
L'esca

La trama
Marga ha tredici anni e un corpo che brucia. Quando è nata un’alluvione ha ricoperto di fango il suo villaggio e per questo la gente del posto crede che porti sfortuna. L’unica persona che la guarda senza pregiudizi è uno forestiero, un ragazzo arrivato da chissà dove, che per la ragazzina tutta pelle e ossa e gli anelli di latta a ogni dito rappresenta al tempo stesso promessa e minaccia, pericolo e rifugio.L’esca dura il tempo di un’estate, una stagione che a Paso Chico è fatta soprattutto dal ronzio persistente degli insetti e dall’umidità che grava sul petto e sulle tempie, un’estate in cui la protagonista imparerà ad abitare la ferita di essere donna e chi legge scoprirà quanto bellezza e violenza possano convivere tra le stesse pagine.Senza nessuna educazione sentimentale se non quella assorbita dalle telenovelas, e con l’unica complicità di Olga, la levatrice del villaggio, che pur non essendo mai rimasta incinta ha nutrito al suo petto bizzarro diverse creature, la ragazzina si avvicina all’amore. E insieme a Recio, entrambi segnati, lui da una voglia che gli divide la fronte, lei dal marchio della disgrazia, ne conoscerà i piaceri e le insidie. Poi un giorno in paese arriva il circo e Marga scopre che ogni cosa nella vita ha un prezzo.
– Crudo –
L’esca di Eugenia Ladra (Edicola edizioni) è un libro che non può lasciare indifferenti. Ho accettato di leggerlo quasi a scatola chiusa. Qualche anno fa mi innamorai di Tony Nessuno (leggi qui la mia recensione) e mi sono fidata subito della proposta della casa editrice. L’esca di Eugenia Ladra però è un libro decisamente duro, a tratti disturbante. In queste pochissime pagine, in teoria si potrebbe leggere in una manciata di ore, in pratica ho dovuto fare delle pause per prendere ossigeno, ci sono violenza, superstizioni, denunce e l’immancabile noia che sembra una condanna per i giovani ragazzi di questo libro.

La scrittura di Eugenia Ladra è asciutta, diretta, quasi chirurgica. Non indulge nel compiacimento, ma sceglie di mostrare senza filtri, lasciando spesso al lettore il compito di reggere il peso di ciò che accade. E credetemi, non sarà sempre facile. Ci saranno scene che vi perseguiteranno a lungo una volta chiuso il romanzo. Ed è proprio la scelta della lingua che rende la lettura intensa, a tratti faticosa, emotivamente parlando.
L’esca è dunque un romanzo breve ma densissimo, capace di lasciare addosso inquietudine e riflessione anche dopo l’ultima pagina. Non una lettura semplice né accomodante, ma proprio per questo difficile da dimenticare.
Lentamente, per non turbarlo, Marga si avvicinò e in un attimo ce l’aveva ai piedi: il cane rimase tranquillo, le offrì la pancia perché lei gliela grattasse e gli alleviasse quel cumulo di pizzichi che sbucavano fuori dal pelame. Mentre lo tastava con le dita piene di anelli, la ragazzina pensò a ciò che era stato detto quando era nata e che mai, malgrado il tempo pas-sato, aveva smesso di sentire: e cioè che il suo nome era sinonimo di iattura, che lei, con la sua figura smunta e malandata ingannava assai, faceva pensare a una bambina prima, a una ragazzina poi, ma in realtà, in realtà, era sempre stata la cosa più vicina alla malasorte in persona, un corpo che aveva innescato quella sequela di disgrazie che in paese nessuno era riuscito a dimenticare. Ora, per la prima volta, Marga sentiva corrispondenza tra quello che si era detto e quello che in effetti era. Aveva dovuto compiere tredici anni per capire ciò che la gente aveva ripetuto allo sfinimento: ce l’aveva davanti e non c’era verso di staccargli gli occhi di dosso.
Lo so, non vi ho ancora parlato della trama. Al centro de L’esca ci sono Marga e Recio. Due antieroi direbbe qualcuno, due disperati o reietti direbbe qualunque. Recio compare dal nulla, con quel solco sulla fronte e l’aria di chi sembra arrivare da un altro mondo,
Marga invece porta con sé il peso della disgrazia. Non solo la lingua è febbrile, lo è l’intero romanzo. Quanto può essere complicato avere 13 anni a Paso Chico?
(…) Marga non dice più no, non dice più niente, è bravissima, sembra un sacco di sabbia, un peso morto, malleabile, facile, bisogna solo sostenerla contro la parete e darci dentro e basta, darci dentro con forza finché la cosa non finisce, finché dentro non gli resta più nulla e il vuoto e l’alcol lo lasciano come drogato, come se galleggiasse, come se potesse scomparire proprio li in quel momento.
L’esca è…
Crudo, violento. L’adolescenza non è sempre facile e lo sanno molto bene i protagonisti de L’esca che devono fare i conti con la disillusione, con la morte… con la parte oscura della vita. Ladra è spietata, non si salva nessuno e persino la voglia di scoprire l’altro, di possederlo diventa insensata violenza.
L’esca è un libro sulla solitudine, sulla crudeltà della vita e delle persone.Originale il tema e anche il modo di raccontare un mondo così buio. A tratti però, penso all’episodio del cane per citarne uno, è stato un po’ troppo per me.
Consigliato per chi è in cerca di un romanzo originale, spietato e che non fa sconti, di nessun genere al lettore.
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