RECENSIONE: La rivoluzione, forse domani (Rosa Mangini)

RECENSIONE: La rivoluzione, forse domani (Rosa Mangini)Valutazione: four-stars

La rivoluzione, forse domani di Rosa Mangini
Pubblicato da: Divergenze il 3 dicembre 2018
Genere: Fiction, General
Pagine: 130
ISBN: 9788831900072Acquista il libro

La trama

La rivoluzione, forse domani è la trascrizione di un manoscritto autografo, ritrovato in circostanze fortunose, che in poco meno di cento pagine riesce ad unire una storia d’amore e di umanità in tempo di guerra, l’inno appassionato per una terra, e una vicenda di resistenza prima della Resistenza, firmata da un’autrice coltissima e misteriosa. Una novella di valore storico e sociale incalcolabile.

È nel lembo di terra fra Costa de’ Nobili e Zenevredo, due borghi divisi da un ponte di barche tra i salici sul fiume Po e i primi rilievi dell’appennino, che si consuma la vicenda narrata. Vicenda che si apre in un clima campagnolo, quasi georgico, e pur entrando subito nel climax del conflitto attraverso i dialoghi d’un gruppo di vignaioli e l’anziano signor Balossi, per due capitoli descrive la nascita di un legame amoroso tra il Michele – con l’articolo davanti – e Melania, una delle figlie gemelle della perpetua di un parroco della zona. Ma è anche e soprattutto un documento che testimonia una forma di Resistenza in un periodo in cui parecchia stampa era allineata, i dissidenti erano molti meno rispetto ad un paio d’anni dopo, e parte di quella dissidenza non era viva nella popolazione, se non attraverso forme improvvisate come quella del Michele e della sua cerchia d’amici. L’autrice, ex insegnante, padrona di almeno quattro lingue, ha una profonda conoscenza delle dinamiche letterarie e unisce linguaggio dialettale e passaggi di notevole finezza che ad ogni rilettura trasmettono qualcosa in più: grandi e piccole illuminazioni, delicati scorci emotivi e un tono fatale in cui muove gli uomini sul palco della II Guerra Mondiale, visto da chi l’ha vissuta sulla pelle, nei visceri e nello spirito.

– Speranza –

La rivoluzione, forse domani di Rosa Mangini (Divergenze) è un racconto scritto da una donna misteriosa. Il  breve viaggio in  un’Italia che io ho solo sentito raccontare ma che in un certo senso mi ricorda quella di oggi. E’ vero, il libro è intenso tanto quanto breve e merita decisamente attenzione.

Non conoscevo la casa editrice Divergenze e quando mi hanno proposto di leggere La rivoluzione, forse domani ho accettato subito. Gli elementi giusti ci sono tutti: è scritto da una donna di cui non si conosce l’identità, parla di resistenza prima della Restistenza, descrive passaggi che sembrano profetici e… in un certo senso, con le espressioni tipicamente lombarde, mi riporta a casa.

Il libro è bello proprio come oggetto: curatissima l’impaginazione e ottima la qualità delle pagine (per me che sono un’accumulatrice gli oggetti hanno una certa importanza) ma se questo non mi fosse bastato per convincermi ecco che la prefazione, curata da  Chiara Solerio, ci svela l’importanza dell’opera:

I mezzi di comunicazione erano meno invasivi degli attuali, ma funzionavano al medesimo modo. Si nutrivano della diffidenza della gente verso l’ovvietà, e dalle opportunità nascoste nell’inverosimile: ciò che è in apparenza assurdo non può essere falso. Su questa ennesima contraddizione il regime costruisce il proprio apparato di credenze fuorvianti. Di tutto ciò la Mangini, ultima di una lunga e preziosa serie di fantasmi della letteratura, ci informa con grazia e fermezza perché le sue parole hanno una validità che arriva dritta, disarmante, a dirci che siamo mutati in peggio, e nessuna lezione ci è servita. Ma la speranza è viva nella realtà, e lungo tutto un racconto che non è solo da leggere: è da vivere. E come l’autrice scrive in uno dei passaggi più lirici: la poesia non basta leggerla, devi saperla vedere.

Sono sincera, senza l’apparato critico non credo che avrei colto l’importanza dell’opera, per questo è fondamentale leggere prefazione e la postfazione, quest’ultima a cura di Marco Vagnozzi,  de La rivoluzione, forse domani. Perché pone l’accento su espressioni e riflessioni modernissime .

La rivoluzione, forse domani - Rosa Mangini - DivergenzePer esempio Mangini, nel 1941, scrive di un personaggio: “Ha male ai pensieri” e quindi rimane a letto, è una frase che con semplicità e maestria delinea quella che noi oggi chiamiamo depressione. Ed è la semplicità la grande forza della penna della Mangini: non ci sono termini ricercati, espressioni difficili e anche la storia è molto lineare, potente e… appunto semplice.

