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RECENSIONE: Eugenia (Lionel Duroy)

Eugenia - Lionel Duroy - Fazi editore
RECENSIONE: Eugenia (Lionel Duroy)

Eugenia

Valutazione:
three-half-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
23/01/2020

Pagine:
463
Genere:
ISBN:
9788893257237
ASIN:
B082Y7QQG6
Acquista:

La trama

Eugenia è cresciuta a Iaşi, centro culturale cosmopolita e raffinato, dove però, così come nel resto della Romania degli anni Trenta, gli ebrei iniziano a essere malvisti. Lo stesso accade nella famiglia di questa giovane studentessa di Lettere: sia i genitori che il fratello maggiore di Eugenia si lasciano contagiare dai pregiudizi razziali. Quando lo scrittore ebreo Mihail Sebastian, invitato per una conferenza all’università, viene violentemente aggredito da alcuni militanti di estrema destra, soltanto la ragazza si schiera in sua difesa; colpita da un’improvvisa presa di coscienza, che le apre gli occhi di fronte al pericoloso espandersi dell’odio razziale, si trasferisce a Bucarest, dove ritrova Mihail e finisce per innamorarsene. Mentre il malinconico scrittore, impegnato a confrontarsi con il suo ruolo di intellettuale nel contesto dell’antisemitismo crescente, è esposto a rischi sempre maggiori, Eugenia è determinata a opporsi alla barbarie e a difendere i suoi ideali di libertà: cercando di sopravvivere in un paese sconvolto dalla guerra arriverà a comprendere che l’unico modo per combattere il male è ricercarne l’origine.Sullo sfondo di una nazione contraddittoria e affascinante, questo romanzo vede intrecciarsi magistralmente la grande storia del secondo conflitto mondiale e le vicende intime dei suoi personaggi. Traendo ispirazione dalle voci degli intellettuali che animarono la scena culturale dell’epoca, in particolare quella del brillante scrittore romeno Mihail Sebastian, Lionel Duroy firma un libro appassionante e profondo: accuratissimo nella ricostruzione storica, al tempo stesso Eugenia invita il lettore a porsi gli stessi interrogativi che qui animano la riflessione sull’origine del male portata avanti dalla protagonista, riflessione oggi più che mai necessaria.
«Il romanzo di Duroy è al tempo stesso storico, filosofico, tragico, rigoglioso, straziante, affascinante. Totale».«L’Express»
«Il lettore di Lionel Duroy non dimenticherà facilmente Eugenia». «Livres Hebdo»
«Lionel Duroy esplora la storia dimenticata della Romania durante la seconda guerra mondiale. Un romanzo vibrante di realtà».«Elle»

 – Appassionante –

Eugenia di Lionel Duroy (Fazi) è una di quelle storie che ha tutti gli ingredienti per convincermi: centinaia di pagine che ho divorato in pochi giorni spinta sì dalla curiosità, ma  stranamente cullata da una storia che non ha nulla di rassicurante.

Eugenia - Lionel Duroy - Fazi editoreEugenia ha molti punti in comune con Da duemila anni di Mihail Sebastian (LEGGI QUI la mia recensione) perché è proprio nell’incipit che ritroviamo Sebastian: autore ebreo e romeno che ha raccontato le origini dell’antisemitismo nel suo romanzo in gran parte autobiografico. Mihail compare già nelle prime righe, anche se la sua storia è un epilogo, la sua presenza è una costante per tutto il romanzo. Siamo nel 1945 in Romania ed Eugenia riceve per telefono la notizia della morte dell’amato scrittore. Duroy ci scaraventa subito in una scena di dolore: una ragazza che perde l’amore, ma intuiamo che quello sarà solo l’antipasto.

Eugenia è un romanzo ma  fotografa molto bene la realtà degli anni Trenta e degli anni del conflitto. Costruito con continui flashback è una lettura dinamica e avvincente. Eugenia parte dal presente per ricostruire non solo scampoli di vita privata con Mihail (come abbiamo già detto persona realmente esistita) ma la storia di una nazione: la Romania.   La realtà della Guerra, la violenza, l’antisemitismo irrompono nella quotidianità dei personaggi e gelano il lettore che conosce il triste epilogo dell’Olocausto. Ma prima, Duroy ci fa innamorare dei protagonisti: non penso che dimenticherò tanto facilmente il cambio di rotta di Eugenia, la prigione di immobilità di Sebastian, la crudeltà di Stefan, la mancanza di prese di posizione dei genitori, il coraggio di Andrei, la leggerezza di Leny e…la città di Iași sconvolta dalla violenza. Ma procediamo con ordine.

