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RECENSIONE: Pink Tank (Serena Marchi)

Pink Tank donne al potere - Serena Marchi - Fandango
RECENSIONE: Pink Tank (Serena Marchi)

Pink Tank

Valutazione:
three-half-stars
Autore:
Pubblicato da:
Data uscita:
26/09/2019
Pagine:
208
Genere:
ISBN:
9788860446305
ASIN:
B07XSKN5LT
Acquista:

La trama

Da oltre settant’anni le cittadine italiane attendono che la nostra Repubblica esprima finalmente una Presidente del Consiglio o una Presidente della Repubblica, che i partiti riescano a nominare una Segretaria generale (per ora l’unica segretaria di partito è Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia) e che finalmente in Parlamento siedano un numero rappresentativo e congruo di donne.
Qual è il motivo di un tale ritardo che fa precipitare l’Italia agli ultimi posti in Europa (e non solo) quando si tratta di rappresentanza politica delle donne? Quali sono le difficoltà che incontrano le donne italiane quando decidono di impegnarsi in politica? E cosa si aspettano?
Serena Marchi lo ha chiesto direttamente a loro: deputate, senatrici, firmatarie di leggi, Presidenti della Camera, attiviste e militanti. Ha incalzato e riflettuto con loro sulla condizione delle donne e della leadership al femminile nel Belpaese. Non è stato facile convincerle a parlare di come hanno iniziato a fare politica, di cosa sognavano quando erano bambine, di come hanno dovuto combattere per farsi largo in un mondo che non le aveva considerate.
Emanuela Baio, Paola Binetti, Laura Boldrini, Emma Bonino, Mara Carfagna, Luciana Castellina, Monica Cirinnà, Anna Finocchiaro, Mariapia Garavaglia, Elisabetta Gardini, Cécile Kyenge, Marianna Madia, Giorgia Meloni, Rosa Menga, Irene Pivetti, Daniela Santanchè, Elly Schlein e Livia Turco.
La lista di Pink Tank, un serbatoio di pensiero finora inesplorato, è lunga ma per fortuna non esaustiva della rappresentanza politica femminile. Abbastanza però da proporre uno spaccato fondamentale della realtà del nostro paese e capace di indicare una strada verso un futuro che diventa sempre più prossimo.

 – Sfida –

Pink Tank  Donne al potere. Potere alle donne di Serena Marchi (Fandango libri) è un libro che raccoglie diciotto interviste alle donne politiche di oggi. Il libro di Serena Marchi è una sfida, cerca risposte e lo fa partendo da alcune delle decine di domande che si potrebbero fare ai politici di oggi. Pink Tank è un tentativo di indagine che si muove in un territorio molto complesso: la politica e la tragica (quasi) assenza delle donne leader.

Pink Tank donne al potere - Serena Marchi - FandangoPink Tank è anche una sfida per chi legge. Avevo paura che mi sarei trovata in difficoltà durante la lettura, lo dico senza remore, non avevo particolare voglia di imbattermi nelle parole di un personaggio aggressivo e a tratti caricaturale come quello di Giorgia Meloni ma… ma ho letto anche il suo capitolo. La vera prova del libro potrebbe essere quella di leggere quasi dimenticando i nomi (coprirli sarebbe impossibile perché durante i paragrafi sono ripetuti più volte) e sorprendersi in seguito, come è successo a me. Mi sono trovata d’accordo con politiche lontanissime dai miei ideali.

Marchi parte dalle stesse riflessioni per tutte, cancellando il classico schema domanda e intervista, ogni politica sviluppa le proprie riflessioni sullo stesso tema, così come ogni lettore sviluppa considerazioni differenti. La prima domanda riguarda l’infanzia: ci immaginiamo queste donne forti tornare  bambine. Chi ha masticato politica sin da ragazzina, chi ha studiato per avere altri progetti ma è rimasta folgorata, chi invece ci si  avvicinata per anticonformismo, chi per una sfida personale.  Ognuna ha un concetto diverso di leadership, ognuna ha un parere diverso sulle famigerate quote rosa. Lo dirò senza giri di parole, una delle interviste che mi ha colpito di più è quella ad Emma Bonino, è lei secondo me, a centrare il punto:

