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RECENSIONE: La moglie di don Giovanni (Irène Némirovsky)

La moglie di don Giovanni - Irene Némirovsky - Adelphi
RECENSIONE: La moglie di don Giovanni (Irène Némirovsky)
Valutazione:
three-stars

La moglie di don Giovanni

Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
2013-01-02T00:00:00+01:00
Pagine:
63
Genere:
ISBN:
9788845972560
ASIN:
B00AI1PWYK
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La trama

Una moglie devota e irreprensibile, ammirata e rispettata – e il suo atroce segreto.

 – Ribellione – 

La moglie di don Giovanni di Irene Némirovsky (Adelphi)  è stato il mio primo incontro con questa famosissima scrittrice. Troppe poche pagine per sbilanciarmi e per fortuna viene in aiuto il commento di finale a cura di  Giorgio Pinotti , grazie a lui questo mini racconto assume un altro significato.

La moglie di don Giovanni - Irene Némirovsky - AdelphiLa moglie di don Giovanni potrebbe sembrare una storia molto classica. Una vecchia domestica Clémence scrive alla sua ex signorina. Clémence sta per morire, deve essere operata di tumore ed è certa che non le resti molto da vivere. Passa le sue giornate a ricordare, perché pensare al futuro, quando si arriva a una certa età, è sconfortante. Ora che sta per morire ha bisogno di raccontare tutto alla sua Signorina. E’ così che comincia La moglie di don Giovanni, con una lunga lettera in cui l’ex domestica racconta di un segreto terribile, di una tragedia consumatasi tra le mura domestiche.

Il tocco di Némirovsky è leggero e spietato allo stesso tempo. Capiamo la difficoltà della malata nel raccontare quanto è successo. Un segreto tenuto chiuso in un baule (letteralmente) per anni. La Signorina ora è una donna sposata, è mamma di due bambini e forse solamente adesso può capire il racconto dell’ex domestica.

Il Signore era un uomo bello, invidiato da tutte, desiderato e… sì che si lasciava andare facilmente ad avventure. La Signora era una donna bruttina, mediocre e vessata dalla madre.”Che matrimonio male assortito” pensiamo e in effetti è così. La venerazione della moglie per quel marito che le sfugge ora ci fa sorridere ma è più reale di quanto non crediamo.

Il loro rapporto, visto con gli occhi di una donna di esperienza, è come tanti altri dell’epoca. Ma la Signora non è così mite come possiamo pensare:

Quando restavano soli la sera, cosa che succedeva di rado, il Signore la guardava con un’aria annoiata e un certo sorrisetto. E lei… Molte volte, Signorina, ho pensato che se i suoi occhi fossero stati pistole, il povero Signore sarebbe morto.

E così gli sguardi, i dettagli, diventano fondamentali non tanto per capire la storia, ma per capire il carattere di quella donna che ha il desiderio e il coraggio di ribellarsi, perché sopra ai tradimenti si può anche passare:

…a  una donna si può fare di tutto: tradirla, picchiarla e abbandonarla, ma se un uomo può perdonare chi lo deride, una donna – mai!

La moglie di don Giovanni è…

Ribellione. All’inizio immaginiamo che il protagonista della storia sia lui (nonostante il titolo), ma poi ci accorgiamo che la moglie è un po’ tutte le mogli. Rappresenta una volontà, una categoria di donne e non quelle che crediamo noi.

Illuminante il saggio di Pinotti che riporta le parole di Némirovsky in diverse occasioni e si lancia su un parallelismo – seppur breve – tra le varie donne create dalla sua penna. Interessante e vera la discriminante tra romanzi e racconti: nei primi ci si mette troppo di sé stessi, nei secondi si può socchiudere la porta e far intravedere qualcosa di chi scrive.

