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RECENSIONE: La famiglia Karnowski (Israel J. Singer )

La famiglia Karnowski - Israel J Singer - Adelphi
RECENSIONE: La famiglia Karnowski (Israel J. Singer )

La famiglia Karnowski

Valutazione:
four-half-stars
Autore:
Traduttore:
Data uscita:
09/01/2015

Pagine:
498
Genere:
ISBN:
9788845973888
ASIN:
B01BLYJWXO
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La trama

Bastano a volte poche pagine per accorgersi di avere fra le mani un grande romanzo, e per cogliere quel timbro puro che ne fa un classico. È ciò che accade con "La famiglia Karnowski" di Israel J. Singer, maestro dimenticato, rimasto per troppo tempo nel cono d'ombra del più celebre fratello minore Isaac B., Premio Nobel per la letteratura. La pubblicazione di questo libro, fra i memorabili del secolo scorso, ha quindi il sapore di un evento, e di un risarcimento: finalmente, il lettore potrà immergersi nel grandioso affresco familiare in cui si snoda, attraverso tre generazioni e tre paesi – Polonia, Germania e America –, la saga dei Karnowski. Che comincia con David, il capostipite, il quale all'alba del Novecento lascia lo shtetl polacco in cui è nato, ai suoi occhi emblema dell'oscurantismo, per dirigersi alla volta di Berlino, forte del suo tedesco impeccabile e ispirato dal principio secondo il quale bisogna «essere ebrei in casa e uomini in strada». Il figlio Georg, divenuto un apprezzato medico e sposato a una gentile, incarnerà il vertice del percorso di integrazione e ascesa sociale dei Karnowski – percorso che imboccherà però la fatale parabola discendente con il nipote: lacerato dal disprezzo di sé, Jegor, capovolgendo il razzismo nazista in cui è cresciuto, porterà alle estreme conseguenze, in una New York straniante e nemica, la contraddizione che innerva l'intera storia familiare. Con una sapiente orchestrazione che è insieme un crescendo e un inabissarsi, Singer non solo ci regala pagine d'inconsueta bellezza ma getta anche uno sguardo chiaroveggente sulla situazione degli ebrei nel­l'Europa dei suoi anni, rivelando quelle virtù profetiche che, quasi loro malgrado, solo i veri scrittori possiedono.

 – Capolavoro –

La famiglia Karnowski - Israel J Singer - AdelphiLa famiglia Karnowski  di Israel J. Singer (Adelphi edizioni) è il sesto libro che leggo insieme al mio gruppo di lettura Saghe familiari controcorrente. Questo era un libro che mi aspettava da anni e sono contenta di averlo letto in compagnia di ragazze e ragazzi con cui si è creato un bellissimo legame.

Vi dico subito perché non ho dato cinque stelle: non sono rimasta folgorata dall’inizio de La famiglia Karnowski e quindi sono stata un po’ severa fermandomi a quattro stelle e mezzo ma sappiate che questo è un capolavoro.

Singer ci accompagna per cinquant’anni alla scoperta di tre generazioni di Karnowski in un affresco commovente e straziante. Ho alternato lettura e ascolto su Storytel (l’audiolibro è qualcosa di incredibile, Paolo Pierobon interpreta in maniera sublime l’opera di Singer). Arrivata a metà libro è stato impossibile fermarmi, dovevo sapere, comprendere… ma procediamo con ordine.

Si restava sempre legati a seccature varie, parenti scomodi, strane superstizioni, abitudini e tradizioni. Ci si trasportava dietro l’eredità delle generazioni precedenti come stracci di cui non ci si poteva disfare.

David è il capostipite della famiglia Karnowski e che nei fatti rifiuta la cultura ebraica. Studioso e appassionato di cultura nel vero senso della parola, si trasferisce dalla Polonia a Berlino, relegando le proprie origini in un angolino della mente lontano. Ma questo libro è fortemente immerso nella cultura ebraica e per quanto David voglia rifiutare quella parte della sua vita, ci è impossibile non conoscerla.  Anche perché sua moglie Lea, affetta dalla nostalgia di casa, frequenta la famiglia di Solomon Burak e tra le mura di negozio e casa loro è libera di poter parlare nella sua lingua e di comportarsi da ebrea.

David e Lea hanno un figlio Georg e no, nemmeno lui mi è molto simpatico. Inaffidabile, un po’ fannullone e perdigiorno, cambia radicalmente quando conosce una dottoressa e intraprende la strada della medicina all’università. Le descrizioni di Singer sono così vivide da mettere i brividi: le lezioni sui cadaveri, la mano che trema prima delle incisioni… Georg ha l’avversione per le malattie e il sangue ma l’amore gioca brutti scherzi…

La famiglia Karnowski - Israel J Singer - AdelphiIl destino però ha diversi piano per Georg che sposa l’infermiera Teresa, cristiana cattolica dai modi goffi e timidi. Dalla loro unione nascerà Jegor, il personaggio più complesso de La famiglia Karnowski. E… no, nemmeno lui è un personaggio per cui si prova simpatia. Almeno per tre quarti della storia.

La scelta di Georg di sposare una cattolica ha delle ricadute sul rapporto con il padre: i due smettono dei parlarsi. Il peso delle origini, per quanto si rinneghi, c’è. Persiste.

Jegor cresce con la convinzione di essere tedesco, d’altra parte suo padre non esercita il suo diritto di culto e nonostante la circoncisione, avvenuta senza una vera e propria cerimonia, Jegor non ha mai vissuto quella parte della sua cultura.

Il romanzo che si muove dal 1860 al 1940 tocca l’apice proprio con la vita di Jegor, bambino introverso e pauroso, innamorato dello zio soldato e poi adolescente scontroso e preoccupante.

