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RECENSIONE: Peredonov, il demone meschino (Fëdor Sologub)

Peredonov il demone meschino - Fedor Sologub - Fazi editore
RECENSIONE: Peredonov, il demone meschino (Fëdor Sologub)
Valutazione:
four-half-stars

Peredonov, il demone meschino

Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
07/11/2019
Pagine:
380
ISBN:
9788893255554
ASIN:
B07ZHBQX81
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La trama

Ottuso, volgare e superstizioso, Peredonov è un insegnante di provincia reazionario della Russia zarista, che disprezza i ginnasiali diligenti e puliti che ama provocare con discorsi sconvenienti, diffida degli amici, teme l’autorità e si dimostra fermo sostenitore delle punizioni corporali al limite del sadismo. Ciononostante, ricchezza e successo si profilano al suo orizzonte: da Pietroburgo, la principessa Volcanskaja sembra pronta a garantirgli un avanzamento di carriera, l’agognato posto da ispettore, a patto che lui sposi Barbara, la donna con la quale già convive.
E così, tutta la vita di Peredònov si focalizza. Mentre lui si destreggia tra audaci pretendenti e nemici che agiscono nell’ombra per ostacolarlo, e combatte con un feroce demone che lo tormenta, la sua paranoia si tramuta lentamente in un’ossessione che, trascinandolo in un abisso visionario e grottesco, sfocia nell’orrore di una follia distruttiva. La selvaggia lascivia e l’agghiacciante crudeltà del protagonista si intrecciano con la giovane, luminosa e profumata amicizia tra Saša e Ljudmila, portatori di una bellezza incontaminata e sensuale, che lotta per la sopravvivenza nel sordido ambiente della società di provincia.
Definito «il più perfetto romanzo russo dopo quelli di Dostoevskij», Peredonov, il demone meschino, raccontando della follia lucida dell’uomo qualunque e delle infinite bassezze umane, è uno specchio sociale e interiore dell’esistenza umana, dove «il mostruoso e il bello si riflettono con la medesima precisione».

 – Grottesco –

Peredonov, il demone meschino di Fëdor Sologub (Fazi editore) è un libro imperdibile. lo ammetto, non conoscevo questo autore (Un po’ di tempo fa mi era stato consigliato proprio questo romanzo ma l’ho letto solamente ora).  Sono molto contenta che Fazi abbia deciso di ripubblicare un autore ancora così poco conosciuto da noi, e forse poco apprezzato. Sono sicura che sarà l’occasione per tanti di scoprilo e… amarlo.

Peredonov il demone meschino - Fedor Sologub - Fazi editoreInnumerevoli gli aggettivi che si potrebbero usare per descrivere Peredonov, il demone meschino. Impulsivamente non possono che venirmi mente tutti quelli negativi: Peredonov è un personaggio meschino,  scusate la ripetizione, morboso, irritante, sciocco, pigro, vile, reazionario, cattivo… che si muove in un quadro grottesco, in mezzo ad altri personaggi pervertiti e folli.  Niente e nessuno possono salvarsi da questo romanzo così diverso dai russi che ho letto in precedenza. E per questo mi ha conquistato in modo del tutto differente.

Il buio, l’ignoranza della vita in un paese di provincia in cui si spettegola, si giudica, ci si vende per avere una nomina, o una buona parola da qualcuno, non è descritto come in altri romanzi russi. Tutto il male che trasuda dalle pagine non ci viene raccontato con più o meno realismo: lo percepiamo attraverso i comportamenti, deviati, dei personaggi.

La storia è in apparenza molto semplice: Peredonov è un insegnante del ginnasio che sogna di diventare ispettore, a qualunque costo. Così ossessionato dalle sue ambizioni di carriera, non si accorge di essere ingannato e deriso da tutti quelli che conosce, nessuno escluso. Tormentato da allucinazioni e paranoie, vive in costante agitazione.  Una misteriosa principessa, che non comparirà mai sulla scena, gli ha promesso la nomina di ispettore scolastico, a patto che sposi la cugina Vanvara, con cui “vive nel peccato”.

Il sabato, dopo pranzo, Peredonov andò a giocare a biliardo. I suoi pensieri erano deprimenti e gravi. “Vivere in mezzo a persone ostili e invidiose è uno schifo. Ma cosa devo farci, non tutti possono diventare ispettori! E’ una lotta per la sopravvivenza!”

Tutti sembrano mettersi di impegno per far sposare Peredonov: è gretto e meschino ma lo vogliono come marito. Lo vogliono o lui crede così?

Scopriamo presto che il nostro demone meschino si muove in mezzo ai suoi simili: vittima non solo delle proprie paranoie ma anche dell’ignoranza degli altri. Sologub ci trascina in un mondo in cui le prospettive sono rovesciate. Una sorta di inferno grottesco e irriverente, nel quale potremmo addirittura ambientarci perché ha qualcosa di stranamente familiare.

In mezzo a tutto quel tormento nelle strade e nelle case, sotto l’alienazione che scendeva dal cielo, sopra la terra sporca e inerte, camminava Peredonov, languendo per paure confuse e non trovando confronto in ciò che è superiore né consolazione in ciò che è terreno perché anche adesso, come sempre, guardava il mondo con occhi spenti, come un demone che si strugge in angosce e paure senza nome, nella solitudine più oscura.

Il nostro protagonista è come Re Mida, ma al posto dell’oro c’è il sudiciume: sporca tutto quello che tocca, tutto quello che sfiora con la mente.

