
Bubuš

La trama
Cosa succede quando ci si innamora di un poeta beatnik ex alcolizzato affascinante ma anche patologicamente egocentrico e possessivo? E quali saranno le conseguenze se per amor suosi acconsentirà a trasferirsi d'impulso da Berlino a San Francisco? Con spumeggiante umorismo Julia Kissina racconta la storia di una passione tanto strampalata quanto irrefrenabile, in nome della quale la protagonista è disposta a lasciarsi tutto alle spalle, perfino un figlio adolescente schizofrenico e un tranquillo fidanzato surfista. E a confrontarsi non solo col fantasma di una suocera gelosa scampata alla Shoah, ma anche con la realtà di un'America ben lontana dalle proprie aspettative. Un romanzo brillantemente dissoluto e tragico che si dipana dagli orrori del xx secolo ai giorni nostri.
– Irresistibile –
Bubuš di Julia Kissina (Voland edizioni) è stata una scoperta bellissima. Un romanzo tormentato, onirico, spaventosamente reale per chiunque abbia sperimentato una relazione tossica. Ma è qualcosa di più, è un racconto originale dallo stile sorprendente e incalzante. Una storia che credo non dimenticherò molto facilmente.
Sono tantissimi i passaggi che ho sottolineato di Bubuš, alcuni fanno sorridere, altri sono spaventosi, altri ancora mi rimangono oscuri ma tutti mi hanno colpito. Quello di Bubuš è un viaggio all’inferno e nonostante la paura c’è un’attrazione irresistibile nel vedere la psiche di una donna sgretolarsi, mescolarsi a quella di un poeta malato, uniformarsi…
Ben presto smisi di lavarmi i denti e di pettinarmi. Tra i capelli mi si infilarono i ragni della polvere. Mi lavavo di rado e dormivo con un maglione di lana.
Lui dormiva in jeans. Dimenticando sempre più spesso di avere sotto i piedi il sacro letto nuziale, andava alla finestra per la via più breve, passando con le scarpe sopra il cuscino. Ciò stranamente mi ipnotizzava, come capita di esaltarsi per i modi diretti di bambini e bestie selvagge.
Osservando tutto questo in estasi e con terrore, capivo che la mia bocca era cucita dal mutismo, notavo il suo progressivo declino fisico, la pelle decrepita, la rete di rughe, il pallore esangue, il marciume. E, nonostante tutto, era bello come un Dio (…)
Andy è un poeta beatnik che combatte con diversi fantasmi e con le bugie che ogni giorno racconta e si racconta. Impossibile distinguere realtà e fantasia, almeno all’inizio. Bubuš è invece la voce narrante di questa storia d’amore che amore non è. Desiderosa di lasciarsi tutto alle spalle, persino di diventare un’altra persona, Bubuš partirà alla volta di San Francisco per inseguire qualcosa che non esiste, lasciandosi alle spalle un figlio malato di schizofrenia. Il viaggio da Berlino a San Francisco è qualcosa di più di uno spostamento, è il tentativo di cambiare pelle, di diventare un’altra persona. Ma a che prezzo?
Comincia così la storia della prigionia quasi volontaria di Bubuš che rimarrà prima impigliata incosapevolmente nella rete di bugie di Andy poi in un rapporto violento che limita la propria libertà. Bubuš è sempre nel mirino di Andy, è lei che sorride e fa la provocante con gli amici del poeta, è lei che gli mente e chissà chi incontra… eppure da questa prigione non riesce a scappare. L’attrazione per lui è troppo forte e il disfacimento di sé diventa una forma d’arte.
Per lo più, galleggiavamo nel brodo primordiale, nel caos, aggrappati spasmodicamente a nomi e oggetti che potevano diventare un punto di partenza. In questo sogno paranoico tutto si ripeteva come alla catena di montaggio. Di notte il riscaldamento sputava di nuovo acqua bollente ed emetteva getti di vapore torrido. La camera si surriscaldava, le pareti si coprivano di umidità e cominciavano a sgocciolare, pesci rossi e semiliquidi diavoletti color lampone passavano su e giù, mentre la città fuori si rigirava a fatica, simile a un invalido in una vasca da bagno arroventata. Allora il cervello evaporava, la laguna traboccava, e il materasso iniziava a sfilacciarsi nella fornace della locomotiva. Dopodiché arrivava sua madre, oppure Fantasy, e insieme a loro – una ventata di freddo.
Mutante sporche di sangue e sperma, materassi luridi, incubi notturni e il fascino della degradazione più profonda regnano in queste pagine. Kissina riesce perfettamente a catturare anche i lettori nella tela di Andy, lettori che non possono fare altro che arrivare alla fine. Giudicanti, stremati ma decisamente affascinati.
Raccontare Bubuš è molto difficile, perché ridurre questa storia a una semplice, seppur travagliata, storia d’amore sarebbe ingiusto. Bubuš è tormento, ossessione, disperazione… Ho deciso di riportare qualche frase per farvi rendere conto del tenore del libro e del ritmo. Bubuš è quel piacere malsano che si prova quando si guarda dal buco della serratura.
Bubuš è…
Irresistibile. Ho amato lo stile, ho amato la disperazione della storia alternata all’ironia. Ho amato i capitoli brevi, i fantasmi che non danno pace ai protagonisti… il fascino del degrado. Sono proprio contenta di aver scoperto questa autrice. Una volta chiuso il libro però l’angoscia è rimasta con me, difficile dimenticare alcune scene e quella disperata voglia, bisogno, di essere qualcuno di diverso. La vita non è mai giusta e l’impossibilità di dimenticare chi siamo, o chi siamo stati, spesso ne è la prova.
Consigliato per chi è in cerca di una storia originale, tormentata e decisamente fuori dagli schemi. Ma attenzione, Bubuš non è soltanto l’alterego dell’autrice, Bubuš siamo noi.
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