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RECENSIONE: Ada brucia (Anja Trevisan)

Ada brucia storia di un amore minuscolo - Anja Trevisan - Effequ editore
RECENSIONE: Ada brucia (Anja Trevisan)

Ada brucia. Storia di un amore minuscolo

Valutazione:
four-stars
Autore:
Pubblicato da:
Data uscita:
02/07/2020

Pagine:
304
Genere:
ISBN:
9788898837731
ASIN:
B08P531WST
Acquista:

La trama

Tra 'Lolita' di Vladimir Nabokov e film come 'Kynodontas' di Yorgos Lanthimos, questo romanzo è una favola oscura raccontata in piena luce: in un'atmosfera fiabesca e sospesa sopra ogni giudizio, le convenzioni si ribaltano e non si sa più cos'è l'amore. Rino rapisce la piccola Ada durante una festa patronale. Convinto di amarla, la costringe in casa: così Ada cresce con lui, senza mai uscire, convinta di non poter toccare l'erba e il pavimento fuori perché priva delle scarpe che le impedirebbero di bruciarsi. Il mondo che Rino plasma per Ada, sfumato tra sogni e menzogne, è un carcere perfetto, nel quale la giovane vive senza troppo chiedersi cosa c'è oltre, interrogandosi sulla parola amore e su quello che succede quando si cresce. Dopo 13 anni, però, quel mondo crolla: Ada viene salvata, Rino processato. Il resto delle loro vite è attesa. Anja Trevisan si cimenta con uno dei temi più controversi della storia della letteratura, mostrando con delicatezza quanto sia difficile distinguere tra amore e dipendenza.

 – Paradosso –

Ada brucia di Anja Trevisan (Effequ) è un libro composto solo da contrasti. Il lettore si sente costantemente dissociato mentre legge la storia di questo amore minuscolo. Diviso tra il disgusto e la commozione. Ada brucia va letto senza pregiudizi e/o reticenze. Per apprezzare il romano di questa autrice classe 1998 bisogna abbandonarsi, senza farsi troppe domande.

Ada brucia storia di un amore minuscolo - Anja Trevisan - Effequ editoreSarebbe riduttivo dire che questa è la storia di un pedofilo e di una vittima con la sindrome di Stoccolma. Per quanto insensato, disgustoso, agghiacciante, il racconto di Rino e Ada  è quello di una (malata) storia d’amore. Trevisan ci rende prigionieri in una casa in cui non si respira violenza, ma  all’apparenza amore.

Lo so, non ci credete. Non ci credevo nemmeno io quando ho ascoltato la presentazione a Borghetto del libro. Eppure leggendo Ada brucia si lasciano fuori dalla porta per un po’ giudizi e leggi morali. Questo è un male o un bene? Non lo so, ma so che se alla fine un’autrice riesce a farci dimenticare l’orrore facendoci pensare solo a una storia d’amore (anche solo per una riga) allora, questo è un merito.

Si sporge verso di lei e la ammira mentre sonnecchia placida sul materasso.
Rapita il: 13 maggio 1980, compiuti da poco i nove mesi. Nome completo: Beatrice Casati. Nome che non le si addice e che non dovrà aver più niente a che fare con lei. È Ada, Ada e basta, e sempre lo sarà.

Comincia così, come una maledizione  la storia di Rino e Ada. Durante la festa di San Pancrazio, Rino, da sempre solitario e con una grande nostalgia per la compagnia del nonno che è mancato qualche tempo prima, si innamora di una manina nella carrozzina.

Quando incrocia lo sguardo di quella bambina di nove mesi capisce che l’unica cosa che può fare è rapirla, o meglio, portarla in casa con sé. Si amano, è bastato uno sguardo per capirlo. A Rino piacciono le bambine, si eccita quando le guarda, è malato, disturbato, solo.

