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RECENSIONE: Midland a Stilfs (Thomas Bernhard)

Midland a stilfs - Thomas Bernhard - Adelphi
RECENSIONE: Midland a Stilfs (Thomas Bernhard)

Midland a Stilfs

Valutazione:
three-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
14/05/2020

Pagine:
121
Genere:
ISBN:
9788845982231
ASIN:
B088KNKYLQ
Acquista:

La trama

«Nel mio lavoro, quando qua e là si formano i primi segni di una storia, o quando in lontananza vedo spuntare da dietro una collina di prosa l’accenno a una storia, gli sparo addosso». Così dichiarava Thomas Bernhard nel 1970, un anno prima di dare alle stampe questo trittico, dove l’alta montagna che «regna sovrana come natura assoluta» e le valli del Tirolo popolate da «pazzi che a migliaia vanno in giro con la loro pazzia» prestano cupi bagliori a una scrittura che, se a tratti si permette un’inconsueta indulgenza nei confronti dell’intreccio, subito la contraddice o la trascende. Dall’insanabile incomprensione che oppone Midland, villeggiante inglese, agli abitanti di Stilfs, immersi in un «inferno di solitudine» e certi non già di vivere «nel luogo più ideale» ma di scontare una «immane punizione», all’irresistibile, lacerante dialogo tra un avvocato di Innsbruck, Enderer, e un cliente che ha il torto di portare un mantello di Loden identico a quello di uno zio morto suicida, sino all’ascensione sul massiccio dell’odiato Ortles di due fratelli, un acrobata e uno scienziato, che hanno trasformato solitudine e paura nella ricerca della perfezione assoluta – «perfezionarsi della disperazione» –, il lettore troverà in queste pagine un esempio della migliore prosa di Bernhard – un condensato di sinistra comicità.

– Solitudine –

Midland a stilfs - Thomas Bernhard - AdelphiMidland a Stilfs  di Thomas Bernhard (Adelphi) è una raccolta di racconti brevi ed è stata il mio primo incontro con Benhard. Ho amato moltissimo il primo racconto, che dà il titolo all’opera e sono rimasta un po’ meno impressionata dagli altri.

Midland a Stilfs mi ha colpito per le sensazioni che mi ha restituito: solitudine, frustrazione ma anche amore. Chi vive lì ha scelto il distanziamento sociale (la pandemia quando ha cambiato il modo di vedere le cose??) e lì in montagna le persone sono abituate a stare da sole. Ogni tanto i turisti provano a salire lì in montagna, ma la loro apparizione certo non aiuta a capire come si potrebbe vivere lì. Stilfs è una prigione ma anche un paradiso, ad ogni modo, sembra impossibile separarsene:

È vero che, come Franz, quando ero ancora giù a Basilea, a Zurigo, a Vienna, credevo ancora che una volta a Stilfs, che per tutti è sempre stato la quintessenza del silenzio e del raccoglimento, mentre in realtà non è mai stato altro che un covo ad alta quota di ottusità e imbecillità, per quanto straordinarie, un centro di imbecillità culturale. Stilfs non è altro che mura, roccia, aria di nonsenso. Stilfs non è nulla. E la gente sale quassù e chi dice che cosa sarebbe Stilfs. Sale quassù con la sua perversa disconnessione mentale, come l’Inglese, figlio di genitori ricchi, fanatico della montagna.

Questo raconto, ma in realtà anche gli altri due, sono narrati in prima persona, come se l’autore seguisse il flusso di coscienza e riflettesse ad alta voce. Non mi è difficile immaginare questo paese, sembra il mio. Per quanto provi ad andartene è impossibile farlo:

La verità è questa: quello a cui vogliamo sfuggire ma che ci imprigiona in modo sempre più spietato, quello che di fatto è diventato una condizione permanente insuperabile, Stilfs, che per abitudine sì amiamo, ma che per buone ragioni detestiamo profondamente, anzi odiamo.

Qui i protagonisti sono due fratelli relegati tra le montagne del Tirolo insieme alla sorella inferma Olga e… no, vi sto dicendo troppo.

