Cerca...
TOP

RECENSIONE: Nuoto libero (Julie Otsuka)

nuoto libero di Julie Otsuka bollati boringhieri
RECENSIONE: Nuoto libero (Julie Otsuka)

Nuoto libero

Valutazione:
three-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
18/10/2022

Pagine:
144
Genere:
ISBN:
8833939820
ASIN:
B0BFRQGKWG
Acquista:

La trama

Gli amanti del nuoto libero sanno che la loro amatissima piscina sotterranea è un luogo quieto, perfetto per il relax e la concentrazione, dove ciascuno gestisce il suo corpo e il suo tempo lontano dal mondo di superficie. È il loro spazio, la loro zona di conforto, la fonte di un benessere superiore. La loro è una vita appartata e felice, vasca dopo vasca, virata dopo virata. Fino al giorno in cui la comparsa di una crepa sul fondo della piscina incrina le certezze di tutti, soprattutto di Alice. Alice, madre della narratrice, soffre anche lei, in parallelo, per le crepe insanabili che minacciano la sua memoria. Senza la piscina a strutturare il suo tempo, la sua vita intera scivola nella confusione, nello scompiglio, nell'incertezza. Sua figlia la osserva, e ricostruisce per lei un passato che la memoria non trattiene più: l'infanzia, il campo di concentramento per giapponesi, il lungo matrimonio, la morte della prima figlia neonata, l'esperienza di madre nippoamericana in California. Con una scrittura essenziale e con indicibile grazia e profonda tenerezza, Julie Otsuka osserva il declino di una madre imparando a orientarsi in un rapporto difficile e insieme ad amarla come mai prima.

 – Essenziale –

Nuoto libero di Julie Otsuka (Bollati Boringhieri) è un romanzo crudo, che punta dritto al cuore della sofferenza. Diviso in due parti, ho apprezzato molto la seconda e meno la prima dedicata appunto alla piscina, al nuoto e alle persone che gravitano intorno alla struttura che raccogliere dubbi, gioie e dolori.

Nuoto libero è un librino molto breve ma sicuramente di impatto. Otsuka, di cui non avevo mai letto nulla, scatta delle istantanee a tratti commoventi, a tratti impietose delle persone.

 Quasi sempre, in piscina, riusciamo a lasciarci alle spalle i problemi della terraferma. Pittori falliti diventano eleganti ranisti. Professori precari fendono l’acqua come squali, a velocità mozzafiato.
La direttrice del personale fresca di divorzio afferra una sbiadita tavoletta di polistirolo rosa e scalcia impunita.
La piscina diventa un rifugio dal mondo, c’è chi nuota sempre lungo la stessa corsia, chi invece deve affrontare sempre lo stesso numero di vasche, chi affronta un divorzio, chi una malattia… il quadro è variegato e molto realistico.  La precisione dei ritratti, specialmente se si ha la sfortuna di riconoscersi, è straziante.
La piscina si trova nelle profondità della terra, in un vasta sala cavernosa molti metri sotto le strade della nostra città. Alcuni di noi vengono qui perché stanno male e devono curarsi. Soffriamo di problemi alla schiena, piedi piatti, sogni infranti, cuori spezzati, ansia, malinconia, anedonia, le solite afflizioni del mond di superficie. Altri lavorano al college vicino e preferiscono fare la pausa pranzo qui sotto, nell’acqua, sottraendosi agli sguardi arcigni dei colleghi e dei monitor. Alcuni di noi vengono qui per sfuggire, anche solo per un’ora, a un matrimonio deludente nel mondo di superficie.
Ma mai come nella seconda parte, quella che ho apprezzato davvero e che avrei voluto fosse meno scollegata da prima.  Avrei voluto arrivare lì lentamente e con grazia ma se l’intento era scioccare il lettore o comunque creare quella sensazione di estraniamento allora… missione compiuta.
Alice scivola nell’oblio della malattia. Le cure del marito non sono più sufficienti, i post it per ricordarle cosa deve fare non bastano più e lui e la figlia devono arrendersi mandandola a vivere in una struttura apposita. Da qui in poi è l’orrore. Chi ha avuto a che fare con persone anziane malate si ritroverà in ogni dettaglio. L’incubo di abbandonare qualcuno in una struttura, il senso di colpa, la realtà che non può essere abbellita o camuffata.
Alice e la figlia hanno una relazione complicata, come tutte le madri con le figlie forse e adesso che Alice ha l’Alzehimer il tempo per rimediare sembra scarseggiare.
Ricorda il nome del presidente, il nome del cane del presidente ma non l’amore del suo devoto marito, non come ci si allacciano le scarpe
Ma la vita dà quasi sempre una seconda occasione. E per la figlia di Alice è arrivato il momento di occuparsi della madre con rinnovato slancio, con una premura che non aveva mai dimostrato.  Ed è qui tra sguardi non ricambiati, volti non riconosciuti che riemergono i rimpianti e i sensi di colpa di una donna di mezza età che guarda la madre sbriciolarsi.
Al centro di Nuoto libero il terrore di perdersi, senza memoria chi siamo? Forse continuano a vivere solo se rimaniamo sott’acqua.

Nuoto libero è…

Essenziale. Non ci sono parole in più abbellimenti o esagerazioni. Nuoto libero è un resoconto che porta alla solitudine, al vuoto e alla sofferenza senza giri di parole.

La casa di riposo è una prigione con regole, imposizioni e l’aria pesante come un macigno. Chi entra sa che non ne uscirà ma non possiamo far a meno di guardare quasi con piacere colpevole la reclusione di questa donna.  Perché alla fine se abbiamo preso in mano questo libro è perché volevamo soffrire.

Consigliato per chi è in cerca di storie struggenti e senza scampo raccontate senza fronzoli. ACQUISTA QUI il libro.

three-stars

Alcune note su Julie Otsuka

Julie Otsuka

Julie Otsuka, nata e cresciuta in California, ha pubblicato con Bollati Boringhieri Venivamo tutte per mare (2012 e 2022), finalista al National Book Award 2011 e vincitore del PEN/Faulkner Award for Fiction e del Prix Femina Étranger 2012, e Quando l’imperatore era un Dio (2013 e 2014), vincitore dell’Asian American Literary Award 2003 e dell’American Library Association’s Alex Award. Vive a New York.

«

»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Segui @lalettricecontrocorrente