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RECENSIONE: Turbolenza (David Szalay)

Turbolenza - David Szalay - Adelphi
RECENSIONE: Turbolenza (David Szalay)

Turbolenza

Valutazione:
three-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
19/09/2019
Pagine:
127
Genere:
ISBN:
9788845981906
ASIN:
B07XT4G941
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La trama

Secondo studi recenti, una conseguenza imprevista del riscaldamento globale sarebbero turbolenze molto più frequenti rispetto al passato, e soprattutto imprevedibili. Nel mondo fisico può essere vero oppure no, ma in questo romanzo di David Szalay i dodici personaggi che da un capitolo all’altro si passano il testimone non sanno davvero cosa potrà succedere, fra il terminal delle partenze e quello degli arrivi, né che esito avrà il loro disperato tentativo di fuga. E se i maschi di «Tutto quello che è un uomo» avevano ancora un continente di terra e acqua in cui tentare di mimetizzarsi, sfuggendo alle proprie catastrofi interiori, gli uomini e le donne di «Turbolenza» vivono in aria – come, sempre più spesso, molti di noi. E, come molti di noi, sanno che dall’aria non si può sperare di proteggersi: nell’aria, soprattutto, non si può sperare di nascondersi.

 – Accenni di storie – 

Turbolenza di David Szalay (Adelphi) è una raccolta di racconti ma al tempo stesso un romanzo e quando l’ho comprato non l’avevo capito. Storie brevi e tanti personaggi accomunati dal fatto che per spostarsi usano l’areo. Sarò sincera, l’ho comprato perché mi aveva colpito la copertina e soprattutto perché io ho paura di volare. Mi piaceva l’idea di mettermi alla prova con un racconto che mi avrebbe forse spaventato o rassicurato e così, sull’onda dell’entusiasmo l’ho preso (è stato in realtà il regalo di compleanno per i due anni di blog). Non posso dire di essere rimasta pienamente soddisfatta.

I racconti sono ridotti all’osso,  sono stati commissionati dalla BBC Radio come pezzi radiofonici. Asciutti, incalzanti e brevi, questi dodici capitoli si leggono in un paio d’ore.  La qualità della scrittura è sicuramente altissima ma io non sono rimasta folgorata, qualcosa non mi ha convinto del tutto. O forse, semplicemente, mi aspettavo qualcosa di diverso. Storie più lunghe  e approfondite, dialoghi diversi…

I personaggi sembrano tutti impegnati in una staffetta. Si passano il testimone da un racconto all’altro: ogni capitolo si apre con una sigla: quella del volo, così sappiamo da dove partono e dove arriveranno.

Ciò che odiava anche della turbolenza più lieve era il modo in cui poneva fine all’illusione di sicurezza, il modo in cui rendeva impossibile fingere di trovarsi in un luogo protetto.

Turbolenza - David Szalay - AdelphiIl primo racconto è quello che sicuramente mi ha colpito di più: una signora, che come me ha paura di volare, sale su un aereo pensando al figlio malato di cancro. All’improvviso la consapevolezza della morte la colpisce e riesce persino a vedere se stessa che svuota la casa del figlio, con una lucidità disarmante. La turbolenza però e un successivo malore, le faranno cambiare prospettiva e forse anche certezze.

Tutto avviene in poche frazioni di secondo…. di questi personaggi sappiamo così tanto leggendo così poco. E’ incredibile Szalay con poche pennellate dipinge una scena chiara… ma non abbastanza “confortevole” per me, che ho sempre bisogno di tanti dettagli, di descrizioni approfondite, di perdermi in sensazioni all’apparenza trascurabili.

Nel caso del racconto di un matrimonio sull’orlo del fallimento, ho trovato un po’ l’atmosfera che cercavo. Una signora si innamora del suo medico e dopo averlo confessato al marito:

Stranamente, per un po’, in apparenza la loro vita era andata avanti come se niente fosse, solo come una specie di silenzio al cuore delle cose.

(…) Il punto non era tanto decidere  tra suo marito e il medico. Più che altro doveva decidere se il fatto di essersi  follemente innamorata del medico  annullava di per sé il suo matrimonio. Una volta, quando erano molto più giovani, aveva amato il marito in modo simile a come adesso amava il medico. All’epoca non pensava che avrebbe mai amato nessun altro così. Ed era evidente che, proprio come aveva smesso di amare in quel modo suo marito, col tempo avrebbe smesso di amare in quel modo anche il medico. La differenza era tutta lì: adesso sapeva.

Chi sceglierà tra i due? Ovviamente lo scoprirà soltanto nel racconto successivo, quando incontreremo uno dei tre personaggi.  In volo siamo tutti soli, chiusi nei nostri pensieri, forse più autentici che sulla terraferma.

Ho indossato per qualche riga i panni di Miranda che va a trovare il padre malato e deve confessargli che si sposerà. Avrei voluto che la scena dell’attesa, del disagio, dell’ansia, durasse almeno una pagina. Io sono stata Miranda qualche tempo fa.

Miranda non dormì bene. Si era sistemata sul divano, che si trasformava in un letto un po’ precario. Starsene lì, circondata dalle sagome minacciose del soggiorno, era strano e inquietante. Il buio non era assoluto: dalla finestra, attraverso la pallida veneziana, arrivava la luce di un lampione. A tormentarla c’era un senso di separazione dal passato. E, anche se in modo diverso, il fatto di non aver ancora dato la notizia a suo padre. Sdraiata lì nella semioscurità realizzò che avrebbe dovuto farlo l’indomani mattina, prima di andare in ospedale, perché dopo avrebbe potuto essere già troppo tardi.

Turbolenza è…

Accenni di storie, ci immergiamo in piena velocità nelle vite di questi personaggi. Conosciamo in un baleno i loro sentimenti, il loro senso di inadeguatezza, la disperazione per la morte, la malinconia per la fine di un amore. La precarietà della condizione umana con gioie e frustrazioni descritta in meno di centotrenta pagine. La traduzione di Rusconi è piacevolissima e si arriva in fretta alla fine… eppure sognavo un finale esplosivo, che mi sconvolgesse, che mi toccasse davvero. Szalay parla di noi ma non mi sono sentita così parte del libro, forse proprio perché mi aspettavo un’unica storia, meno personaggi, più dettagli.  Resta comunque un libro di qualità e leggerlo è stato un piacere.

Consigliato per gli amanti dei racconti, per chi ha voglia di fare una corsa a perdifiato nelle vite e nel bel mezzo dello sconforto di alcune persone che… beh, sono i nostri compagni di viaggio.

three-stars

Alcune note su David Szalay

David Szalay, nato a Montreal nel 1974, è cresciuto nel Regno Unito, e si è laureato a Oxford. Esordisce con il romanzo London and the South-East, per il quale vince il Betty Trask Award, al quale seguono Innocent (2009) e Spring (2011). Nel 2013 è stato inserito da «Granta» nella lista dei Best Young British Novelists. Nel 2016 Tutto quello che è un uomo (Adelphi 2017) è stato tra i finalisti del Man Booker Prize.

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