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RECENSIONE: Gimpel l’idiota (Isaac Bashevis Singer)

gimpel l'idiota di Isaac Bashevis Singer Adelphi edizioni
RECENSIONE: Gimpel l’idiota (Isaac Bashevis Singer)

Gimpel l’idiota

Valutazione:
four-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
02/06/2026

Pagine:
200
Genere:
ISBN:
8845989925
ASIN:
B0GX3DD3VQ
Acquista:

La trama

Non sono in pochi a ritenere, come Manganelli, che Singer raggiunga la perfezione nella forma breve, e questo volume ne offre un’abbagliante conferma. Difficilmente, infatti, potremo dimenticare i personaggi immensi che popolano la «gigantesca mitologia» da lui narrata nel suo yiddish natale, una lingua dotata di un’efficacia e di una freschezza che fanno pensare a quella dei cantastorie: Zlateh la Cosacca, l’ultima delle spose del terribile Ammazzamogli; gli struggenti «piccoli calzolai» che ricreeranno in America la gioia semplice dello shtetl; il giovane diavolo che si apposta nello specchio di una donna sposata e la seduce pur essendo «nero come la pece, lungo come una pertica, con orecchie d’asino, corna d’ariete, bocca di rana e barba di capro»; Maclat, figlia di Naamah, «la diavolessa che insegna ai giovani demoni le vie della corruzione»; e soprattutto lui, Gimpel, il candido, adorabile credulone che Jerome Charyn ha definito «un fratello comico dell’uomo del sottosuolo di Dostoevskij».

– Arguto –

Gimpel l’idiota di Isaac Bashevis Singer, pubblicato da Adelphi, è una raccolta di racconti deliziosa e insieme profondamente inquietante. Alcuni testi mi hanno fatta sorridere, altri mi hanno lasciato addosso un senso di amarezza; tutti, però, mi hanno confermato la straordinaria capacità di Singer di racchiudere interi mondi in pochissime pagine.

Avevo già amato il Singer dei romanzi ed ero quindi molto curiosa di scoprirlo nella forma breve, considerata da molti critici quella in cui lo scrittore raggiunge la sua massima perfezione. Questi racconti, apparsi originariamente tra gli anni Quaranta e Cinquanta su diversi periodici in lingua yiddish, restituiscono in effetti tutta la freschezza e l’immediatezza di una narrazione orale. Leggendoli sembra quasi di ascoltare un cantastorie capace di alternare comicità, tragedia, superstizione e riflessione morale. Il racconto che dà il titolo alla raccolta è arguto, malinconico e spietato. Gimpel è prima un bambino e poi un uomo che crede a ogni cosa gli venga raccontata. Gli abitanti del villaggio si divertono a ingannarlo, inventando notizie assurde e approfittando continuamente della sua ingenuità. Gimpel, però, non è soltanto uno sprovveduto o un credulone: è una vera e propria vittima della crudeltà collettiva.Lo costringono persino a sposare Elka, una donna che non soltanto lo tradirà per tutta la durata del matrimonio, ma continuerà a mentirgli senza pietà anche davanti alla nascita di figli che con ogni evidenza non possono essere suoi. Eppure Gimpel sceglie ripetutamente di credere. Non perché sia incapace di comprendere la verità, ma perché preferisce rischiare di essere ingannato piuttosto che condannare ingiustamente qualcuno.

gimpel l'idiota di Isaac Bashevis Singer Adelphi edizioni

È proprio qui che il racconto diventa molto più complesso di quanto possa sembrare. Gimpel viene chiamato idiota, ma forse è l’unico personaggio a conservare una forma autentica di umanità. Intorno a lui ci sono persone furbe, ciniche e apparentemente più intelligenti, ma sono proprio loro a rivelarsi moralmente misere. Gimpel l’idiota è così un racconto amarissimo che fotografa contemporaneamente un tempo lontano e uno vicinissimo: quello della cattiveria, del bisogno di trovare una vittima e dell’abitudine a scambiare la bontà per debolezza.

Gli ebrei degli shtetl dell’Europa orientale sono i veri protagonisti della raccolta. A volte vengono raggirati, altre fanno fortuna, altre ancora muoiono in miseria o vengono dimenticati. Singer racconta mercanti, artigiani, mendicanti, studiosi, mogli, mariti, rabbini e peccatori senza mai idealizzarli. I suoi personaggi sono avidi, generosi, ingenui, sensuali, crudeli e impauriti: uomini e donne fragili, perennemente sospesi tra il desiderio di vivere e il timore del giudizio divino.

Forse il racconto che ho amato di più è Lo specchio, che ho trovato ironico e perturbante. In Gimpel l’idiota, infatti, il mondo reale e quello delle tenebre si contaminano continuamente. Demoni, spiriti e diavoli non appartengono a una dimensione separata, ma si insinuano nella quotidianità degli esseri umani, sfruttandone le debolezze e i desideri. Capita così che un giovane demone, annoiato e desideroso di dimostrare il proprio talento, si introduca attraverso uno specchio nella vita di una donna sposata e la conduca alla rovina quasi per capriccio. Il tono è leggero, a tratti persino comico, ma dietro l’ironia si nasconde una visione molto cupa: il male non ha sempre bisogno di grandi motivazioni e può trovare spazio anche in una semplice vanità, in un desiderio inconfessato o in un momento di insoddisfazione.

