RECENSIONE: La lettera di Gertrud (Björn Larsson)

RECENSIONE: La lettera di Gertrud (Björn Larsson)Valutazione: three-stars

La lettera di Gertrud di Björn Larsson
Traduttore: Katia De Marco
Pubblicato da: Iperborea il 20/02/2019
Pagine: 465
ISBN: 8870916057
ASIN: B07NXTP4QJAcquista il libroAcquista ebook

La trama

È spargendo al vento le ceneri della madre che Martin Brenner, genetista all’apice di una brillante carriera, marito e padre felice, comincia a interrogarsi sul suo rapporto con lei: perché non prova un vero dolore, perché ha sempre sentito che un velo si frapponeva tra loro? Scoprirà il motivo in una lettera che lei gli ha lasciato: quello che li divideva era un segreto. Sua madre non si chiamava Maria, ma Gertrud, ed era un’ebrea sopravvissuta ai lager. Glielo aveva nascosto per proteggerlo, ma anche per lasciarlo libero di scegliere, da adulto consapevole, la propria identità e la propria vita. Ma qual è la scelta davanti a una rivelazione così scioccante? E cosa vuol dire poi essere ebreo? Con il razionalismo dello scienziato, Martin si getta in ogni genere di letture, ricerche, discussioni con l’amico Simon e il rabbino Golder, per poter decidere: tenere il segreto o accettare la sua ebraicità, sconvolgendo non solo la propria esistenza, ma anche quella della sua famiglia, nonché quel quieto rapporto di «reciproca indifferenza» che ha sempre avuto con Dio? Ed è davvero libero di scegliere o è in realtà costretto ad accettare una definizione che per un genetista, e ateo, non ha alcun significato, e un’appartenenza che non sente? Con la sua capacità rabdomantica di captare i grandi temi del presente e trasformarli in storie da leggere d’un fiato, Björn Larsson affronta uno dei grandi equivoci di oggi – l’identità levata a vessillo di divergenza e inconciliabilità e l’appartenenza come bisogno primordiale eretto a muro divisorio – per rivendicare il diritto di ognuno di essere guardato e giudicato per l’unica vera identità che abbiamo: quella di singole persone.

 – Atto di coraggio –

La lettera di Gertrud  di Björn Larsson (Iperborea) è un libro sull’identità, sulla cultura, sui rapporti umani. Sono rimasta colpita dalla particolarità della trama e dalla sua appendice. 

La storia è quella di Martin Brenner, un genetista di successo, marito di Cristina e padre di Sara. La lettera di Gertrud si apre proprio con la morte di Maria, la mamma di Martin. Una signora anziana che ha cresciuto da sola il figlio donandogli tutto l’amore di cui era capace. Eppure qualcosa in quel rapporto non torna. Martin ha sempre sentito che c’era un vetro tra lui e sua madre e presto scoprirà il perché.

Maria si chiamava in realtà Gertrud e per tutta la vita ha nascosto la sua vera identità al figlio. All’improvviso tutti i pezzi del puzzle trovano la collocazione giusta e il nostro protagonista riguarda la casa materna e spoglia sotto un’altra luce. Ecco il perché della valigia pronta nello sgabuzzino, delle eccessive scorte in dispensa e altri piccoli indizi che non aveva saputo cogliere durante tutta la vita.

Perché ha voluto cambiare nome e nascondere le sue origini? La risposta è semplice, purtroppo. Per paura, per il terrore che quanto era successo si potesse ripetere. O anche solo che un giorno qualcuno potesse chiamarla sporca ebrea e riaprire così tutte le ferite.

Gertrude è sopravvissuta ai campi di concentramento, è sopravvissuta all’odio ma non alla paura e ha fatto a Martin il dono più grande che potesse fargli, quello della libertà. Martin può scegliere se continuare la sua vita abbracciando la comunità ebraica oppure no. Ma è davvero libero di scegliere?

E così Martin comincia, senza parlare con la sua famiglia, una curiosa ricerca. Umanista diventato scienziato, Martin si approccia come un vero e proprio studioso al rompicapo delle origini. Tra Dna, storia, cultura e religione, Martin recupera romanzi, saggi, e non smette per un solo istante di interrogarsi.

Ma allora cosa significava essere ebreo? Qual’era il cemento che aveva tenuto insieme gli ebrei per migliaia di anni, a dispetto di persecuzioni e massacri, dell’assenza di una lingua comune e, fino a tempi recenti, di uno stato di un esercito nazionale a difesa del proprio identità, oltre alle continue dispute interne, come tutte le religioni, su quale fosse la dottrina corretta?

