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RECENSIONE: L’incubo di Hill House (Shirley Jackson)

L'incubo di Hill house - Shirley Jackson - Adelphi
RECENSIONE: L’incubo di Hill House (Shirley Jackson)

L'incubo di Hill House

Valutazione:
three-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
03/06/2016

Pagine:
223
Genere:
ISBN:
9788845971129
ASIN:
B0096FERBI
Acquista:

La trama

Chiunque abbia visto qualche film del terrore con al centro una costruzione abitata da sinistre presenze si sarà trovato a chiedersi almeno una volta perché le vittime di turno (giovani coppie, gruppi di studenti, scrittori alla vana ricerca di ispirazione) non optino, prima che sia troppo tardi, per la soluzione più semplice – e cioè non escano dalla stessa porta dalla quale sono entrati, allontanandosi senza voltarsi indietro. Bene, a tale domanda, meno oziosa di quanto potrebbe parere, questo romanzo di Shirley Jackson – il suo più noto – fornisce una risposta, forse la prima. Non è infatti la fragile, sola, indifesa Eleanor Vance a scegliere la Casa, dilatando l’esperimento paranormale in cui l’ha coinvolta l’inquietante professor Montague molto oltre i suoi presunti limiti. È piuttosto la Casa – con la sua torre buia, le porte che sembrano aprirsi da sole, le improvvise folate di gelo – a scegliere, per sempre, Eleanor Vance. E a imprigionare insieme a lei il lettore, che tenterà invano di fuggire da una costruzione romanzesca senza crepe, in cui – come ha scritto il più celebre discepolo della Jackson, Stephen King – «ogni svolta porta dritta in un vicolo buio». "L’incubo di Hill House" è apparso per la prima volta nel 1959.

 -Brividi –

L’incubo di Hill House di Shrley Jackson (Adelphi) è un libro lontanissimo dal mio genere. Di Jackson ho letto e amato Lizzie (trovate qui la recensione), e qualche racconto di Paranoia.

Non lo nascondo, della scrittura di Jackson mi piace tutto ma le storie non sempre sono all’altezza della sua penna. Ora proverò a spiegarmi meglio:

Nessun organismo vivente può continuare per molto a mantenere la propria sanità mentale in condizioni di realtà assoluta: anche gli uccellini e le cavallette, dicono, sono capaci di sognare. Hill House, insana, stava da sola contro le colline contenendo in sé solo buio, era stata così per ottant’anni e tale poteva rimanere per altri ottanta. All’interno, le pareti continuavano ad essere erette, i mattoni a stare uno accanto all’altro, i pavimenti erano saldi e le porte assennatamente chiuse. Il silenzio si stendeva sul legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa fosse lì dentro, vagava in solitudine.

L’incipit di L’incubo di Hill House è folgorante e ho amato praticamente tutti i passaggi in cui l’autrice descrivere la casa.

L’occhio umano non può isolare l’infelice combinazione di linee e spazi che evoca il male sulla facciata di una casa, e tuttavia per qualche ragione un accostamento folle, un angolo sghembo, un convergere accidentale di tetto e cielo, facevano di Hill Hours un luogo di disperazione, tanto più spaventoso perché la facciata sembrava sveglia, con le finestre vuote e vigili a un tempo e un tocco di esultanza bel sopracciglio di un cornicione.
Quasi ogni casa, colta di sorpresa o da un’angolazione bizzarra, può volgere uno sguardo profondamente burlesco su chi la osservi; persino un comignolo dispettoso, o un abbaino che sembra una fossetta possono suscitare nell’osservatore un senso di intimità; ma una casa arrogante e carica d’odio, sempre in guardia, non può che essere malvagia.
Quella casa, che sembrava quasi aver preso forma da sola, assemblandosi in quel suo possente schema indipendentemente dai muratori, incastrandosi nella struttura di linee e angoli, drizzava la testa imponente contro il cielo senza concessioni all’umanità.
Era una casa disumana, non certo concepita per essere abitata, un luogo non adatto agli uomini, né all’amore, né alla speranza. L’esorcismo non può cambiar volto a una casa; Hill Hoyas sarebbe rimasta com’era finché non fosse stata distrutta.