 Nel nostro paese non è una questione di leadership ma di potere. Il potere genera una grande dipendenza: chi ce l’ha non lo molla. Quindi bisogna strapparglielo, più o meno violentemente. Ed è qui, a mio avviso, che oggi noi donne non ci siamo. Per anni, se non addirittura decenni, il mondo femminile ha sempre visto il potere come una cosa brutta, negativa, da evitare. Un grande errore strategico, perché non è né brutto né bello. Dipende da come si usa. Per usarlo, però, bisogna averlo.

Pink Tank non è un libro pieno di cliché, se non altro perché ci spinge alla domanda più importante di tutte: “Come si possono cambiare le cose?” Partendo dai limiti quotidiani che hanno le nostre rappresentati in Parlamento, in consiglio Regionale o Comunale, in un partito politico.

Contrariamente a quello che pensavo, sono rimasta colpita anche dall’intervista a Laura Boldrini, non ho mai nutrito grande simpatia per lei ma gli attacchi nei suoi confronti sono sempre stati esagerati.

 Perché è vero che viviamo impregnati in una cultura machista invasata di cattolicesimo bigotto ma viviamo anche in un contesto di sessismo fortissimo. Basta osservare quello che accade sui canali social delle donne leader. I profili di Laura Boldrini, di Maria Elena Boschi, di Giorgia Meloni e anche il mio sono pieni di insulti di bassissimo livello. Agli uomini non li fanno. A un uomo nessuno rivolgerebbe mai insulti sessisti e violenti. Erano belli Andreotti, Fanfani o Craxi? Se facciamo un mix di maschilismo, machismo, bigottismo, cattolicesimo, sessismo e bullismo ne esce una ragnatela micidiale nella quale ogni donna rischia di rimanere intrappolata. Come si sopravvive?

Perché le donne vengono sempre giudicate in base all’aspetto fisico, al vestito che indossano, ai capelli che portano. La Pivetti è un cesso, la Boschi una scema bellissima. Perché? Perché si deve partire dal presupposto che una donna con una carica importante nel lavoro, l’ha ottenuta per meriti fisici, o scambi sessuali?

E proprio per questo il rapporto con i colleghi maschi diventa complesso, lo descrive molto bene Monica Cirinnà:

Li ho sempre tenuti a debita distanza. È facile farsi fare il complimento, la battutina. Io sono sempre apparsa a tutti fredda, imbronciata, con un cattivo carattere. In realtà è stata un’arma di difesa che avevo deciso di utilizzare. Tenendoli lontani, non ho permesso a nessuno di entrare in confidenza. Non ho prestato il fianco ai commenti come ‘sei troppo alta’, ‘sei troppo riccia’, ‘sei troppo magra’. Sulle confidenze c’è sempre qualcuno che ci marcia sopra. Per evitare i cretini poi, ho usato uno stratagemma che mi è tornato spesso utile nella vita: i tacchi alti. Mettono soggezione, soprattutto se si pensa che sono già alta 1.80 di mio.

E per il problema delle donne nei partiti, Cirinnà non ha dubbi: “Vengono accettate soltanto per le quote da rispettare” e anche qui non posso che essere d’accordo.  Ma una volta entrate, anche se partite in svantaggio, mi piace pensarla come Bonino:

Guardiamo alle primarie dei partiti: c’è qualche candidata che si espone? Che rischia? E non giustifichiamoci con la scusa che non ci danno spazio. Il posto, se lo vuoi, te lo vai  a prendere. Anche se sai che sbatterai contro un muro. Io ho provato a candidarmi a molte cariche e ho ricevuto infiniti ‘no’ ma non per questo mi sono arresa o ho gettato la spugna. Non ho mai detto ‘Non ci provo più‘. Perché ho ben chiaro che è una questione di potere.

E la perseveranza non può essere una questione di genere.