Eugenia è una ragazza di buona famiglia, una studentessa probabilmente brillante, che vive a Iași, una città che è già invasa dai pregiudizi sugli ebrei. Sono loro i colpevoli di tutti i mali, sono ricchi, occupano posti di lavoro destinati ai veri cittadini romeni, rubano, ingannano, valgono meno delle bestie. E questi pregiudizi (che noi definiamo insensati, privi di spessore ma che assomigliano terribilmente a quelli sugli immigrati e sugli stranieri in generale) si respirano anche in casa di Eugenia, quella è la normalità. Finché…qualcosa in lei non si risveglia, e lo fa con violenza. La sua professoressa, che diventerà un personaggio guida per lei, invita all’università proprio Mihail Sebastian che verrà picchiato, deriso, minacciato. Ma non è solo quello a sconvolgere Eugenia, a sconvolgerla è un passo di Da duemila anni. In un passaggio Sebastian passa accanto a dei ragazzi che augurano la morte agli ebrei. Quando ha cominciato a trovarlo normale? Quante volte è successo e nessuno ha battuto ciglio?

Non saprei descrivere con precisione l’effetto che fa una repentina presa di coscienza, ma è come se all’improvviso tutto in noi si illumini, il cuore e la ragione si infiammino entrambi contemporaneamente, e una rabbia tutta nuova ci abiti, ci travolga, una rabbia di cui ancora non sappiamo che fare.

Senza dubbio fu quella rabbia a guidarmi nelle ore e nei giorni che seguirono quel fatto, ma anche, e in modo più imperioso, la volontà di non deludere la professoressa Costinas.

Siamo nel 1935 e i giovani studenti e non, sono stati sedotti dalla Guardia di Ferro, grazie anche all’appoggio della Chiesa, degli intellettuali e delle personalità di spicco del Paese. Stefan sposa la causa dell’antisemitismo proprio indossando quella divisa. Una posizione agli antipodi rispetto a quella di Eugenia che non ce la fa più a rimanere in quella casa con persone che le urlano di salire sul treno del cambiamento. Il trasferimento a Bucarest le regala indipendenza e serenità. Le frequentazioni con Mihail diventano sempre più frequenti e forse non riusciamo a capire appieno il comportamenti dello scrittore che chiuso in casa a scrivere viene tormentato da fantasmi mai nati:

Devo confessare che dei miei manoscritti bene o male non mi importa nulla. A importarmi però sono i libri che forse non scriverò mai.

Eugenia - Lionel Duroy - Fazi editoreScopriamo l’indole di Mihail Sebastian da due punti di vista diversi, ci sono i racconti di Eugenia, che rammenta gli anni immediatamente precedenti allo scoppio del conflitto e quelli durante, e poi il diario dello scrittore, che ci viene letto dalla stessa Eugenia, di temperamento opposto a quello dell’amato.

Eugenia lavora per l’agenzia Rador, fa la giornalista (altro motivo per cui mi sono innamorata di lei) ma non si limita a registrare la violenza, riesce sempre ad andare oltre. L’uccisione del primo ministro, insieme a quella di altri giovani che lo accompagnavano, è la prima crudeltà che vede con i propri occhi:

I morti sembrano ancora vivi, di carne e ossa, gli occhi aperti anche se insolitamente fissi, i capelli ogni tanto mossi da una debole brezza, le labbra spaccate, le unghie sporche, questo è il motivo per cui, avvicinandoci e contemplandoli, sentiamo il cuore stringersi di una vergogna indicibile: come osiamo farlo, proprio quando sono lì indifesi, consegnati al nostro sguardo senza più niente per celarsi? Come osiamo? La morte è uno stato così intimo, non trovate, così impudico. Ma in realtà loro ci ingannano, hanno lasciato lì solo l’involucro, delle statue di carne livida, e mentre sentivo salire dalle gambe un tremolio che non riuscivo a dominare, mi udii all’improvviso recitare a voce bassissima le parole di Rilke che provenivano da mio fratello Andrei:

Chi,s’io gridassi, mi udirebbe mai dalle sfere
degli angeli? E se pure d’un tratto
uno mi stringesse al suo cuore: perirei della sua
più forte esistenza. Poiché del terribile il bello
non è che il principio, che ancora noi sopportiamo.