L'incubo di Hill house - Shirley Jackson - AdelphiPerò poi lo svolgimento della storia non mi ha convinto del tutto, come se ci fossero delle parti mancanti.

A Hill House sono presenti John Montague, antropologo che ha deciso di affittare la casa invitando altre tre persone e soggiornare, e appunto i suoi invitati: Luke, colui che erediterà la casa, Theodora che è un’eccentrica donna con la capacità di leggere nel pensiero ed Eleanor, donna sulla trentina che ha deciso di fuggire dalla sua vecchia vita.

A Hill House il tempo scorre diversamente, tanto che a un certo punto il gruppo di studio dimentica quale giorno della settimana sia. Il senso dell’equilibrio viene messo a dura prova dall’inclinazione dei pavimenti e quello dell’orientamento sparisce di fronte a continue porte chiuse.

Hill House è un labirinto e le correnti fredde che emergono dalla camera che fu delle bambine congela azioni e pensieri.

I coniugi Dudley si prendono cura del complesso ma se ne vanno prima che faccia buio e soprattutto dormono a sei miglia di distanza: in caso di bisogno nessuno potrà sentire le urla dei malcapitati.

Tutto in Hill House ci fa sobbalzare, la casa sembra in attesa di tendere la trappola ai suoi ospiti. Le pagine scorrono e a spaventarci di più non sono le storie collegate alla casa, ma appunto, la casa stessa.

C’è una lista impressionante di tragedie collegate a Hill House, ma è anche vero che è così per la maggior parte delle case. Dopotutto per persone devono pur vivere e morire da qualche parte, ed è difficile che una casa esista per ottant’anni senza veder morire fra le sue mura alcuni dei suoi abitanti.

L'incubo di Hill house - Shirley Jackson - AdelphiJackson è bravissima a muoversi sul filo: gli eventi soprannaturali che accadono di notte non sono cruenti o impressionanti. L’inquietudine è sempre sottile perché i rumori o non vengono percepiti da tutti oppure perché semplicemente sembrano suggestioni, collettive o solitarie. Ed è qui che Jackson è maestra.

Quello che non mi è piaciuto però riguarda proprio i personaggi, mi sono sembrati troppo abbozzati e i loro dialoghi in alcuni punti davvero poco convincenti.

Pensavo che Montague avrebbe svelato la sua passione per il soprannaturale magari raccontando qualche episodio da brividi, speravo che al momento del ricongiungimento con la moglie (che si improvvisa medium desiderosa di dare pace alle anime di Hill House) sarebbe successo qualcosa che avrebbe fatto esplodere il romanzo e invece non è successo.

Certo, il finale è a effetto e ancora lascia dubbi nel lettore: Eleanor ha immaginato tutto oppure no?

Eppure si lascia questa casa così come quando si è arrivati: senza certezze.


L’incubo di Hill House è…

Senza dubbio un libro da brividi. Ho messo in luce quelli che sono per me i punti di forza, del resto sono gli stessi che ho trovato in Lizzie, e quelli deboli.

Sicuramente gli amanti dell’horror e del gotico hanno più strumenti di me nel giudicare questo libro. A me Jackson piace e sicuramente recupererò quello che mi manca, vale la pena leggerla e sobbalzare ad ogni rumore.

Consigliato per chi è in cerca di un romanzo di evasione ma non vuole rinunciare a una scrittura così piacevole, proprio per questo la promuovo.

three-stars

Alcune note su Shirley Jackson

Shirley Jackson

Shirley Jackson è stata una scrittrice e giornalista statunitense, nota soprattutto per L’incubo di Hill House del 1959 e La lotteria. Ha esordito scrivendo per il prestigioso «The New Yorker» nel 1948. Nella sua carriera ha scritto anche opere per bambini, come Nine Magic Wishes, e persino un adattamento teatrale di Hansel e Gretel, The Bad Children. Muore per infarto nel 1965, forse a causa della terapia a base di psicoformaci che stava seguendo.

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