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RECENSIONE: Una forma di vita (Amélie Nohtomb)

Una forma di vita di Amélie Nothomb (Voland edizioni) 
RECENSIONE: Una forma di vita (Amélie Nohtomb)

Una forma di vita

Valutazione:
four-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
18/02/2011

Pagine:
128
Genere:
ISBN:
8862430787
Acquista:

La trama

Quotidianamente sommersa dalla posta dei suoi lettori, Amélie si imbatte nella lettera di Melvin Mapple, soldato americano obeso di stanza a Baghdad. Comincia così uno stravagante scambio epistolare. Poco a poco Amélie si affeziona al soldato e ai suoi compagni di taglia XXXXL. Ma all’improvviso Melvin Mapple smette di scriverle e Amélie, sconcertata, tenta di ritrovarlo, ci riuscirà?...

– Sensibilità –

Una forma di vita di Amélie Nothomb (Voland edizioni) è un libro che ho divorato! Dopo settimane faticose sul piano emotivo, avevo davvero bisogno di tornare a casa, di tornare dalla mia amatissima Amélie. Questo romanzo mi ha catturato fin dalle prime righe. In questi anni ho immaginato molte volte l’amatissima scrittrice mentre apriva le lettere degli ammiratori e ho pensato a quando anche io mandavo lettere a cantanti, piloti (chissà se sono mai arrivate a destinazione).

Come sapete sto cercando di leggere i romanzi che mi mancano di  Nothomb in ordine cronologico e quindi ormai non guardo più le trame. Mi butto a capofitto nella lettura. Mi sono ritrovata a leggere così la conversazione tra la scrittrice e un soldato americano in missione in Iraq. Inutile dire che non sono mai riuscita a capire dove mi avrebbe portato questa storia…

Melvin Mapple è un grandissimo ammiratore della scrittrice belga ed è certo che lei possa capire il suo tormento.

Perché io? Va’ a sapere. Sto per scrivere una cosa tragica e vera: io sono un essere poroso cui le persone assegnano un ruolo opprimente nella propria vita.

All’inizio però Nothomb non capisce e si limita a inviare i suoi romanzi autografati… da lì nascerà una corrispondenza più profonda. Una forma di vita è un romanzo in cui si affrontano diversi temi: i disturbi alimentari, la fame di scrittura, la fragilità…

Melvin è infatti un soldato obeso… per fuggire dall’orrore della guerra, per reazione dopo gli attacchi… per un milione di motivi troppo complessi da elencare in una lettera, o forse no:

Bisogna mangiare per vivere, pare. Noi, invece, mangiamo per morire. E l’unico suicidio a nostra disposizione. Sembriamo a malapena umani tanto siamo enormi, eppure i più umani tra noi sono sprofondati nella bulimia. Ci sono ragazzi che hanno sopportato la mostruosità di questa guerra senza cadere in nessuna forma di patologia. Io non li ammiro. Non è coraggio il loro, ma mancanza di sensibilità.

Melvin in Una forma di vita racconta cosa significhi vivere in un corpo obeso. Non è da solo, la condizione è piuttosto diffusa e ogni mese i soldati sono costretti a richiedere una divisa più grande. Di giorno il tormento, i dolori del mal di pancia, il senso di colpa per aver divorato valanghe di cibo. Ma è la notte a cambiare tutto:

A volte, dico a me stesso che Sharazád è una di quelle irachene che ho massacrato senza vederle. Fuor di metafora, mi porto addosso tutto il peso del mio crimine. Posso ritenermi fortunato, Sharazád avrebbe buone ragioni per odiarmi. Però la notte sento che mi ama. Va’ a capire: io odio il mio grasso e lui mi tortura tutto il giorno. Vivere con questo fardello mi strazia, le mie vittime mi ossessionano. E tuttavia, in questo ammasso di carne, c’è Sharazád che, quando si spengono le luci, mi dà l’amore. È consapevole che probabilmente il suo assassino sono io? Gliel’ho mormorato in risposta ad alcune sue dichiarazioni. Non mi è sembrato che la cosa la turbasse. L’amore è un mistero.

Il grasso di Melvin assume un’identità, è il grasso della colpa ma anche dell’amore. Sharazàd è però anche qualcosa d’altro: è la creatività, è arte. Nothomb suggerisce così al soldato di fare del suo corpo un’opera d’arte. Quello sarà l’inizio della fine.


Una forma di vita è

Sensibilità (perduta). Ma anche solitudine, pregiudizio.

Ci sono ragazzi che hanno sopportato la mostruosità di questa guerra senza cadere in nessuna forma di patologia. Io non li ammiro. Non è coraggio il loro, ma mancanza di sensibilità.

Cosa si nasconde dietro ai corpi che non reputiamo normali?

Non credo di aver reso giustizia a questo testo, forse anche perché è troppo personale quello che ho trovato dentro. Ma posso dirvi che come sempre Nothomb ha avuto la capacità di trattare in profondità temi esistenziali. Al di là dei colpi di scena a rimanere impressa è la solitudine del protagonista.

Consigliato per chi è in cerca di una storia feroce, commovente e indimenticabile.

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four-stars

Alcune note su Amélie Nothomb

Amélie Nothomb

Nata nel 1967 a Kobe, Giappone, trascorre l’infanzia e la giovinezza in vari paesi dell’Asia e dell’America, seguendo il padre diplomatico nei suoi cambiamenti di sede. A 21 anni torna in Giappone e lavora per un anno in una grande impresa giapponese, con esiti disastrosi e ironicamente raccontati in Stupore e tremori. Rientrata in Francia, propone un suo manoscritto a una solida e storica casa editrice, Albin Michel. Igiene dell’assassino esce il 1° settembre del ’92 e conquista subito molti lettori. Da allora pubblica un libro l’anno, scalando a ogni nuova uscita le classifiche di vendita. Ha ottenuto numerosissimi premi letterari tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori, il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo ‒ da cui nel 2015 è stato tratto il film Il fascino indiscreto dell’amore di Stefan Liberski ‒ e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore. Oggi vive tra Parigi e Bruxelles.

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