Ada brucia storia di un amore minuscolo - Anja Trevisan - Effequ editoreE quando rapisce Ada compone una serie di regole: non la toccherà, non la guarderà mentre fanno il bagno. Ama Ada, non vuole farle male eppure la strappa alla sua famiglia, la rinchiude e la rende prigioniera con le  sue storie, con le bugie.

Se le storie in passato hanno salvato le vittime, qui le rendono impotente. Ada è convinta di non poter uscire perché la terra brucia. Finché non avranno inventato le scarpe della sua misura non potrà uscire, dovrà nascondersi in cantina in caso di visite e finestre e scuri saranno quasi sempre chiusi.

Riuscite a immaginare una cosa peggiore di questa? Una bambina richiusa in casa da un pedofilo? Eppure la delicatezza di Ada brucia è qualcosa che non si riesce a spiegare. C’è la violenza, non mi prenderei mai la responsabilità di dire che non c’è, ma non nelle parole che vengono usate.

Ada è felice. Certo, questa è l’unica realtà che conosce, almeno fino a quando non arriva Max. Ma è felice.

Non aveva mai avuto una bambina vicino:  Ada era sempre stata la sua compagna, mai una figlia,  mai una neonata, mai un corpo che prima  o poi avrebbe amato di meno. Era sempre stata un amore spropositato che non era ancora pronto per compiersi fino in fondo.

Ma il tempo passa e quando Ada cresce e “perde i pezzi” comincia forse la vera consapevolezza. Rino non può impedirle di crescere. I denti che cadono, i giorni in cui sanguina, Ada cambia e in parte anche il loro rapporto.

Ada sogna di essere un bruco per  essere così forte e poter strisciare sulla terra  senza  bruciare e intanto Bapu trascorre sempre più ore fuori casa. Non la ama più?

Vorrebbe chiederle scusa, dirle che lo ha fatto per loro, che solo in quel modo potevano stare insieme. Che se il loro non è amore, allora l’amore non esiste.

Ada brucia è una favola nera. E no, non è come Lolita. Lolita odia il suo aguzzino che è un essere terrificante. Rino è malato, non malvagio.

Mi sto muovendo sulle uova, difficile parlare di Ada brucia e difficile consigliarlo. Ci sono passaggi rivoltanti (ma mai morbosi) perché stiamo pur sempre parlando di una bambina e capirei chi non se la sentisse di leggerlo.

Trecento pagine circolari, in cui alla fine si torna all’inizio e alla promessa di Bapu. L’ha mantenuta?

Giurò che non le avrebbe mai fatto del male, che lei gli avrebbe voluto sempre bene e che prima o poi, quando fosse stata pronta, sarebbero andati in mezzo alle persone e lei avrebbe potuto dire che tutto quello che era stato era stato bello e giusto.


Ada brucia è…

Un paradosso. C’è violenza, ossessione, prigionia, la figura di quest’uomo che prevarica e plasma Ada. Rino è padre e inventore. Disegna un’Ada che non esiste e la condanna a non riconoscersi mai più in nessun altro ruolo.

Eppure ogni tanto, in diverse righe, specialmente verso la fine, ci dimentichiamo di questa violenza. E per un brevissimo istante pensiamo: “si amano”. La razionalità, l’etica e tutto quello che ci rende “persone normali” subentrano ma con un secondo di ritardo.

Non mi sento di  consigliare in maniera indiscriminata questo romanzo. Ci sono magari delle cose che non tornano (Ada guardava la televisione eppure spesso si comporta come se fosse completamente fuori dal mondo) ma niente che impedisca davvero di godersi questo terrificante viaggio.

So che è un esordio, ed è un’opera prima incredibile.

Il libro ha anche vinto il Premio Pop. 

four-stars

Alcune note su Anja Trevisan

Anja Trevisan

Anja Trevisan (1998), vive a Este, in provincia di Padova, dove è cresciuta. Appassionata di cinema, scrive analisi e recensioni di film in concorso a vari festival cinematografici, tra cui il Festival di Venezia. Con Ada brucia, suo primo romanzo, dà prova di un’altissima maturità letteraria

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