Decisamente più triste e profondo è Al lume delle candele dei morti, in cui il protagonista, ormai vecchio e senza casa, ripercorre la propria esistenza. Il passato riemerge attraverso i ricordi di una famiglia e di un mondo che non esistono più, mentre il presente è segnato dalla solitudine e dalla povertà. È un racconto struggente sullo sradicamento, sulla memoria e sulla rapidità con cui una vita intera può dissolversi, lasciando dietro di sé soltanto pochi frammenti.

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Tra queste pagine si incontrano anche figure grottesche, calzolai, cosacche, seduttori, rabbini e diavolesse. Singer costruisce una sorta di mitologia personale, popolata da creature soprannaturali che discutono, tentano, ingannano e litigano con gli uomini. Satana e i suoi accoliti sono presenze quasi familiari, ma non per questo meno minacciose: rappresentano il male, certamente, ma anche le pulsioni, le paure e le contraddizioni che abitano ciascun essere umano.  Il soprannaturale non indebolisce mai la verità dei racconti. Al contrario, la rende ancora più evidente. Nei demoni di Singer riconosciamo l’invidia, la vanità, la brama e il desiderio; nelle sue vittime riconosciamo la nostra vulnerabilità. Sacro e profano, comicità e disperazione convivono continuamente, senza che sia possibile stabilire con certezza dove finisca la leggenda e dove cominci la realtà.

Gimpel l’idiota è una raccolta ricchissima, che si legge con piacere ma che non si esaurisce nella lettura. Singer racconta un mondo apparentemente lontano dal nostro, fatto di villaggi, sinagoghe, superstizioni e antiche tradizioni, eppure parla di sentimenti e comportamenti ancora perfettamente riconoscibili. La cattiveria esercitata contro chi appare più debole, la paura della solitudine, il bisogno di credere e la tentazione di cedere alle proprie ossessioni non appartengono a una sola epoca. Ho chiuso il libro con la sensazione di avere incontrato un’umanità imperfetta e indimenticabile. E soprattutto con un dubbio: siamo davvero sicuri che l’idiota sia Gimpel e non, piuttosto, chi considera la bontà una colpa e l’inganno una prova di intelligenza?


Gimpel l’idiota è…

Arguto.  E anche se alcuni racconti non mi hanno particolarmente colpito, giudico questa raccolta un gioiello. Ora ho davvero voglia di andare a comprare i Singer che mi mancano. Consigliato per chi è in cerca di una raccolta originale, coinvolgente e decisamente ricca di spunti.

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four-stars

Alcune note su Isaac Bashevis Singer

Isaac Bashevis Singer

Isaac Bashevis Singer (Radzymin, Polonia, 1904 – Miami, Florida, 1991) scrittore ebreo-polacco di lingua jiddish. Di ascendenza rabbinica, trascorse l’infanzia nel quartiere popolare di Varsavia dove il padre aveva il suo «Beth Din» (tribunale religioso ebraico): l’esperienza di questo ambiente osservante e avventuroso, domestico e insieme sacrale (rievocato nel libro di ricordi Alla corte di mio padre, 1966), così come gli studi nel seminario rabbinico di Varsavia, furono determinanti per la sua personalità di scrittore, rivelatasi dopo che, nel 1935, si trasferì a New York. Il suo primo romanzo, Satana a Goray (1935), ritrae la tentazione messianica, ossia il sogno mistico-erotico e perverso di cooperare all’infrazione della legge, per accelerare il trionfo del male che deve precedere la redenzione totale: è la metafora della seduzione dell’indistinto e dell’informe, sulla quale Singer ritornerà spesso, per interpretare il mondo moderno disgregato in una molteplicità centrifuga e caotica. Seguirono (sempre scritti in jiddish e poi tradotti in inglese con la collaborazione dell’autore) i romanzi La famiglia Moskat (1950), La fortezza(1955-57), Lo schiavo (1960), Il mago di Lublino (1960), La proprietà (1969), Shosha (1978), Schiuma (1991). Ma è soprattutto nelle raccolte di racconti Gimpel l’idiota (1957), I due bugiardi(1961), Breve venerdì (1964, nt), il cui originale jiddish risale ad anni precedenti, che Singer raggiunge l’apice della sua grandezza. Scrivendo le sue brevi novelle e le sue parabole, piene di trasporto chassidico e di terrestrità, crea un linguaggio unico, uno stile essenziale e visionario che, negando ogni corrente forma letteraria, rappresenta in tutta la sua intensità l’infrangersi della monolitica unità del sistema di valori dell’ebraismo (e di ogni altra cultura) in una delirante molteplicità di particolari selvaggiamente autonomi. La sua narrativa di attinge dalla storia recente o antica del ghetto e della provincia ebraica polacco-galiziana e, più tardi, dall’esperienza della moderna diaspora negli Stati Uniti e in Israele, personaggi e motivi volta a volta pittoreschi, sensuali, patetici, intensamente religiosi, favolosamente candidi, per evocare ogni volta impassibilmente il miscuglio di bene e di male, di tenerezza creaturale e di bestialità di cui è fatta la vita. A quelle citate hanno fatto seguito altre raccolte di racconti: La seduta (1968, nt), Un amico di Kafka (1970), Una corona di piume (1973), Passioni (1975), La luna e la follia (1986). Singer è anche autore di fiabe: Zlateh la capra (1966), Mazel e Shlimazel, ovvero il latte della leonessa (1967), Quando Shlemiel andò a Varsavia (1968), e di una trilogia autobiografica, uscita in italiano con il titolo Ricerca e perdizione (1975-81). Nel 1978 ha ottenuto il premio Nobel.

 

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