Il mantello di Loden è invece il secondo racconto (anche in ordine di gradimento per me) e qui Bernhard si diverte ad ossessionarci. Siamo nella testa dell’avvocato Enderer: tutta la nostra attenzione è catturata dal mantello che indossa il nostro cliente. Un mantello proprio identico a quello dello zio che si è tolto la vita anni prima:

… che Lei voglia ammetterlo o no, il suo mantello… non ho potuto fare a meno di pensare, ma non l’ho detto,tra il suo mantello e mio zio c’è un legame strettissimo, chissà se l’uomo sa di che cosa parlo, ho pensato mentre invitavo l’uomo a entrare nello studio, entri!

In Sull’Ortles. Notizie da Gomagoi troviamo altri due fratelli legati da un’eredità: li seguiamo mentre compiono la scalata verso la malga dei genitori. Il loro non è solo un cammino fisico ma anche metaforico:

(…) Ma risultò presto, egregio signore che noi, pur essendo impegnati esclusivamente nella nostra impresa, con la malga sullo Scheibenboden come meta, ma inadatti a quel duplice silenzio, all’improvviso dovemmo interrompere il nostro silenzio con parecchieosservazioni riguardanti tutt’altro, e di colpo ci trovammo immersi in una singolare conversazione, che dapprima ci irritò ma presto divenne del tutto normale e non da ultimo ci procurò un certo detestabile piacere, sull’oggetto della nostra vita o meglio sull’oggetto della nostra esistenza, egregio signore, conversazione che per via del suo carattere frammentario strettamente connesso con la malattia di mio fratello, in fase di evidente peggioramento, e con il mutare anche della mia persona, provocato dal peggioramento della malattia di mio fratello, che richiede senz’altro l’analisi di qualcuno completamente diverso da me, solleciterà anche il Suo interesse, dato che per tutta la vita a Lei è stato in contatto con mio fratello come nessun altro, e non solo in qualità di suo agente.

Midland a Stilfs è…

Solitudine, scelta, imposta. I personaggi sono tutti strani ma tutti soli. Per me purtroppo questo libro (come altri di questa collana) ha la grave pecca di non avere un apparato critico: non c’è l’introduzione, non c’è una post fazione. Pagine che ritengo indispensabili in un volume così breve. Le parole del traduttore o del curatore possono aiutare il lettore ad andare oltre al racconto appena letto, a collegarli tra loro e a introdurre o a spiegare la scrittura di Bernhard che sembra voglia apposta togliere i punti di riferimento al lettore. Sicuramente leggerò altro di questo autore perché mi è piaciuto lo stile, asciutto, deciso, ma non per questo meno comunicativo. Mi sono piaciute ambientazioni e personaggi ma… avrei voluto capire qualcosa di più.

Consigliato per gli amanti dei racconti, per chi ha voglia di ciminterarsi con un grande autore partendo da qualcosa di breve e per chi è alla ricerca di nuove esperienza. Ogni volta Bernhard ci fa diventare un personaggio strambo, lontano, eppure vicinissimo a noi.

 

three-stars

Alcune note su Thomas Bernhard

Thomas Bernhard

Thomas Bernhard nasce nel 1931 a Heerlen, in Olanda, figlio di una ragazza-madre che aveva lasciato l’Austria per sottrarsi allo scandalo. Ancora neonato, viene affidato ai nonni con i quali vive, prima a Vienna, poi a Seekirchen e a Salisburgo, gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Frequenta il liceo classico, che non conclude. A diciotto anni viene ricoverato in sanatorio, dove comincia a scrivere. Pubblica racconti su quotidiani e riviste e, nel 1963, il suo primo romanzo, Gelo, che vince il prestigioso premio Brema. I suoi attacchi alle istituzioni statali e a importanti personaggi politici suscitano e continueranno a suscitare scandalo. A partire dagli anni Settanta si dedica intensamente al teatro scrivendo numerosi testi che il regista Claus Peymann mette in scena quasi sempre con l’attore Bernhard Minetti. Nel 1975 pubblica il romanzo Correzione, che alcuni critici, come George Steiner, considerano il suo capolavoro. Muore a Gmunden nel 1989.

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