
Latte guasto

La trama
L'aborto. Un tema delicato e misconosciuto, di cui poco si parla e mai con le dovute accortezze. "Caramelle al gusto arancia" nasce proprio da questa premessa. La storia di Anna, ragazza appena ventenne che sogna un futuro alla Lois Lane, non ha alcuna pretesa, solo il bisogno d'esser letta e condivisa. Affinché nessuna donna si senta più sola, umiliata. Perché non vi è reato più grande del giudizio e dell'indifferenza. Parlare con qualcuno, ritrovarsi in una storia che somigli un po' alla nostra, aiuta a superare il lutto, il dolore.
– Grido –
Latte guasto di Valentina Santini (Voland) uscirà il 12 settembre. Ho avuto la possibilità di leggerlo ben prima dell’uscita e non sapevo cosa aspettarmi. Sapevo che sarebbe stata una storia cupa ma non pensavo che mi avrebbe turbato così tanto.
Viola è la protagonista di Latte guasto , una ragazzina che un giorno perde completamente la parola. Torna a casa con una manciata di ciliegie ma senza voce. Un baratto? Viola ha solamente 11 anni quando perde la possibilità di parlare… o meglio quando sceglie di non far sentire mai più la sua voce. Ma si tratta veramente di una scelta?
Cosa le è successo? Cosa ha visto? Sono queste le domande che ruotano attorno alle prime pagine di Latte guasto. Siamo nella testa di Viola, eppure i meccanismi che la governano non ci sono chiarissimi…
Mi guardi, mamma. Mi frughi addosso. Lo fai come se tu potessi trovare scritto da qualche parte sul mio corpo il motivo del mio silenzio. Cerchi degli indizi che ti facciano la spia. Controlli sempre le mie mutande, anche quando le ho già messe a lavare: le tiri fuori dal cesto dei panni sporchi e le guardi. Mi fa un po’ schifo quando lo fai. “Me lo devi raccontare cosa è successo” mi hai detto, come se ti aspettassi una risposta precisa. Sono rimasta zitta. Mentre ti fissavo muta ti chiedevo di non guardare le mie mutande sporche. Ti parlavo con gli occhi. Non lo so se hai capito.
È il 1969 e i genitori di Viola non riescono a capire che cosa possa essersi “inceppato” nella mente della figlia. Vivono questo mutismo come una disgrazia e non riescono a spiegarsi, la mamma soprattutto, come mai le sia capitata una disgrazia così.
Viola cresce e fa esperienza del mondo come tutti gli adolescenti: con il corpo, con la mente e con il cuore. Paolo, il figlio del becchino, sembra l’unico in grado di vedere la ragazza, la ascolta anche se non parla.
La cavalletta era immobile. A un certo punto ha cominciato a uscire da sé stessa. “Sta facendo la muta” ha detto Paolo. Proprio come me, ho pensato. Ci siamo fermati a osservarla mentre abbandonava la sua pelle con fatica e lentezza: si ritraeva, si irrigidiva, si separava dalla sua vecchia corazza. Dopo mezz’ora di sforzi, sul ramo accanto a lei c’era il fantasma inutile di sé; un insetto trasparente e vuoto, senza carne, solo una finzione di corpo e di antenne. Quando la cavalletta è volata via, Paolo ha preso il suo involucro abbandonato.
Sarebbe bello se anche le persone potessero abbandonare la propria corazza, lasciarsi alle spalle il corpo vecchio e volare via. “La porto a casa per farla vedere a mio fratello” ha detto Paolo.
Le giornate con lui sembrano “normali”, i giochi da bambini si trasformano presto in qualcosa d’altro, in giochi da innamorati. Ma la vita di Viola non è certo facile e dovrà affrontare presto nuovi dolori che la segneranno per sempre.
Latte guasto è scritto in maniera quasi frammentata. Le frasi sono brevissime, Viola ha nella testa tantissime parole ma nessuna si decide mai ad uscire. L’unica, quella che sembra guidare tutto è: vivi.
Viola vive davvero? Sicuramente grida il suo dolore, il suo disagio ma non riesce ad essere vista da nessuno, nemmeno dalla propria famiglia.
Latte guasto è…
Un grido. Viola vorrebbe essere vista, ascoltata. Eppure tutto scorre senza di lei, le giornate e poi gli anni passano scanditi da una quotidianità fatta di pastiglie, orari e compiti da svolgere.
Latte guasto corre velocemente e porta il lettore verso un finale straziante che sinceramente ho amato molto. Non posso scendere nei particolari e non lo farò, ma le ultime scene musicali che chiudono e aprono un’intera esistenza mi sono piaciute molto. Anzi, se potessi scorporerei proprio la parte finale con il professore e sua moglie malata e la terrei come racconto a sé. Drammatico e di impatto. Non sono un’amante della scrittura così asciutta ormai mi conoscete e quindi avrei preferito qualche fronzolo in più…
Consigliato per chi è in cerca di una storia cupa, rude, perturbante e a tratti straziante. Il silenzio di Viola è assordante.
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