RECENSIONE: Il biglietto stellato (Vasilij Aksenov)

RECENSIONE: Il biglietto stellato (Vasilij Aksenov)Valutazione: four-stars

Il biglietto stellato di Vasilij Aksënov
Traduttore: Claudio Masetti
Pubblicato da: Mondadori il 2009
Genere: Fiction, General
Pagine: 198
ISBN: 9788804585497

La trama

Nel clima euforico della società russa da poco uscita dal terrore staliniano, un giovane scrittore pubblicava a puntate, sul mensile "Junost'" (Giovinezza), un romanzo destinato a diventare il primo bestseller della storia editoriale sovietica, vero caso internazionale tradotto subito in decine di paesi. Era il 1961, il nome dello scrittore Vasilij Aksënov, il titolo del libro "Il biglietto stellato", romanzo di formazione sulle vicende del diciassettenne Dimka, inquieto e sognatore, che lascia la soffocante stabilità familiare per andare verso l'"Occidente" dell'URSS, l'Estonia, insieme a un gruppo di amici.

 – Inebriante –

Il biglietto stellato di Vasilij Aksenov (Mondadori) è uno di quei libri che avrei voluto leggere una decina di anni fa. Avrei voluto tuffarmi in una storia così, mischiarmi a quei ragazzi che stanno cercando la loro strada,  hanno fame, ideali, speranze e credono che un sogno non debba per forza coincidere con una professione.

Il biglietto stellato è un libro che mi ha stregato perché non credevo che avrei trovato così tanta leggerezza, voglia di nuovo, spensieratezza  e vita vera, tutto insieme. Non lo conoscevo e mi è stato consigliato da qualcuno che se ne intende, ovvero la persona che ha curato il libro, e sono rimasta molto stupita quando ho scoperto che il romanzo breve non è più in commercio ed è praticamente introvabile. Lo so, state pensando: “E allora perché ce ne parli?”, perché l’ho amato e credo nel potere dei mercatini e perché no, magari in una nuova ristampa (Su eBay è comunque disponibile un’edizione datata uscita per Einaudi).

Siamo a Mosca e quattro amici si ritrovano alla Barcellona, una casa sgangherata in cui vivono diverse famiglie. Sarà l’ennesimo lancio di una monetina  a decidere il destino dei diciassettenni, Dimka, il protagonista, Alik, Jurka e Galja, l’unica ragazza. Hanno voglia e bisogno di allontanarsi dalle proprie famiglie, da quella casa che ci sembra sovraffollata, da quel cortile che rappresenta al tempo stesso la distanza e il ponte tra questa generazione e la precedente.

Questi ragazzini si lamentano come quarantenni falliti, ma basta un ritmo elettrizzante perché il nostro modesto giardinetto si sollevi in alto, restando sospeso sopra i tetti, con le stelle intorno a fare il girotondo. Un ragazzo e una ragazza ballano e tutto il mondo indossa maschere di carnevale. Ai piedi dell’Olimpo, i giovani danzano alla luce delle stelle, i raggi di luna si posano sui loro corpi agili. Guerrieri barbuti li circondano, nascondendo con un gesto di vergogna le spade arrugginite dietro la schiena, e sorridono con diffidenza, ma con sempre maggiore bonomia, mentre i loro aurighi già preparano i carri per le gare sportive. I ragazzi danzano, e in quel momento non c’è altro di cui abbiano bisogno. Ballate finché avete diciassette anni!

Ballate, saltate in sella, tuffatevi negli abissi, arrampicatevi sulle montagne! Non abbiate paura di nulla: il mondo è vostro. Gli anziani barbuti non alzeranno le spade. Ve lo garantiamo noi.

Il primo narratore è Viktor, un ragazzo perbene, un intellettuale che sta lavorando alla sua tesi. E’ il fratello di Dimka e pur guardandolo con affetto, è evidente la distanza abissale tra i due. Viktor  è il maggiore, è il figlio che non ha mai disatteso le aspettative dei genitori. Ha ventotto anni, una promessa sposa e il sogno di un dottorato che sta faticosamente per raggiungere, un destino segnato, pronto ad essere ingoiato dal sistema senza nemmeno aver provato ad uscirne. Per Dimka, più piccolo di undici anni, il confronto non solo è fastidioso, ma addirittura soffocante. Anche il fratello, colui che sarà l’unico in grado di capirlo ma solo alla fine del libro, rappresenta il mondo dal quale questi ragazzi vogliono scappare.

A Dimka voglio bene immediatamente, perché con lui torno ad avere diciassette anni, torno a fumare le sigarette e a raccontare ed ascoltare storie inventate, di Viktor non mi fido. Mi sembra addormentato, distante, almeno finché non entro nella sua testa…e allora lo comprendo di più e lì mi ritrovo e insieme facciamo scattare una molla.

Vorrei essere come voi, strumenti, sapere sempre cosa fare fra un minuto, fra un’ora, fra un giorno, fra un mese. Per voi è facile: vi limitate a eseguire compiti. Finora anch’io mi sono limitato a quello, pur senza la vostra precisione. Cosa ci può essere di meglio che ricevere compiti ed eseguirli? E’ il sogno di ogni uomo modesto. Cosa ci può essere di peggio dell’indipendenza? Per un uomo modesto s’intende.

