RECENSIONE: Genesi 3.0 (Angelo Calvisi)

RECENSIONE: Genesi 3.0 (Angelo Calvisi)Valutazione: three-half-stars

Genesi 3.0 di Angelo Calvisi
Pubblicato da: Neo Edizioni il 07/02/2019
Pagine: 160
ISBN: 8896176646Acquista il libro

La trama

Tra echi kafkiani e il miglior Terry Gilliam, Angelo Calvisi porta la narrativa italiana dentro nuovi scenari. Genesi 3.0 è una Fiaba allucinata sui vincoli del potere e sulle storture del sangue, una satira visionaria su ciò che siamo o potremmo diventare.
Un bosco ai margini di un mondo, e ai margini del bosco un ragazzo e un uomo. Il ragazzo si chiama Simon, suo padre è il Polacco. Vivono liberi e in attesa, perché un giorno il Polacco deve far ritorno nella Grande Città per compiere una misteriosa missione urbanistica/militare. Mura, corridoi, sotterranei accolgono Simon, e una nuova vita alienata da lavori inutili, una burocrazia tumorale e una sanità distorta. Non importa cosa né perché, questo è il mondo confinato. Il racconto dell'ascesa di un ragazzo che si fa uomo in una società beffarda e perduta, sull'orlo di un riscatto mai immaginato.

 -Incubo –

Genesi 3.0 di Angelo Calvisi (NEO Edizioni) è un libro difficile da spiegare. Mi ha spiazzato, turbato e segnato. E’ una sorta di fiaba ma di quelle terrorizzanti. Durante le prime pagine mi sono chiesta spesso che cosa volesse dire Calvisi, immaginavo quale piega avrebbe preso la storia e… mi sono sbagliata su tutto. A metà finalmente mi sono decisa e ho smesso di fare domande: mi sono abbandonata a questo allucinante racconto e ho tratto le mie personalissime conclusioni. Questa lunga premessa per dire che farò molta fatica a raccontarvi Genesi 3.0. Vi metto  subito guardia: io ho dato le mie interpretazioni, voi sicuramente ne darete altre (Non è forse questa la bellezza di un buon libro?).

La storia è suddivisa in parti, la prima è Selvatico. Siamo in un bosco, in un posto imprecisato del mondo, e facciamo la conoscenza di Simon un ragazzo eccentrico, e dell’uomo che vive con lui, il Polacco. Chi sono queste due persone?

Dopo la pioggia, nella terra smossa del cortile si contorcono colonie di vermi che quando si accorgono di me smettono di muoversi terrorizzati.

Per le varie specie di invertebrati io sono il boia.

Per i grilli e le formiche sono l’oscuro deterrente.

Io mi considero il sovrano dei pidocchi delle foglie.

Odio Simon all’inizio, anche se intuisco che è solo un ragazzino con un passato difficile e che ora subisce la violenza del Polacco. Capisco che è sensibile perché indossa diversi sentimenti nell’arco della giornata e sente tutto: odori, suoni, malinconie. Simon sente. Del Polacco non sappiamo molto, probabilmente non è nemmeno polacco, ma è un mito e tanto basta, si sta preparando per una missione (misteriosa) nella capitale.  Le giornate trascorrono tra incarichi agricoli e frustrazioni sessuali. Dove caspita siamo?! Nel futuro? Nel passato?

Quello che colpisce in Genesi 3.0 è senza dubbio la scrittura. Quando non riuscivo a calmare le domande nella mia testa (tranquilli, non finiranno nemmeno dopo la lettura), continuavo a cercare un genere o quanto meno una linea guida per lo stile di Calvisi. Stiamo parlando di surrealismo? Un libro distopico?  O forse è “solo” feroce satira? Credo che sia un mix di tutte queste cose, condite dal coraggio.

Ma torniamo ai nostri due protagonisti. La loro quotidianità inquietante verrà interrotta da alcuni ufficiali che intimano al Polacco di tornare alla Capitale, la missione esiste dunque e va compiuta. Qui le cose si complicano decisamente per Simon che diventerà almeno per un po’ un Paralitico, situazione che dà il nome alla seconda sezione. E’ impossibile capire se Simon sta sognando, se questa realtà esiste e il perché i “traditori” finiscono sulle sedie a rotelle. Ma l’incubo vero e proprio deve ancora avverarsi. Ospedaliero è senza dubbio la parte che mi colpito di più, dirvi come arriviamo in ospedale sarebbe spingermi troppo oltre e rovinare le sorprese, però posso dirvi che la struttura è praticamente identica all’esterno. Anche qui ci sono i militari solo che vestono i panni delle suore e anche in questo caso, non sappiamo se ridere amaramente oppure preoccuparci seriamente.

