uniforme come accade spesso negli inverni più nevosi, e i grossi cumuli neri trasformano il paese in una landa deserta d’un verde brunito. La cenere s’alza col vento e s’insinua in ogni pertugio rovinando le scorte alimentari. Gli animali mal sopportano questa foschia e gli occhi bruciano a tutti. Con la giustizia di Dio tutto ciò si placherà e volerà via e sarà mondato di nuovo, e ci ritroveremo ancora sui delicati pascoli di primavera. Allora m’infilerò un tarassaco nel cappello e ti bacerò!

In quella grotta in cui si rifugia insieme al fratello, descrive un mondo in cui sembra impossibile sopravvivere, come quello di oggi quando il virus spadroneggiava per le strade,  eppure ne è attratto come una calamita.

È opinione di tutti che mai si sia verificata un’eruzione tanto potente in precedenza, che mai prima si sia deposto un tale deserto di sabbia nera sulle campagne, e che mai i fiumi si siano riempiti con tanta veemenza. L’incessante vento di burrasca sposta il grosso della cenere verso oriente su Tunga e Siða.

In un mondo che io mi sarei immaginato tutto bianco, Jòn coglie decine di sfumature e ce le restituisce in tutta la loro tremenda e pericolosa bellezza.

Jon è…

Poesia. In  questo romanzo ci sono diversi stili, l’autore è bravissimo a calarsi nella parte del Pastore del fuoco e la sua scrittura ricca e dal sapore antico a volte ci mette a dura prova, ma la fatica viene ripagata. Jòn non potrebbe essere scritto in un altro modo.

L’ho trovato così attuale e così vicino a me che ho preso questa lettura come un segno del destino: ho trovato poesie dentro le lettere. Io, proprio in questi mesi ho avuto il coraggio di affacciarmi sul mondo della poesia. Non solo, abbiamo vissuto da reclusi come Jòn sognando il momento in cui avremmo riabbracciato chi amiamo

Son tempi amari, Þórunn, tu a Frostastaðir, io a Hellar, tra di noi gli altipiani intieri, il Katla sputa per aria le viscere di questo deserto, tanto che solo in Dio potremo unirci sovrastando la vastità smisurata.

Sono tempi amari, sono tempi che ci hanno lasciato una grande lezione da imparare.

Consigliato per i lettori che hanno voglia di impegnarsi, concentrarsi, immedesimarsi. Jòn sarà un compagno di viaggi così vicino a voi, che vi farà impressione.

three-half-stars

Alcune note su Ofeigur Sigurdsson

Ofeigur Sigurðsson

Ófeigur Sigurðsson è nato a Reykjavík nel 1975 e ha pubblicato sei raccolte di poesie e due romanzi. Ha conseguito la laurea presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università d’Islanda nel 2007 con una tesi sul tabù e la trasgressione nelle opere di Georges Bataille. Ha cambiato spesso professione, lavorando ad esempio come guardiano notturno in un hotel e come lavoratore portuale. È traduttore di narrativa e autore radiofonico per programmi dedicati alla letteratura, ed è in prima linea in un movimento poetico che ha recentemente contribuito a rimodellare la forma della poesia islandese. Nel 2011 ha vinto il Premio Europeo per la Letteratura con Jón, che, insieme al suo secondo romanzo Öræfi, sono stati tradotti in più di dieci lingue. Con Öræfi ha vinto il Book Merchant’s Prize nel 2014 e l’Icelandic Literature Prize nel 2015.

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