
La balia di Bacon

La trama
Il passato del pittore Francis Bacon ha i colori di una campagna irlandese intrisa di violenza, tensioni e tragedie. Il presente vibra nella Londra a cavallo delle due guerre mondiali, tra notti sfrenate, amori tormentati e i giudizi taglienti della critica. Il futuro lo consacrerà come uno dei massimi protagonisti dell’arte contemporanea. Maylis Besserie intreccia tutto questo in un racconto sospeso tra le tele dell’artista e la voce di Jessie Lightfoot, la donna che più lo ha amato, che più di chiunque altro ha saputo leggerne i pensieri e i turbamenti, la sua affezionata nanny.
– Toccante-
La balia di Bacon di Maylis Besserie (Voland edizioni) è stata una lettura piacevolissima. Di Besserie ho già letto e apprezzato L’ultimo atto del signor Beckett (leggi qui la mia recensione). E l’intento in questo libro è lo stesso. Restituire, attraverso punti di vista, una dimensione intima di un personaggio famoso.
Quando monologa, la bocca di Jessie Lightfoot si schiude a malapena – squarcio sottile su muso di topo. Non propriamente bocca, più un frego, una fessura da salvadanaio, un’increspatura carnosa risucchiata all’indentro. Difficile prevedere cosa ci entrerà, cosa ne uscirà. Distinguere una bocca comune dalle fauci del vampiro, o dell’oracolo.
Basta un socchiudersi, un disserrarsi di mascelle perché diventi altra, lasci spuntare un paesaggio di avvallamenti, rosa cangiante in un cielo dentellato d’avorio. Dipende dal momento che si sceglie. Uno sbadiglio qualsiasi nel mezzo di un • ricco pasto è un tuffo nell’abisso, nell’antro oscuro delle macellazioni, regno necrofago da cui gocciola il sugo dei morsi, da cui scricchiolano cartilagini e ossa. In caso di dolore acuto o di pericolo incombente, il panorama boccale è ovviamente diverso: divaricazione parossistica, labbra sul punto di spaccarsi, denti aguzzi bene in mostra, che non si sa mai. Il fondo nero dell’orifizio s’innerva allora, per la vibrazione dell’urlo che esala come etere, sale al cielo, tuona con lui. Una bocca così cangiante, così ciarliera, è il grugno dell’intera umanità, una per tutte, racchiuse in ciascuna. Un mistero.
Cosa dirà la bocca di Jessie Lightfoot, in questo momento? Adesso che è immortale, fissata su tela?
L’incipit mi ha catturato e da lì in poi è stato impossibile smettere di leggere.
I punti di vista sono due. A parlare ne La balia di Bacon è appunto la nanny, che ha un linguaggio colorito, buffo e decisamente coinvolgente. Lei conosce Bacon da quando è bambino, lo ha visto crescere, sbucciarsi le ginocchia, coltivare la passione per la pittura e poi innamorarsi, soffrire…
A volte lo tengo in braccio per ore. È così carino, quel piccolo, così sensibile. Se lo tranquillizza tanto, essere preso in braccio – che male c’è? Con me sta buono, è affettuosissimo, mi si nasconde in collo, mi appoggia la testa sulla spalla. Perché la vita qui, tocca vedere, ai piccoli non è permesso niente, sono parcheggiati al piano di sopra neanche fossero bestie, sul retro per di più. Già è tanto se riconoscono i genitori quando li vedono all’ora del tè o la domenica a pranzo.
Dall’altra parte a parlare è proprio Bacon attraverso i ritratti e le ossessioni che gli schiacciano la mente e muovono il pennello.
Giri le pagine dell’opera di Muybridge, ne ammiri le fotografie, strappi quella della donna nuda che scende le scale, raccoglie una brocca e torna indietro. Avverti il movimento delle sue ginocchia che si flettono, del braccio che si irrigidisce, l’intenzione della mano che regge l’acqua come una pietra preziosa – la caraffa dritta come una colonna vertebrale, perché non perda,non trabocchi. La scaraventi nell’universo dei tuoi incubi, nel tuo quadro trasformato in pista da corsa, in ippodromo. Le incorpori come verdura nel tuo brodo, la donna e l’acqua, raccolta con tanta attenzione. La rapisci, la piazzi di fronte al bambino paralitico a quattro zampe, al bambino che gira in tondo, la metti in equilibrio su un anello, costringendola a rovesciare l’acqua che custodiva al pari di un tesoro. Le hai inferto la ferita.
L’infanzia di Bacon è tormentata: non viene accettato dal padre e quella mancanza si rifletterà in tutte le sue opere. L’ossessione, la violenza, la mancanza d’amore… Besserie dà vita a un ritratto toccante intervallato dalle battute della balia che fanno inevitabilmente sorridere il lettore. I due registri sono diversissimi e si alternano alla perfezione.
La balia di Bacon è…
Toccante. Un libro che gli amanti dell’arte troveranno commovente e preciso. Un romanzo che emozionerà anche il lettore meno avvezzo. Mi è piaciuto molto questo romanzo, forse ancora di più dell’ultimo atto… ora sono pronta a leggere anche I dispersi amori.
Sono molto stanca in questo periodo e probabilmente non ho reso appieno l’atmosfera del libro ma spero vi fiderete del consiglio!
Consigliato per chi è in cerca di una storia introspettiva, emozionante e a tratti divertente.
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Quando monologa, la bocca di Jessie Lightfoot si schiude a malapena – squarcio sottile su muso di topo. Non propriamente bocca, più un frego, una fessura da salvadanaio, un’increspatura carnosa risucchiata all’indentro. Difficile prevedere cosa ci entrerà, cosa ne uscirà. Distinguere una bocca comune dalle fauci del vampiro, o dell’oracolo.













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