La famiglia Karnowski (e tutti i personaggi che ruotano loro attorno e di cui non vi ho parlato ma so che li amerete) subirà l’insinuarsi dell’odio razziale nelle loro vite. Dovete anche tener presente che questo libro è stato scritto nel 1943 prima che la terribile verità sui campi di concentramento venisse resa nota. Eppure Singer, come gli scrittori senza tempo, sembra aver previsto quell’orrore.

Niente di nuovo, rabbi Karnowski,’ commentò con la sua voce limpida ‘sempre la stessa vecchia storia. L’abbiamo già visto accadere a Spira e a Praga, a Cracovia e a Parigi, a Roma e a Padova. Da quando gli ebrei sono ebrei, la plebaglia brucia i loro libri sacri, marchia i loro abiti con segni distintivi, ne disperde le comunità, ne perseguita gli eruditi. E nonostante tutto siamo ancora qui. Del resto, non è solo con gli ebrei che la plebaglia si comporta così, ma anche con i saggi delle altre nazioni, che detesta per la loro scienza e il loro ingegno. A Socrate fecero bere una coppa di veleno. Galileo fu condannato. Ma a perdurare non è la plebaglia, sono Socrate e Rabbi Akiva e Galileo, perché non si può annientare lo spirito, come non si può annientare il Divino, rabbi Karnowski…’.

Jegor mi è insopportabile fino a un certo punto. Finché non capisco che il suo incolpare il padre per le proprie origini altro non è che l’estremo desiderio di venir accettato.

Quando a scuola cambia il preside, Jegor subisce una violenza che lo costringerà a letto per giorni. Jegor diventa lo strumento nelle mani dell’insegnante: nudo di fronte alla classe è l’esempio lampante dell’inferiorità ebraica.

Per prima cosa servendosi di un compasso e di un metro misurò la lunghezza e la larghezza del cranio di Jegor Karnowski, e col gesso scrisse le cifre sulla lavagna. Con precisione scientifica misurò  la distanza da un orecchio all’altro, dalla sommità del capo al mento, lo spazio fra gli occhi, la lunghezza del naso, tutti gli elementi della testa del ragazzo. Jegor sussultava ogni volta che sentiva il contatto di quelle mani umide. Il dottor Kirchenmeyer parlò a lungo in tono solenne: «I camerati e gli allievi qui riuniti possono vedere sulla lavagna una differenza lampante nella forma della testa tra il tipo nordico, superiore, e il tipo negro-semitico, dalla testa rotonda e sgraziata, che assomiglia più a una testa di scimmia ed è rappresentativa della bruttezza e inferiorità della razza.(…)

Queste pagine sono di una bellezza dolorosa. La sofferenza a cui è sottoposto Jegor è insopportabile.

Comincia così il disperato tentativo di Jegor di essere un Holbec e non più un Karnowski. Quando la famiglia emigra a New York tutto è ostile, imbarazzante, difficile.

Jegor guarda i ragazzi dalla finestra ma non riesce ad unirsi a loro, terrorizzato all’idea che possano deriderlo, escluderlo. Cosa succederà dopo non posso dirvelo.


La famiglia Karnowski è…

Un capolavoro. La saga familiare più bella che abbia mai letto. Singer dipinge tre generazioni alle prese con i trasferimenti e i dilemmi tipici degli emigranti. Quando si cambia Paese cosa resta delle proprie origini? Sono tantissimi i personaggi che non ho citato, dal primo amore di Georg, al dottore che gli ha trovato il posto di lavoro… insomma tantissimi personaggi tratteggiati con poche ma precise pennellate.

Non è certo una lettura di evasione e sicuramente non ho reso giustizia a La famiglia Karnowski ma è difficile parlarne perché è un libro a cui bisogna abbandonarsi. Moderno e scorrevole, sicuramente merito della traduzione di Anna Linda Callow, è un libro che non scorderò mai.

Consigliato per gli amanti delle saghe familiari, per chi ama i libri storici, per chiunque abbia voglia di leggere un grande classico.

Ora non mi resta che recuperare tutti gli altri Singer.

four-half-stars

Alcune note su I.J. Singer

Israel Joshua Singer

I.J. Singer (Bilgoraj, Polonia, 1893 – New York 1944) scrittore ebreo-polacco di lingua jiddish. Fratello maggiore di Isaac Bashevis Singer, passò come lui l’infanzia a Varsavia, dove il padre era rabbino, ma lasciò presto la casa per tentare la pittura. Nel 1918 si unì agli scrittori jiddish del «gruppo di Kijev», e qui visse fino al 1921: poi tornò a Varsavia, dove divenne una delle personalità letterarie di maggior spicco. Nel 1933 si trasferì negli Stati Uniti. Affermatosi con Perl (1922), racconto asciutto di una vecchiaia misera e triste, simbolo di una società cadente, passò poi al romanzo di ampie proporzioni: sono da ricordare Yoshe Kalb (1932), che intorno alla figura del protagonista ritrae tutto il mondo chassidico galiziano, e la saga familiare I fratelli Ashkenazi (1936). Yoshe Kalb ebbe un successo straordinario, sia come romanzo sia, ancor più, nella riduzione teatrale. Le corrispondenze di S. per il quotidiano jiddish newyorkese «Jewish Daily Forward» uscirono in parte, postume, con il titolo Da un mondo che non c’è più (1946) e costituiscono un’autobiografia parallela a quella del fratello, Alla corte di mio padre.

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1 COMMENTO

  • Ugo Sachs

    Grazie per questa segnalazione. Ho letto tutta, ma proprio tutta, la produzione letteraria di Isaac Bashevis Singer, compresa ovviamente la Famiglia Moskat, e quindi ben volentieri colgo questo tuo suggerimento di lettura. Grazie e auguri di Buon Natale

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