Eugenia non lo sa ancora ma di lì a poco sarà costretta a vedere qualcosa di sconvolgente. Ancora una volta si troverà nel posto giusto al momento giusto per la sua agenzia di stampa. Sto parlando del pogrom di Iași avvenuto a giugno del 1941. In quella carneficina persero la vita più di 13mila ebrei e quando quella mattina del 29 giugno, Eugenia apre gli occhi, la sua città è un campo di morte: i vicini di casa sono per terra morti, uno respira ancora e comincia la sua corsa verso l’ospedale:

Ma tutte le vie offrivano uno spettacolo mai visto prima. Qui e là sulla soglia delle case o dei palazzi altre vittime giacevano di traverso sui marciapiedi. Giovani e vecchi, donne, a volte famiglie di intere: il padre, la madre e i loro due bambini. Da tutti i corpi sgorgavano gli stessi rivoli di sangue. E non c’era nessuno che portasse soccorso a quelli che, forse, respiravano ancora. Dovevano essere più o meno le otto e la città sembrava disabitata. Dov’erano gli abitanti di Iași? C’erano solo morti. Cos’era successo durante la notte? Stavo forse correndo dentro un incubo? Stavo impazzendo?

A mesi di distanza, passato l’orrore iniziale, Eugenia avrà un altro risveglio di coscienza. Ancora una volta la prospettiva viene ribaltata: sì, il pogrom è stato raccontato, ma nessuno si è mai azzardato a scrivere cosa sia passato per la testa del calzolaio che si è messo a massacrare il vicino di casa. Cosa hanno pensato uscendo con l’ascia in mano? Sono più felici ora che gli ebrei sono tutti morti?

Domande destinate forse a rimanere senza risposta ma dalle quali non si può scappare. Il cambiamento in Eugenia è una costante e non è solo interiore. Ci sarà un momento in cui smetterà di essere una mera spettatrice e prenderà una posizione dalla quale non potrà fare più marcia indietro. La prenderà per Mihail e per tutti gli ebrei che subiscono in silenzio le torture e l’eliminazione dalla faccia della terra.

Eugenia è…

Appassionante. Duroy mescola elementi di fantasia con fatti realmente accaduti. Mostrando l’orrore del regime instaurato da Antonescu e immortalando il clima di follia collettiva che ha investito alcune città della Romania. La Guardia di Ferro, gli attentati terroristici per far perdere la guerra, le battaglie in Russia… Eugenia è un libro ricchissimo sotto più punti di vista. Trovo che sia Sebastian che Eugenia siano costruiti molto bene eppure qualcosa mi ha impedito di dare quattro stelle al libro: l’ultimo cambiamento della protagonista (di più non voglio dirvi) avviene troppo a cuor leggero. A parte questo passaggio, restano indimenticabili le pagine sul pogrom e quelle iniziali sull’odio per gli ebrei.
Duroy ci costringe a rispondere a interrogativi attualissimi e alcune certezze inquietanti: perché le atrocità possono ripetersi anche se non ci crediamo.

Come faceva la gente a credere… E io, come avevo fatto, a sedici o diciassette anni, a non trovare niente di strano nel fatto che un ebreo della mia età potesse farsi massacrare di calci su un marciapiede? Come avevo fatto, in un momento della mia vita, a pensare che gli ebrei non fossero nostri eguali, che non fossero a tutti gli effetti persone come noi, che li si potesse picchiare impunemente, quando non addirittura uccidere?

Eugenia è consigliato per gli amanti della storia, per chi, come me, conosce poco la Romania, per chi ha voglia di immergersi in una storia solo all’apparenza lontana da noi. Amerete Eugenia e forse odierete un po’ le domande che vi costringerà a porvi.

 

three-half-stars

Alcune note su Lionel Duroy

Lionel Duroy

Lionel Duroy è stato reporter per il quotidiano «Libération». È autore di più di una decina di romanzi spesso ispirati alla sua esperienza di giornalista. Con Eugenia ha ottenuto il premio Anaïs Nin 2019.

 

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