I suoi sentimenti erano intorpiditi, la sua coscienza uno strumento che diffondeva perversione e morte: tutto ciò che le arrivava si traduceva in lordura e indecenza. Di ogni oggetti notava soltanto i difetti, dei quali si rallegrava; passando accanto a un palo pulito e dritto, gli veniva voglia di storcelo o imbrattarlo. Rideva di gioia quando qualcosa veniva sporcato davanti ai suoi occhi. Disprezzava e tormentava i ginnasiali puliti e lavati. Li chiamava lavanderine. Capiva meglio quelli più trasandati. Non c’erano oggetti che amasse particolarmente e altrettanto si poteva dire delle persone; c’era dunque una sola direzione in cui la natura poteva agire sui suoi sentimenti: reprimendoli. Era ciò che accadeva quando incontrava qualcuno, soprattutto se si trattava di un estraneo o di uno sconosciuto a cui non si potevano dire insolenze: essere felice, per lui, significava non fare nulla e, isolandosi dal mondo, appagare i propri impulsi viscerali.

Peredonov il demone meschino - Fedor Sologub - Fazi editoreNessuno sembra preoccuparsi della follia di Peredonov, “che il senno non l’ha mai avuto” e soprattutto, non sembra averlo nessuno dei personaggi che incrociamo. Il protagonista è così paranoico che decide di andare a parlare con tutte le personalità importanti del paese: dal sindaco al procuratore, per ribadire che le voci su di lui (voci che lui immagina) non sono vere.  Si tratta di calunnie. Ecco che, per esempio, di fronte alla chiesa si farà il segno della croce due o tre volte, per dimostrare la sua devozione, butterà i libri sospetti e… sarà protagonista di una scena con le carte, indimenticabile.

Tutte le personalità di spicco del paese sono caricature, colgono l’occasione della visita dell’insegnante per mettere in scena il loro monologo assurdo e con quel pizzico di sarcasmo che, non solo rende “i dialoghi” grotteschi, ma addirittura impossibili.

Nel frattempo si inseriscono l’amico Volodin, che si innamora di una donna che lo prende in giro, il mercante che parla solo in rima e un ragazzino bello e così delicato da sembrare una ragazza. Ed è  proprio Sasa a farci tirare il fiato. Con lui e Ljudmilla ci distraiamo dallo sporco che abbiamo intorno, forse è amore. Ma la perversione si inserisce anche qui, Sasa è una vittima di Peredonov. Accusato di essere in realtà una ragazza, in compagnia di Ljudmilla indosserà davvero gonne e merletti e a un certo punto il desiderio per lei diventerà qualcosa d’altro:

Quando Ljudmilla baciava le sue ginocchia e i suoi piedi, quei teneri baci destavano fantasie languide e sognanti. Avrebbe voluto farle qualcosa: di amorevole o doloroso, tenero o verognoso – ma cosa? Baciarle i piedi? O picchiarla, a lungo, con forza, con lunghi rami flessibili? Voleva che lei ridesse di gioia o urlasse di dolore? Forse lei desiderava l’una e l’altra cosa, ma era ancora poco. Di cosa aveva bisogno? Erano entrambi seminudi e alla loro carne liberata si levavano il desiderio e il pudore che la custodisce; ma in che cosa consiste quel mistero della carne?

E ancora verremo trascinati a una festa in maschera: tra botte, insulti e ancora lei, la regina invidia. Tra allucinazioni, paranoie, incubi e scatti d’ira, verremo scaraventati in un finale senza redenzione.

Peredonov, il demone meschino è…

Un racconto grottesco. L’invidia sociale e personale è la grande protagonista insieme alla pazzia dei personaggi. Sesso, perversione e violenza sono i tratti distintivi di tutti quelli che compaiono nelle pagine di Sologub. Il diavolo c’è: Peredonov ha tutti i tratti del posseduto, ma l’insinuazione dell’autore è più marcata. Oltre a maligni e invidiosi, sono tutti  personaggi mediocri senza possibilità di riscatto. E più sono gretti più sono invidiosi.

Come posso spiegarvi che si può amare un libro odiando tutti i tratti di chi lo popola? Come posso dirvi senza provare un brivido: “Leggete questo libro e ci troverete qualcosa di voi”?.  Se è stato facile, quasi liberatorio, ammettere che siamo stati tutti “Stoner” in qualche occasione della vita, è molto, molto più difficile confessare che  a volte siamo Peredonov. Ci vuole coraggio per leggere e riconoscersi ne Il demone meschino. Avrete il coraggio di specchiarvi e incrociare così la parte più mediocra, e sporca di voi stessi?

No, le stelle non sono cinque. Forse non ho avuto il coraggio di guardarmi così attentamente.

Consigliato per chi cerca una storia forte, dal sapore del grande classico. Non rimarrete delusi.

four-half-stars

Alcune note su Fëdor Sologub

Fëdor Sologub

Pseudonimo di Fëdor Kuz’mič Teternikov, nasce in un ambiente indigente e violento e deve la sua istruzione alla nobile famiglia pietroburghese presso cui la madre lavora come domestica. Diventa insegnante di matematica e ispettore scolastico ma, tediato da questa vita, coltiva le proprie aspirazioni letterarie durante le ore notturne. Figura schiva e poeta precoce, a trent’anni arriva ad affermarsi tra i simbolisti grazie alla collaborazione con la prima rivista decadente, «Il Messaggero del Nord». Ha pubblicato sei romanzi, diversi racconti e due opere teatrali, che gli hanno procurato in patria una grande fama, elevandolo a figura di spicco della mondanità letteraria pietroburghese di inizio Novecento. Dopo la rivoluzione bolscevica, che accoglie con ostilità, e il suicidio della moglie, Sologub dedica i suoi ultimi anni di vita all’Unione degli scrittori di Leningrado, di cui ricopre altresì il ruolo di presidente.

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