
La meridiana

La trama
Una famiglia che pullula di svitati, un codazzo di parenti e amici e servitori, una villa monumentale in mezzo a un parco. Sono gli ingredienti di questo travolgente romanzo di Shirley Jackson, che si apre con i protagonisti – di tutte le età e affetti da ogni forma di mania – di ritorno dal funerale del figlio di Mrs. Halloran, che, dice serafica la piccola Fancy, la nonna ha buttato giù dalle scale: per tenersi stretta la villa. Come se non bastasse, poco dopo zia Fanny riferisce di aver avuto un incontro in giardino con il padre, defunto da tempo, il quale le ha annunciato che la fine del mondo è imminente e che loro saranno gli unici a salvarsi. E non è finita: qualcuno va a riferire la notizia in città, ed ecco presentarsi la delegazione locale dei Veri Credenti, i quali non possono che condividere la logica apocalittica, ma, siccome sono convinti che a salvarli ci penseranno gli alieni, sono venuti a chiedere di farli atterrare nel parco. E noi lettori, ormai completamente in balìa di una Jackson in stato di grazia, che dispensa a piene mani uno humour che si potrebbe definire vitreo, ci lasceremo trascinare da un crescendo di follie e sorprese – sino, letteralmente, alla fine (del mondo?).
– Ipnotico –
La meridiana di Shirley Jackson (Adelphi) mi ha davvero conquistata, senza se e senza ma. Ho comprato questo romanzo il giorno dell’Epifania: come da tradizione, volevo farmi un regalo. Dopo qualche mese è finalmente arrivato il suo turno. L’avevo scelto a scatola chiusa, senza sapere nemmeno se fosse una raccolta di racconti o un romanzo e, soprattutto, senza immaginare che mi avrebbe conquistata così tanto.
Al centro della storia c’è la famiglia Halloran, riunita in una grande e sontuosa villa dopo la morte di Lionel, avvenuta in circostanze quantomeno sospette. La casa è ora nelle mani di Orianna Halloran, che esercita il proprio potere sugli altri abitanti con una crudeltà lucida e quasi divertita. Tutto cambia quando zia Fanny racconta di aver ricevuto una visione: il mondo sta per finire e soltanto chi si troverà all’interno della villa potrà salvarsi. Da quel momento la famiglia comincia a prepararsi all’apocalisse, ma lo fa nel modo più assurdo possibile. Invece di chiedersi se la profezia sia vera, i personaggi sembrano soprattutto preoccupati di stabilire chi avrà il diritto di salvarsi, chi dovrà essere lasciato fuori e quale posto ciascuno occuperà nel nuovo mondo. Anche la fine di tutto diventa così un’occasione per esercitare il potere, alimentare rivalità e regolare vecchi conti.

Qui Jackson fa qualcosa di molto meno sfumato rispetto agli altri suoi romanzi che ho letto. Si diverte apertamente a confondere il lettore, a farlo dubitare dei narratori e di tutto ciò che accade, fino a frantumare completamente il confine tra realtà e follia. La profezia è autentica oppure è il delirio di una donna? E, soprattutto, quanto importa davvero scoprirlo, quando tutti sembrano disposti a crederci?
La meridiana è un libro inquietante, ma anche divertente, ironico e spietato. Jackson sembra non voler salvare nessuno dei suoi personaggi: sono egocentrici, folli, meschini e disarmanti. Si detestano quasi tutti, si osservano, si manipolano e si augurano reciprocamente la morte con una naturalezza che finisce per diventare irresistibilmente comica.
“Dopo il funerale fecero ritorno alla villa, che ora apparteneva incontestabilmente a Mrs. Halloran. Si fermarono a disagio, senza alcuna certezza, nel grande, magnifico atrio, guardando Mrs. Halloran dirigersi nell’ala destra della villa per far sapere a Mr. Halloran che le esequie di Lionel si erano svolte senza melodrammi. La giovane Mrs. Halloran, seguendo con lo sguardo la suocera, disse senza speranza:
‘Magari schiatta sulla soglia. Fancy, tesoro, ti piacerebbe vedere la nonna schiattare sulla soglia?’
‘Sì, mamma’.”
Ed è proprio questo il tono del romanzo: la morte è sempre presente, ma viene trattata con un’ironia nerissima, come se fosse soltanto un altro elemento della quotidianità familiare. Persino Fancy, la bambina, assorbe senza alcuna difficoltà la ferocia degli adulti e la restituisce con una sincerità che fa ridere e, subito dopo, mette a disagio.
La villa non è soltanto lo sfondo della storia. È un universo chiuso, governato da regole proprie, nel quale il resto del mondo diventa progressivamente lontano e quasi irreale. Chi vive al suo interno non cerca davvero una via d’uscita: sembra piuttosto aspettare che tutto ciò che si trova fuori venga cancellato.

L’atmosfera ricorda quella di Abbiamo sempre vissuto nel castello (leggi qui la mia recensione): anche qui c’è una famiglia che si isola tra le mura di una casa, trasformandole nei confini del proprio mondo. Ma quei cancelli non sono così rassicuranti e presto svanisce la certezza che la minaccia si trovi all’esterno.
Forse l’apocalisse non è ciò che deve ancora arrivare. Forse è già dentro la villa, nei rapporti tra i suoi abitanti, nel loro desiderio di sopravvivere agli altri più che insieme agli altri.
Il vero incubo è rimanere dentro o essere lasciati fuori?
La meridiana è…
Ipnotico. Fin dalle prime pagine riusciamo a vedere con chiarezza l’atmosfera perturbante ma anche quell’ironia feroce che diventa irresistibile. Jackson in questo romanzo gioca con i lettori e forse si prende anche un po’ gioco di loro. Le scene finali, con una grottesca e grandiosa festa sono la ciliegina sulla torta, sono le battute finali di una storia che una fine non la può avere.
Consigliato per chi è in cerca di una storia originale, divertente e con quel pizzico di inquietudine difficile da scrollarsi di tutto.
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