
Ricostruzione

La trama
In questo ultimo capitolo di una trilogia dedicata alle donne, alla maternità e alla violenza nei rapporti familiari Viktorie Hanišová affronta ancora una volta un tema urticante: ad appena nove anni Eliška si è trovata a vivere una terribile tragedia e nel corso dell’infanzia tenterà di cancellare dalla mente il ricordo di quell’episodio mai del tutto chiarito. Da adulta però, dopo aver intrapreso gli studi di architettura, inizia a essere tormentata dalla necessità di ricostruire la propria storia e capire cosa abbia portato sua madre a compiere un atto così brutale e inspiegabile. Passo dopo passo la sua personale “indagine” sulla vicenda ormai lontana la impiglia sempre più nel passato e rischia di minare il suo già fragile equilibrio mentale… Un testo avvolgente, che ha l’andamento di un racconto poliziesco ma che si trasforma via via in un’analisi psicologica. Senza offrire nessuna semplice e consolante soluzione.
– Feroce –
Ricostruzione di Viktorie Hanišová (Voland edizioni) è il libro che chiude la trilogia ideale di questa autrice. Anges e La cercatrice di funghi mi sono piaciuti tantissimo, ma Ricostruzione mi ha conquistato più di tutti. Tranquilli, potete cominciare a leggere Hanišová dal libro che vi ispira di più. Il tema che collega tutti e tre i romanzi è principalmente la maternità, al centro di questi tre libri infatti c’è la figura della donna, il posto che la società si aspetta che occupi e ovviamente i rapporti familiari.
Un’avvertenza la devo fare, il tema in Ricostruzione può essere disturbante. La maternità narrata in questo romanzo è un incubo che si immerge e si nutre della follia dei personaggi. Hanišová ci ha abituato a un linguaggio crudo e a storie decisamente drammatiche… ma in Ricostruzione qualcosa cambia. La tensione è sempre crescente e il lettore ha l’impressione di immergersi in un giallo. Tutto ruota attorno a un interrogativo: “Perché l’ha fatto?”.
La protagonista è Eliška, ha solo nove anni quando la sua vita viene travolta da una tragedia. Nella sua famiglia nessuno ne parla ed Eliška arriva addirittura a dimenticare alcuni agghiaccianti particolari. Cresciuta dalla zia Leonie, la protagonista è una bambina studiosa, taciturna… crescendo la situazione non cambia.
Sono nata a nove anni, dieci mesi e sette giorni. Me lo ricordo con precisione. Di punto in bianco ero seduta su un divano insimilpelle beige in una stanzetta con un tappeto colorato ricoperto di peluche. Sparsi in giro ce n’erano tanti che sarebbero bastati per un’intera classe. Di fronte a me una poltrona vuota, con la seduta sformata. Alle pareti dipinte di ocra erano appesi disegni fatti coi pastelli. Una casetta senza porta e con una sola finestra. Davanti un omino con un cane. Aveva braccia e gambe, ma niente dita. Gli mancava anche il naso. Accanto vidi lo schizzo di una bambina che teneva per mano un orsacchiotto. E più a destra un treno coi vagoni, ai finestrini si potevano distinguere quattro visi con capelli svolazzanti. Una mamma. Un papà. Una bambina. Un bambino. Filavano via, salutando dal finestrino e sorridendo. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quel disegno abbozzato da una. mano goffa.
Eliška si muove nel mondo con insofferenza senza riuscire a capirne i motivi… all’apparenza ha una vita normale, si iscrive ad architettura e condivide la casa con la migliore amica Romana e si innamora anche di un ragazzo, David. Eppure grattando la superficie emerge qualcosa d’altro. Emerge il bisogno di ricostruire la propria storia e di svelare un’enigma inspiegabile.
Comincia così la caccia ai nomi della protagonista. Proverà a rintracciare i nomi delle persone che hanno avuto un ruolo nella sua infanzia e non solo. Richieste di incontro, ricerche in biblioteca, l’ossessivo studio dei ritagli di giornali conducono il lettore molto in fretta alla fine di queste trecento pagine.
Sullo sfondo, che sfondo non è, i diversi tipi di maternità. Quella mancata delle zie, quella tormentata di Romana, quella insensibile e rabbiosa… come posso dirvi di più senza rovinare nulla?
Quando una settimana dopo mi lasciarono tornare a casa, per prima cosa andai nello sgabuzzino, tolsi dal muro la bacheca con i nomi, le didascalie e le foto e impacchettai tutto in un grosso sacco nero della spazzatura. Ci buttai dentro anche l’album di famiglia di zia Leonie e i ritagli di giornale. Poi portai il sacco in soffitta e lo lasciai in un angolo polveroso. Cancellai dal computer il file con l’analisi delle relazioni. Il passato per me smise di esistere.
Ma il passato non può smettere di esistere, almeno non per la tormentata protagonista che non riesce a trovare la risposta alla sua domanda: perché l’ha fatto?
Ricostruzione è…
Un romanzo feroce. Non si salva nessuno in questo romanzo. Tutte le donne di questa storia sono tormentate, schiacciate, camminano sul filo della follia. Insoddisfatte, intrappolate e tristi per motivi diversi, impregnano con la loro insoddisfazione tutte le pagine di Ricostruzione. La ricerca febbrile della protagonista ci regala il ritmo del giallo, ma l’abisso che si spalanca dietro ai suoi gesti dà vita a un romanzo introspettivo dolorosissimo.
Ho amato molto la parte finale, ma in realtà ho apprezzato tutto questo romanzo. L’unica cosa che forse mi ha convinto meno è Romana, il suo malessere rimane decisamente sfumato ma forse si tratta di una scelta voluta di Hanišová. Alla fine anche le persone che amiamo a volte rimangono impenetrabili.
Consigliato per chi è in cerca di una storia originale, incalzante e spietata. Non ci sono conti, non ci sono soluzioni, non c’è consolazione.
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