RECENSIONE: La cagnetta ( Vasilij Grossman)

RECENSIONE: La cagnetta ( Vasilij Grossman)Valutazione: three-half-stars

La cagnetta di Vasilij Grossman
Traduttore: Mario Alessandro Curletto
Pubblicato da: Adelphi il 15/01/2004
Genere: Fiction, General, Short Stories (single author)
Pagine: 88
ISBN: 9788845928017
ASIN: B00HUTNYFMAcquista il libroAcquista ebook

La trama

La fredda ineluttabilità delle leggi della vita in tre racconti da ascrivere ai vertici della prosa di Grossman.

 – Vibrazione – 

La cagnetta di Vasilij Grossman (Adelphi) è una mini raccolta di racconti. Io di Grossman ho letto pochissimo, solamente L’inferno di Treblinka (trovate QUI la mia recensione) ed è stato sufficiente per amarlo.  Anche queste composizioni mi hanno colpito, ma in maniera diversa. Qui Grossman non sta scrivendo per un giornale, non racconta con dovizia di particolari l’orrore umano. In questi tre racconti, scritti in momenti diversi della vita, c’è qualcosa di malinconico. Un filo conduttore che io ho interpretato  a modo mio.

La Cagnetta - Vasilij Grossman - AdelphiLa cagnetta si apre con il racconto  La giovane e la vecchia, sappiamo già che si giocherà sui contrasti. Due donne di età diversa si ritrovano a condividere la stessa casa, una all’apice della giovinezza e quindi potremmo pensare della felicità, l’altra al tramonto della vita. Quest’ultima soffre a causa della figlia lontana, condannata a scontare una pena lontano dalla famiglia. Ma in realtà i ruoli sono invertiti: è la vecchia ed essere felice e la giovane a soffrire perché le leggi della vita sono incomprensibili e soprattutto imprevedibili.

L’alce invece è il racconto che ho sottolineato per intero. Ogni frase meritava attenzione e una riflessione. Il protagonista è un uomo ormai infermo, che viene accudito dall'”eroica” moglie che di giorno lavora, di notte veglia l’ammalato nel disinteresse di tutti, perché a un certo punto o si guarisce o si muore.

È vero, i suoi amici ormai erano persone di una certa età, già andare in ufficio su autobus e filobus affollati per loro era una fatica, poi ognuno aveva i propri impegni, la stagione del raccolto nell’orto della dacia, i problemi dispiaceri legati al lavoro. E tuttavia lo addolorava il fatto che i vecchi amici raramente chiedessero sue notizie e, semmai venivano a trovarlo, non lo facessero perché mossi da un sincero interesse nei suoi confronti o dal desiderio di portargli conforto, ma per il loro esclusivo interesse, per mettersi a posto la coscienza.
Nei primi tempi della malattia, i colleghi gli portavano regali: fiori, cioccolatini, ma ben presto avevano smesso di andarlo a trovare… A loro non importava del decorso della sua malattia, e lui aveva perso qualsiasi interesse per ciò che accadeva all’istituto

La cagnetta è l’ultimo geniale racconto. Protagonista è Pestruska, una cagnetta randagia dagli occhi dolci. Un giorno viene prelevata e costretta a vivere in un laboratorio. Analisi, test, gabbie ma anche cibo, attenzioni. La vita di Pestruska cambia radicalmente e Grossman ci fa assistere alla nascita di un rapporto molto particolare tra la cagnetta e lo scienziato che si sta occupando di lei per mandarla nello spazio. Al male la cagnetta risponderà sempre con il bene e con la fedeltà:

Se il finale de L’alce mi ha commosso e in qualche modo rassicurato nonostante lo scenario poco felice, quello de La cagnetta mi ha un po’ sconfortato perché noi siamo stati Pestruska dopo la missione.

Finalmente lui riuscì a vedere i suoi occhi: gli occhi annebbiati, impenetrabili di un povero essere dalla mente confusa e dal cuore tenero e mansueto.

La cagnetta è…

La cagnetta è vibrazione. Ogni volta che leggo Grossman qualcosa mi colpisce dentro e trema. Non sono entrata nel dettaglio, sono tanti i temi che si potrebbero sviscerare. L’eterna lotta tra bene e male, le condizioni di vita del popolo russo, l’ispirazione a Cechov… ma non lo farò perché c’è l’accuratissima nota finale di Mario Alessandro Curletto che spiega lo stile di Grossman, lo interpreta e soprattutto ci fa venire voglia di leggere il capolavoro di questo autore, Vita e Destino (QUI la trama). 

Proprio in questo periodo, mentre sto leggendo Guerra e Pace, ho avuto voglia di staccare per mezz’ora e conoscere meglio Grossman, Una scelta azzeccatissima.

Consigliato per chi ha voglia di conoscere  la prosa Grossman, per chi ama le storie brevi ma potenti, per chi ha voglia di buttarsi in Vita e destino ma non ha ancora il coraggio, questo assaggino vi convincerà.

 

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Alcune note su Vasilij Grossman

Vasilij Grossman

Vasilij Semënovic Grossman è stato un giornalista e scrittore sovietico di origine ebraica. Diventò ingegnere e dopo essere cresciuto a Ginevra e aver studiato a Kiev, all’epoca dei piani quinquennali credette talmente nella costruzione dell’ “uomo nuovo” da abbandonare i cantieri minerari del Donbuss, dove lavorava, per mettersi a raccontare l’epopea dell’Unione Sovietica.
Fu corrispondente di guerra per il quotidiano dell’esercito “Stella rossa” e seguì il fronte fino alla Germania.  In quel periodo cominciò a comporre una grande opera sulla guerra, incentrata sulla Battaglia di Stalingrado, e diede alle stampe “Il popolo è immortale” (1943), esaltazione dei sacrifici sofferti dai popoli dell’Unione Sovietica durante l’invasione tedesca del 1941.
Tra il 1944 e il 1945 lavorò a un’opera che documentava i crimini di guerra nazisti nei territori sovietici contro gli ebrei (“Il libro nero“).
Grossman, ebreo sovietico, scrittore e giornalista, conobbe perciò direttamente le devastazioni della seconda guerra mondiale, la lotta contro i nazisti, la sconfitta di Hitler quindi l’ascesa di Stalin.
Dopo aver assistito alla campagna antisemita (fra il 1949 e il 1953) si trovò in dissidio con il regime e cadde in disgrazia.  Così la stesura finale della sua grande opera, Vita e Destino, venne sequestrata e non avrebbe mai visto la luce se qualcuno non avesse conservato e fatto pervenire clandestinamente una o due copie a Losanna, dove fu stampato nel 1980.

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