Non svelerò molti dettagli perché credo che abbandonarsi al racconto sia il modo migliore per comprenderlo. Lasciarsi guidare da parole e situazioni ve lo farà apprezzare molto di più. D’altra parte i fogli di Rosa Mangini, forse un’insegnante o chi lo sa, sono stati ritrovati  così a sorpresa… e così noi non possiamo fare altro che lasciarci sorprendere.

Ci troviamo tra la Costa de’ Nobili e Zenevredo, due borghi divisi da un ponte di barche tra i salici sul fiume Po, è qui che prendono vita i nostri personaggi. Due anni prima della Resistenza si respira l’aria del dissenso, della voglia di cambiamento. Piegarsi ai tedeschi? Mai. Accettare passivamente l’avvento dell’ennesimo regime? No. Libertà, speranza e futuro (con gli occhi ben piantati al presente e al passato) sono gli ingredienti che riempono cuori e teste dei protagonisti.

«Allora che facciamo qui, eh? Giochiamo ai cospiratori? Dillo, ditelo, è solo un gioco, per voi? È stato tutto un gioco?».
«La guerra non è mai un gioco», lo gelò il Volpe.
«E allora io dico repubblica, guarda un po’», replicò l’altro. «Repubblica democratica d’Italia. Suona bene, eh?».
«Talmente bene che te la suoni da te».
«E perché?», domandò quegli. «Io l’amo la mia terra, sono libero di fantasticare anch’essa libera!».
«Tutti quanti sogniamo,» lo placò il Volpe, «sogniamo quando abbiamo il pane e quando ci manca. Ma se ti manca sogni il pane, e se non ti manca sogni le cose che non hai. La repubblica democratica è una cosa formidabile ma chi la farebbe, eh? Chi?».
«Come chi? Noi, gli italiani!».
«Ma gli italiani chi? Gli italiani coi Savoia, col papa e con Matteotti, col duce, e con tutti quelli che viva la rivoluzione, ma meglio domani?».

Sulla scena si affacciano diversi personaggi,  tutti con caratteristiche ben definite: Volpe, Stalin, Michele e Melania (alle prese con il primo amore) e la terra. La terra è un’altra grande protagonista e non può essere sfruttata, occupata da case destinate a rimanere vuote.

La terra toglie la fame e la sete. Le cascine hanno le aie, le stalle e i granai; i palazzi di città non sanno dove mettere i polli, i conigli, i porcelli, né dove piantare le zucche, i broccoli: cosa mangia chi le abita?

Case alte, capienti, maiuscole. Anche il lavoro, la patria, la libertà eran cose scritte e dette maiuscole. Melania prese due secchie e andò alla casa bassa ma bastevole della maestra, vi trovò i compagni di classe e si disse che no, alla Costa le maiuscole non sarebbero arrivate mai. Quanto è piccolo e l’uomo di troppe maiuscole.

Sono tantissime le tematiche in ballo, c’è l’amore, la guerra, la contrapposizione tra città e campagna, c’è la riflessione politica ed esistenziale, ci sono i riferimenti storici, le profezie sui regimi, la nostalgia per il passato, la rabbia per il presente, la voglia di reinventarsi, di lottare, di sperare.

La rivoluzione, forse domani è…

Un piccolo gioiello di speranza. Mangini ci mostra quello che siamo stati e quello che possiamo ancora esssere. Avrei potuto scrivere decine di considerazioni ma ho scelto di non farlo. Mi piace pensare che ogni lettore trarrà una conclusione diversa. Mi piace pensare che troverete Rosa familiare per motivi che mi sono estranei. Io adoro che sia mancina come me, che abbia dato vita a un racconto per certi vesi profetico, che scrivesse il Michele. La ringrazio per avermi portato in un mondo che per associazioni e affetto mi ricorda quello di mio nonno. Grazie Rosa per avermi ricordato che leggere e scrivere sono due forme di resistenza molto efficaci.

 

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Alcune note su Rosa Mangini

Rosa Mangini è un mistero ancora in fase di indagine. Di questa donna di enorme cultura, autodidatta, originaria dei colli  oltrepadani tra Pavia e Piacenza, padrona di almeno quattro lingue e insegnante nei primi anni del Novecento, rimane solo una cartelletta contenente prove scolastiche, un racconto e un romanzo trovato in una bancarella. La gran parte del romanzo è andata perduta, vinta da tre quarti di secolo di umidità; il racconto invece, è scampato alla corruzione del tempo, ed è qui proposto per la prima volta in volume.

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