Cosa ci può essere di più bello e di più gradevole dell’indipendenza? Se ti pervade questo senso di  scioltezza, risolutezza e trepidazione, ti preoccupi per lei come per un vaso fragile, e se alla fine va in frantumi, ti viene da pensare che forse è meglio così: dava troppi grattacapi!

Il biglietto stellato - Vasilij Aksenov - MondadoriMa torniamo alla Barcellona. La monetina lanciata in aria per gioco, condurrà  gli adolescenti in Estonia. Partiranno all’avventura lasciandosi alle spalle la Barcellona, gli esami e la pesantezza di un clima oppressivo e decadente. Faremo la conoscenza di tanti personaggi ma la nostra attenzione sarà tutta per Dimka e Galja e per quel legame indissolubile che è l’amicizia. Tutto crolla, compresi gli ideali, ma quel legame resta. E poi viviamo l’amore. Cosa ne sa Dimka di quel sentimento che ha incontrato solo nei libri?

I ragazzi dopo poco tempo riescono a trovare lavoro, ma la vita in mare non è semplice come avevano immaginato, li mette a dura prova. Così tanto che ci sentiamo soli mentre abbiamo paura per la tempesta, o avvertiamo la nausea per il continuo rollio della barca. I pensieri di Dimka diventano via via più maturi, più disillusi. In parallelo procede anche la vita di Viktor che sceglie finalmente di essere coraggioso e quando incrocerà nuovamente Dimka, dopo anni, noteremo che la divisione tra i due non è  più così marcata… in mezzo è trascorsa la vita.

Il biglietto stellato è…

Come un profumo inebriante. Sono bastate poche gocce, in questo caso poche righe, per sentirmi avvolta, immersa in un’atmosfera solo in apparenza lontana. Il libro è breve, io avrei voluto leggere ancora e ancora. Non volevo staccarmi da quei ragazzi, anche se ho odiato Galja, proprio come si può odiare a diciassette anni.

Tutto mi stava stretto a diciassette anni. Dalla scuola alla famiglia, persino la mia città. Volevo anche io andarmene, trovare il mio posto, non vivere come hanno vissuto i miei. Avrei trovato il mio posto se fossi partita come Dimka? Non lo so, so che l’ultima parte del libro è la più bella. So che con Viktor avrei trascorso le ore guardando il biglietto stellato e forse come lui, non ne avrei condiviso né l’esistenza, né la destinazione.

Il biglietto stellato è uno di quei libri da tenere sul comodino. Una di quelle storie capace di infonderti coraggio, speranza e quel pizzico di incoscienza che credevamo di avere perso. Perché alla fine la scelta è la nostra o siamo persone modeste che odiano l’indipendenza oppure siamo cittadini disposti ad usare quel biglietto stellato che ci offre la vita.

Consigliato per chi ha voglia di leggere una storia commovente e ricca. Ci sono tanti riferimenti alla cultura occidentale e quella in evoluzione russa. I personaggi hanno tante sfumature nonostante le poche pagine. Consigliato anche per chi magari ha qualche pregiudizio nei confronti degli scrittori russi: qui non c’è nulla di noioso o pesante.

four-stars

Alcune note su Vasilij Aksënov

Vasilij Aksenov (Kazan’, Repubblica dei Tatari, 1932 – Mosca 2009) scrittore russo. Si rivelò al pubblico con un romanzo breve, Il biglietto stellato, uscito a puntate su «Junost’», il mensile del Komsomol (in volume nel 1961). Per l’audacia del linguaggio (il realistico gergo dei giovani sovietici) e dei temi (la scontentezza, a metà fra lo spleen adolescenziale e il disagio politico, di un gruppo di ragazzi) il romanzo subì violenti attacchi da parte dei critici conservatori. Il malessere della nuova generazione è alla base anche dei due racconti Arance dal Marocco e A metà strada dalla luna (1966, nt), mentre il romanzo breve La tara delle casse (1968, nt) è una satira grottesca in cui si infiltrano tormentate riflessioni esistenziali. Emigrato negli Stati Uniti, ha pubblicato i romanzi Il rottame d’oro (1978); L’ustione (1980), ambizioso affresco di una generazione; L’isola di Crimea (1981); Di’: uva passa (1985, nt). Il suo Saga moscovita (1992, nt), sulle vicende di una famiglia di intellettuali negli anni 1920-50, ha colto un largo successo con la trasposizione sul piccolo schermo.

One Comment

  1. Grazie di aver accettato il consiglio e di aver scritto questa recensione per un libro ormai introvabile. Dieci anni fa riuscii per un pelo a far riemergere questa meraviglia delicata dai meandri del tempo in cui era rimasta intrappolata (prima traduzione in Italia del 1961, poi una seconda nel 1962). Giusto in tempo, perché nel 2009, pochi mesi dopo Aksënov lasciò questa terra. Un autore che ha avuto poca fortuna in Italia. Eppure, chi ha avuto in mano, per sua fortuna, quel “biglietto stellato” glien’è stato grato. Io sempre.

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