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RECENSIONE: Solo un ragazzo (Elena Varvello)

Solo un ragazzo - Elena Varvello - Einaudi
RECENSIONE: Solo un ragazzo (Elena Varvello)

Solo un ragazzo

Valutazione:
three-half-stars
Autore:
Pubblicato da:
Data uscita:
01/09/2020

Pagine:
192
Genere:
ISBN:
8806243969
ASIN:
B08GQJ1GMX
Acquista:

La trama

Tutta la verità. Ma obliqua. Intraducibile Emily Dickinson, se non con nuove figure, nuove immagini, una nuova storia. È quello che fa Elena Varvello con Solo un ragazzo, che a sua volta è la risposta semplice e assoluta a una domanda che urge per tutto il libro: «Che cosa sei?» È ciò che chiedono i padri e che soffrono le madri di fronte all’enigma dell’adolescenza. Un’età che fugge e sfugge, un’età malvagia e innocente, che conserva e spreca: l’età della contaminazione. C’è un ragazzo, solo un ragazzo, al centro di questo libro, che rifiuta e rifiuta e basta. Commette infrazioni via via più importanti che travolgono senza possibilità di scampo chi gli sta intorno e tenta una vita accettabile, nella normalità: la madre, il padre, le sorelle fra loro così diverse, e i suoi possibili, incerti avatar. Il ragazzo è dappertutto e quindi in nessun luogo, è «un’ombra, un dubbio, una storia che passa di bocca in bocca». È una specie di ready-made della vita, una cosa comune, quasi banale, che però modifica con la sua sola presenza tutta la realtà che gli gira intorno. Costruisce un rifugio nel bosco con i rifiuti del mondo accettato, ruba, sì, ma cose da nulla, minaccia, e forse uccide, di certo ne muore. In lui la vita batte oltre il ritmo normale. In lui la vita comanda. Non ha bisogno di una logica di cause ed effetti. Appare e si dà. E noi lettori, come i personaggi di questa storia, siamo dei bricoleur dell’impossibile: ci arrabbiamo, ci impegniamo, amiamo, perdoniamo, piangiamo senza però troppo influire sulla forza di gravità esistenziale che ci muove e che muove tutto il libro di Elena Varvello. È una forza che ci attrae dentro ogni pagina, che ci fa diventare volta per volta tutti i personaggi, che ce li fa capire, che ce li fa raddoppiare dentro la nostra sensibilità. Per incantesimo.
Ernesto Franco

Solo un ragazzo - Elena Varvello - Einaudi

 – Legami familiari –

Solo un ragazzo di Elena Varvello (Einaudi) è un libro che mi ha “chiamato”. Visto per caso su twitter, ha attirato subito la mia attenzione, nonostante la trama all’apparenza fosse lontana da quello che piace a me. Non sapevo se mi sarei trovata di fronte a un giallo oppure a una storia dolorosa. In realtà nessuna delle due opzioni è vera… eppure lo sono entrambe.

D’altra parte siamo avvisati dalla trama: “Tutta la verità. Ma obliqua. Intraducibile Emily Dickinson, se non con nuove figure, nuove immagini, una nuova storia”.

Questa è la storia di una famiglia che si sgretola di fronte a un dolore immenso: la perdita del figlio. Solo un ragazzo (quante volte abbiamo sentito questa frase che ora, qui, assume un significato completamente nuovo) è una storia fatta di dolore, senso di colpa, ma anche di amore e di luce.

Solo un ragazzo si apre nel 2009, alcuni ragazzi hanno trovato una capanna nel bosco, come se ne trovano tante, ma questa è diversa. Dentro ci sono un cacciavite, una tazza e uno spazzolino. Ma non è questa la stranezza, bensì l’aria che si respira lì dentro, è come se qualcuno fosse nascosto lì nel buio…

Sara e Pietro sono ormai anziani quando facciamo la loro conoscenza. Sono passati esattamente 19 anni da quando hanno perso il figlio. Il dolore è lo stesso ma viene affrontato dai due in maniera molto diversa. Sara è il mio personaggio preferito. Certo, non riesce ad alzarsi dal letto ogni giorno, tratta male il marito e sembra incapace di interessarsi alla vita delle altre due figlie che va inesorabilmente avanti ma… c’è qualcosa di così vero in lei che non riesco a pensarla come un personaggio:

– È come se mi avessero tirato fuori tutto il fiato. Non c’è più niente, dentro. Tu invece sembri come prima.