Consigliato per chi ama questa scrittrice, e so che la amano in molti, e per chi non la conosce come me, posso solo dire: Buona la prima! Némirovsky, questo non sarà il nostro ultimo incontro.

three-stars

Alcune note su Irène Némirovsky

Irène Némirovsky,

Scrittrice ucraina di religione ebraica.
Irène Némirovsky, figlia di un ricco banchiere ebreo, fin da giovane venne allevata in modo da parlare fluentemente il francese. Della sua educazione si occupò infatti la tata Zezelle, di madrelingua francofona: la madre di Iréne, Anna Margoulis, non si interessava particolarmente alla formazione della figlia. Oltre al francese, la piccola imparerò il russo e l’inglese.
Ben presto purtroppo le leggi razziali cominciarono a mordere: la famiglia Némirovsky si trasferì prima a San Pietroburgo, poi in Finlandia, infine in Svezia.
Finchè, nel luglio del 1919 si stabilirono definitivamente in Francia, dopo un avventuroso viaggio in nave.
Sembrava che tutto fosse tornato come prima: la famiglia comprò una bella casa a Parigi (nel XVI arrondissement, il quartiere più chic); venne assunta una governante inglese per completare l’educazione di quella che era oramai divenuta una giovane donna; la madre continuava a non interessarsi della figlia. Irène sostenne l’esame di maturità a Parigi, e nel 1921 si iscrisse alla Sorbona, facoltà di Lettere, che concluse tre anni dopo.
In realtà la giovane conosceva oramai sette lingue, e nel 1921 pubblicò il suo primo testo (in francese) sul bisettimanale «Fantasio». Il primo romanzo Le Malentedu è di cinque anni dopo. Seguì la sua prima novella (L’Enfant génial), pubblicata nel 1927.
A 23 anni, nel Municipio prima e in Sinagoga poi, Irène Némirovsky sposò Micheal Epstein, giovane ingegnere russo con un futuro da banchiere. La famiglia, stabilitasi a Parigi, sarà ben presto allietata dall’arrivo di due figlie: Denise (1929) ed Élisabeth (1937). La vita sociale della scrittrice fu in quegli anni ruggente: nel 1929 divenne celebre per il suo romanzo David Golder, e il suo editore la introdusse bene nei salotti letterari francesi.
Del 1930 è Le bal (Il ballo), in cui viene descritto il difficile passaggio dall’adolescenza all’età adulta attraverso la rivalità madre-figlia.
Dopo cinque anni la prima nota stonata: a Irène venne rifiutata la cittadinanza francese. Nel 1939 decise di convertirsi al cattolicesimo, ma poco cambiò. Da qui in avanti, la famiglia Epstein iniziò ad essere vittima delle leggi razziali del governo Vichy: a Micheal fu impedito di lavorare in banca e ad Iréne di pubblicare.
I coniugi avevano già mandato le figlie a Issy-l’Évêque per proteggerle, e le raggiunsero nel 1940. Dalla campagna francese, Irène continuò a scrivere ma, essendo per legge considerata un’ebrea, nessuna sua opera fu più pubblicata. Un’eccezione fu l’editore Horace de Carbuccia che, sfidando la censura, pubblicò le sue novelle fino al 1942.
Il 13 luglio 1942 la scrittrice fu arrestata dalla Guardia Nazionale francese, e due giorni dopo fu internata a Pithiviers, da cui mandò una lettera al marito. Nonostante i disperati tentativi di Micheal per farla liberare, il suo viaggio verso l’inferno proseguì per Auschwitz, dove venne uccisa il 17 agosto dello stesso anno. In seguito, anche lui fu arrestato con la sorella e deportato ad Auschwitz, dove incontrò la morte il 6 novembre 1942.
Denise ed Élisabeth si salvarono, finendo sotto la tutela di Albin Michel e Robert Esmenard (gli editori di Irène). Per anni Denise conservò i documenti che era riuscita a salvare in una valigia, senza mai aprirla. Molto tempo dopo, affrontando un dolore immenso, fece scattare il meccanismo d’apertura e la spalancò: dentro, un manoscritto incompiuto della madre, in inchiostro azzurro. Si trattava di Suite francese, o meglio, i primi due tomi di un’opera pensata in cinque volumi. Venne pubblicata in Francia solo nel 2004, contribuendo alla riscoperta di una grande scrittrice ingiustamente dimenticata. Inoltre, nel 1992, la figlia Élisabeth pubblicò una biografia della madre, intitolata Le Mirador.
Tra le opere di Irène Némirovsky, ricordiamo almeno Il ballo (1930), Come le mosche d’autunno (1931), Il vino della solitudine (1935), Due (1936), Il signore delle anime (1939), I cani e i lupi (1940), I doni della vita (1941) e Suite Francese (1942). In Italia la casa editrice di riferimento fino allo scadere dei diritti è stata Adelphi, che ha cominciato a pubblicare le sue opere nel 2005. Altre case editrici che hanno poi pubblicato i suoi libri sono state Garzanti, Rizzoli, Newton Compton.

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