Contemporaneamente la vita della moglie e della figlia vanno avanti immutate, ma il genetista non può essere più la stessa persona. Così cominciamo un viaggio che sembra non avere certezze. Tra discussioni con il rabbino e ricerche storiche ci muoviamo in un campo che crediamo di conoscere, ma non è così.

La lettera di Gertrud - Björn Larsson - IperboreaInsieme a Martin facciamo i conti con le difficoltà a cui vanno incontro gli ebrei. Le frasi che la mamma gli ripeteva da adolescente hanno finalmente un senso per lui: “Quelli come noi devono servirsi dell’intelligenza”, ed ecco che  a Martin vengono in mente i premi Nobel, i successi di chi ha sempre dovuto sudare per ottenerli, il prezzo? Le accuse di complotti, favoritismi… impossibile lasciare fuori la genetica dalle ricerche. Possibile che il gene dell’ebraismo possa essere trasmesso soltanto in linea materna e perché?

Gli attentati alle sinagoghe, le parole sui giornali, le offese, tutto acquista una nuova prospettiva per il cinquantenne. Alcune banalità ci fanno sorridere e senza scomodare Hannah Arendt, ci domandiamo perché non ce ne siamo mai accorti. Perché alle accuse mosse a Martin o ad altre persone così vicine anche la nostra risposta sarebbe stata: “Non siamo ebrei” e no, non è la risposta corretta.

Perché non si mangia carne di maiale, perché si viene circoncisi, le domande del genetista sono feroci e critiche e durante il dialogo con il rabbino vorremmo fermarlo, chiedergli di fermarsi ma non possiamo, perché è un fiume in piena.  Martin oltrepassa spesso il limite ma è un uomo coraggioso. Con le sue domande si spinge in una disperata ricerca di se stesso e in un certo senso, dopo essersi perso, riesce a ritrovarsi e non è una frase fatta.

Durante la terza parte del libro cambiamo prospettiva perché Larsson deve fare un passo indietro, è l’unico modo per mostrarci il finale che sa di  nuovo inizio.

La lettera di Gertrud è…

Un atto di coraggio e una ricerca di identità. Io non so se se davvero Martin è stato reso libero dalla madre, ma so che è diventato un uomo libero che si è trovato a combattere una battaglia difficile. Le sue domande sono mosse dall’amore, il fine è quello di proteggere la propria famiglia, forse non nel modo giusto, non nel modo che attueremmo noi, ma comprendiamo i suoi sentimenti perché viviamo in un mondo che incoraggia l’odio.

Come si poteva combattere, sconfiggere, estirpare l’odio? Gli idealisti avrebbero risposto che l’odio si combatte con l’amore, che l’amore, a lungo termine, avrebbe messo l’ora di un ginocchio. Purtroppo non c’era molto che desse loro ragione. Cosa sarebbe successo invece se si fosse provato a criminalizzare, a sbattere in galerai  violenti, condannare gli ho di odiatori seriali a pagare multe salate? Forse sarebbe servito a tenere a freno il problema per un po’, ma non di più. C’era anche chi pensava che il benessere e la giustizia sociale avrebbero minato l’odio dalle fondamenta, tagliando le sue linee di approvvigionamento, finendo per estirparlo alla radice. Forse era vero, ma non era mai stato testato in pratica.

Niente di tutto ciò, comunque, poteva aiutare Martin nel suo caso specifico. Come poteva difendersi e proteggere Sara?

L’idea di un approccio scientifico per trattare un problema di identità mi ha affascinato subito. Il mescolarsi dei piani, dall’attualità alla genetica, rende la trama geniale. Ho apprezzato un po’ meno lo scorrere della storia perché forse quattrocento pagine sono troppe. In alcuni punti ho fatto fatica, mi sembrava di ripassare sempre dagli stessi punti, sono rimasta impigliata negli stessi ragionamenti e… appunto quattrocento pagine sono state davvero tante per me e per questo non posso proprio andare oltre alle tre stelle. Ma capisco che Larsson volesse farci calare nella testa del personaggio, intrappolandoci nei labirinti delle riflessioni.

Consigliato per chi ha voglia di leggere una storia fuori dal comune, decisamente lenta, ma che solleva profondi interrogativi su chi siamo, chi potremmo e chi vorremmo essere.

 

three-stars

Alcune note su Björn Larsson

Björn Larsson

Björn Larsson, nato a Jönköping nel 1953, docente di letteratura francese all’Università di Lund, filologo, traduttore, scrittore e appassionato velista, è uno degli autori svedesi più noti anche in Italia. Tra i suoi titoli di maggior successo, tutti pubblicati in Italia da Iperborea, La vera storia del pirata Long John SilverIl Cerchio CelticoIl porto dei sogni incrociatiI poeti morti non scrivono gialli e L’ultima avventura del pirata Long John Silver

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