«Adesso che sono rimarginati (i tagli ndr) mi dimettete?»

«No» dice suor Perséguita riponendo la pinza.  Sei ancora stitico. Sei impuro. Non possiamo lasciarti andare per le strade del mondo con questa macchia».

«La stitichezza è un dono della provvidenza» ribatto io, che sulle dispute dottrinali sono schierato su posizioni opposte.

«Non bestemmiare» mi ammonisce lei, «e ricordati che la strada che conduce al paradiso è lastricata nelle tue stesse feci». Ha impugnato un enteroclisma più capiente dell’ultima volta e nel trafiggermi ci mette un surplus di perfidia che non mi dispiace.

«La merda è il tuo riscatto» salmeggia spruzzandomi la camomilla nel retto, nell’esercizio conforme del suo ministero.

Ma Famigliare è la parte più dura da digerire. Quando sembra che tutto stia andando per il meglio, sempre considerando il fatto che stiamo vivendo il peggio, Genesi 3.0 ci butta in uno scenario kafkiano che… attenzione, mi fa venire in mente situazioni del nostro quotidiano.  Simon, che non è praticamente più lo stesso dell’inizio della nostra storia, torna in ospedale, questa volta per visitare una paziente molto speciale. Tra suore e attendenti, la struttura è ultra sorvegliata e per concordare un orario di visita ci vogliono carte, permessi, vidimazioni – congiunzioni astrali e  magari bolla papale  come  succede alle Poste – e  il protagonista si ritrova un’altra volta in un labirinto. Chi meglio di un cieco potrebbe guidarlo? Il paradosso si infittisce ma Simon è costretto comunque a seguire la burocrazia sovrana e si ritrova di fronte a un tabellone a fissare i numeri sullo schermo:

Prima di me c’erano tre uomini. Allora dovrei fare presto, mi sono detto, però il tabellone ha iniziato  sgranare sequenze di numeri incongrui, il quindici, poi il seicentoventidue, poi il quarantotto e il ventinove quasi in simultanea. La stanza si è svuotata e riempita di nuovo. Il mio turno non arrivava mai. Ventuno, trentasei, ancora il quindici. Il ventisette è comparso sul tabellone all’ora di pranzo.

A questo punto mi chiedo, possibile che Calvisi  stia parlando, in qualche modo, di noi?

Genesi 3.0 è…

Un incubo. Inorridisco per le scene di sesso malato, arriccio il naso per le suore che somministrano clisteri, mi rammarico per le bombe buttate per gioco, sorrido per i numeri che cambiano sul tabellone e alla fine rimango con la bocca aperta. So che dalla recensione non si può capire molto ma questo libro è così: raccontando i collegamenti tra una sezione e l’altra (ammesso che ci siano dei ponti così sicuri sui quali passare), e gli avvenimenti che sconvolgono Simon, rischio di rovinare ogni sorpresa. Genesi 3.0 va preso così, come una favola di quelle da raccontare davanti al fuoco di notte. Questa storia è troppo assurda per sembrare vera, ed è troppo vera per sembrare assurda.

Non fate il mio errore, non provate a infilarlo in una categoria, sarebbe una battaglia persa.

Consigliato per chi vuole leggere una storia che non si dimentica, una storia che sconvolge ma che fa riflettere. Consigliatissima per chi ha coraggio e, Calvisi e Neo edizioni, ne hanno da vendere. Non tiratevi indietro perché vale la pena leggere Genesi 3.0.

 

 

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Alcune note su Angelo Calvisi

Angelo Calvisi

Angelo Calvisi è nato a Genova nel 1967 e oggi vive in Germania. Ha svolto diversi impieghi tra cui il giornalista sportivo, il geometra, l’attore… Ha pubblicato narrativa,  saggi, biografie e graphic novel. Tra le sue opere Adieu mon Coeur (Casa Sirio Editore),  Sulla cattiva strada. Seguendo Don Gallo con Roberto Lauciello (Round Robin Editrice).

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