L’argomento delle quote rosa è particolarmente complesso, da una parte è umiliante pensare che le donne in politica entrino per obbligo e non per merito, dall’altra parte è uno strumento di aiuto. Marianna Madia lo chiarisce in maniera molto limpida:

Finché la presenza femminile in Parlamento e nei Consigli di amministrazione non sarà una condizione di normalità, credo siano fondamentali. Quando una donna in ruoli di direzione non farà più notizia, allora non avremo più bisogno delle quote rosa.

Tra i temi affrontati che c’è anche quello del senso di colpa. Il malessere delle donne che lasciano la famiglia a casa per dedicarsi al lavoro, alla politica, a un progetto impegnativo e lontano dai doveri domestici:

Nonostante il femminismo e i grandi cambiamenti degli ultimi decenni, permane la retorica della famiglia, della divisione dei ruoli e questo pesa nella possibilità di fare politica e nel valore che le donne stesse le danno. Incide nel modo in cui gli uomini vedono le donne.

Pink Tank non offre soluzioni ai problemi delle donne nel mondo di oggi ma traccia un quadro delle problematiche. Conoscere il problema ci porta verso la soluzione. Elencare i pregiudizi, gli stereotipi, le difficoltà che affrontano le figure femminili della società ci porta verso una reazione:

Potere: sostantivo, maschile, singolare. I maschi non lo mollano. Andiamo a prendercelo.

Pink Tank è…

Pink Tank donne al potere - Serena Marchi - FandangoUn libro sfida. Una sfida che come donna non potevo non cogliere, come giornalista non potevo non apprezzare. Grata che Anna (Riverbero di parole) e Giusi (Libri di marmo) mi abbiano coinvolta in un progetto tra blogger per una sorta di lettura condivisa. Sono emersi i limiti del libro e i punti di forza. Grazie, perché le riflessioni degli altri ci arricchiscono e soprattutto ci mostrano sfumature che non saremmo in grado di cogliere da soli.

A me è piaciuta la formula adottata da Marchi: le stesse domande per tutti, la giornalista che scompare durante la chiacchierata per poi far trasparire qualche riflessione qua e là ma quella  che è mancata  è la conclusione. Avrei voluto alla fine del libro una vera e propria riflessione di Marchi e perché no, un’intervista a lei. Cosa ne pensa di leadership e quote rosa?

Questo libro è rosa, parla di donne, di problemi femminili, ma è un libro consigliatissimo per gli uomini. Indossare gli altri panni può aiutare a comprendere come si sentono le altre persone e forse ad evitare commenti e comportamenti sgradevoli.

Consigliato per le donne, incredibilmente scoprirete che ci troviamo di fronte alle stesse difficoltà di Santanché, Garavaglia,  Carfagna… chissà, forse tutti insieme riusciremo a rispondere alla domanda fondamentale del libro:  perché In Italia “ancora nulla?”

Nel mondo la presenza delle donne in politica è sempre più una realtà consolidata. Angela Merkel, premier tedesca. Theresa May, fino a qualche mese fa primo ministro del Regno Unito. Christine Lagarde e Ursula Von Der Leyen, rispettivamente presidente della Banca centrale europea e presidente della Commissione europea. Kolinda Grabar-Kitarović, presidente della Croazia. Zuzana Čaputovŕ, presidente della Slovacchia. Nicola Sturgeon, premier della Scozia. Erna Solberg, primo ministro norvegese. Jacinda Ardern, premier della Nuova Zelanda.

L’elenco continuerebbe ancora con donne a capo di stati africani e sud americani, donne leader di movimenti e partiti negli Stati Uniti.

In Italia, ancora nulla. Per ora.

three-half-stars

Alcune note su Serena Marchi

Serena Marchi

Serena Marchi nasce nell’agosto del 1981 a Vallese di Oppeano, in provincia di Verona. Giornalista dal 2003, lavora da oltre quindici anni come addetta stampa di una multiutility. Nel 2015 pubblica il suo primo libro Madri, comunque (Fandango Libri) e inizia a occuparsi di tematiche femminili. Madre di Ettore, ha un suo sito www.serenamarchi.it

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