– Amore, non è vero. Lo sai che non è vero.

La luce del mattino era una macchia bianca dietro le imposte chiuse. Pietro desiderava solo restare lí per sempre. – Non dirmelo mai più, – avrebbe gridato Sara, un giorno di fine ottobre. – Non usare mai più quella parola.

Amore. Non con me. Non la sopporto più

Solo un ragazzo - Elena Varvello - EinaudiSara e Pietro probabilmente non hanno mai capito il figlio ma se Sara riusce a perdonargli qualunque cosa (ecco la luce dell’amore) per Pietro non è  così perché si trova di fronte a un ragazzo che fatica a  riconoscere. Solo un ragazzo che sorride spesso e che in quell’ultimo periodo ha sempre freddo. L’estate del 1989 sconvolge la vita di una famiglia intera e anche di chi sta intorno. Se le figlie di Pietro e Sara vanno avanti con la loro vita, anche se scopriremo poi come il trauma ha scavato e cambiato il loro rapporto, quelle dei genitori sembrano congelate.

Pietro si alza ogni mattina pensando al figlio, pensando a cosa avrebbe potuto dire o fare. Sara, non trova un motivo per alzarsi dal letto e continuare a vivere.

Varvello si inserisce in questo dolore e lo spoglia davanti a noi mostrando la vita di due sorelle, una perfetta e una scapestrata, rivelando la doppia vita di Pietro e la speranza mai sopita di Sara. Tutti soffrono e tutti lo fanno in modo diverso, avvolti nelle ombre del bosco che sembra senza fine. Non riescono a ritrovare la strada per la luce.

Cosa è successo davvero quell’estate? Perché nessuno ha capito cosa passava per la testa a quel ragazzo? Perché entrava nelle case di nascosto, cosa stava cercando?

 Aveva messo al mondo un delinquente, dicevano le voci quell’estate. Violento e imprevedibile. Rabbioso. Aveva approfittato di una finestra aperta. Si era perfino armato. Li aveva colti nel sonno – Gemma, il marito e la bambina. Terribile, davvero. Ma, in fondo, non era sempre stato strano?

In fondo, non era Solo un ragazzo?

Solo un ragazzo è…

Una storia di legami familiari che sembrano spezzarsi, e forse per quasi vent’anni si spezzano davvero, un viaggio nel dolore alla ricerca della luce, un percorso fatto di consapevolezze e alla fine di accettazione.

Non vi ho raccontato molto, come avrei potuto? Questo è un racconto sussurrato e incredibilmente potente. Una miscela di non detti che esplode nell’amore, nella speranza che forse, tutto ciò che accade, accade per una ragione. Che forse anche nel bosco più fitto è possibile intravedere la luce che filtra dai rami.

Le pagine scorrono veloci, velocissime e tra presente e passato (a volte sembra che non ci sia nessuna differenza) arriviamo in un battibaleno alla fine e… vorremmo abbracciare tutti, nessuno escluso e io vorrei direi loro: “Sì, la vita è ingiusta ma lui non se ne è mai andato davvero”, almeno, è quello che vorrei dicessero a me.

Le pagine scorrono velocissime, la tensione è altissima. Vogliamo sapere e Varvello riesce a dosare tensione e delicatezza, conquistando così il lettore.

Consigliato per chi vuole immergersi in una storia ad alta tensione emotiva, per chi non ha paura di guardare in faccia il dolore, per chi ama le storie  in cui ci si immerge nella sofferenza, quella vera, quella con due facce.

three-half-stars

Alcune note su Elena Varvello

Elena Varvello

Elena Varvello è nata a Torino nel 1971, dove è docente presso la Scuola Holden. Ha pubblicato le raccolte di poesie Perseveranza è salutare (Portofranco, 2002) e Atlanti (Canopo, 2004). Con i racconti L’economia delle cose (Fandango, 2007) ha vinto il Premio Settembrini, è stata selezionata dal Premio Strega e nel 2008 ha vinto il Premio Bagutta Opera prima. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo romanzo, La luce perfetta del giorno (Fandango). Per Einaudi ha pubblicato La vita felice (2016); tradotto in numerosi Paesi, è stato uno dei libri di narrativa straniera – unico titolo italiano della classifica insieme a Elena Ferrante – piú venduti in Gran Bretagna nel 2018. I diritti cinematografici di La vita felice sono stati opzionati. Sempre per Einaudi, ha pubblicato Solo un ragazzo (2020).

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