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RECENSIONE: Cronorifugio (Georgi Gospodinov)

Cronorifugio - Georgi Gospodinov - Voland
RECENSIONE: Cronorifugio (Georgi Gospodinov)

Cronorifugio

Valutazione:
three-half-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
17/06/2021

Pagine:
318
Genere:
ISBN:
8862434200
Acquista:

La trama

Gaustìn, un bizzarro personaggio che vaga nel tempo, inaugura a Zurigo una “clinica del passato” dove accoglie quanti hanno perso la memoria per aiutarli a riappropriarsi dei loro ricordi. Ogni piano dell’edificio riproduce nei dettagli un decennio del secolo scorso, e la prospettiva di un confortevole rifugio dal presente finisce per allettare anche chi è perfettamente sano. In Europa intanto viene indetto il primo referendum sul passato e la campagna elettorale si fa ben presto movimentata… Il nuovo, attesissimo romanzo di Georgi Gospodinov ci porta a Zurigo, Sofia, Vienna, Sarajevo, Brooklyn, e in altri luoghi e tempi, e ci mette di fronte a tutta l’incertezza del futuro, mescolando satira e nostalgia, storia e ironia, in un irresistibile viaggio nello sconfinato continente di ieri.

 – Ricordi –

Cronorifugio di Georgi Gospodinov (Voland) è un libro di una bellezza difficile da raccontare. Ho atteso il nuovo romanzo di Gospodinov come i regali al mio compleanno, ovvero con impazienza, felicità e un briciolo di ansia. Dopo aver letto Fisica della malinconia (TROVATE QUI la mia recensione) è difficile pensare che Gospodinov possa scrivere qualcosa di così pieno, malinconico, straziante, divertente e originale. E no, Cronorifugio non è come Fisica ma si avvicina per originalità, cura, bellezza.

Gaustìn della mia giovinezza. Gaustìn del mio desiderio di essere un altro, altrove, ad abitare un altro tempo e altre stanze. Avevamo in comune l’ossessione del passato. Con una piccola ma essenziale differenza. Io rimanevo straniero ovunque, mentre lui si sentiva ugualmente a suo agio in tutti i tempi. Io bussavo alle porte di anni diversi e lui era già là, mi apriva, mi faceva entrare e poi spariva.

Cronorifugio - Georgi Gospodinov - VolandLa trama è molto semplice anche se in realtà non lo è. L’atmosfera è onirica, malinconica (lo so, ancora questa parola) e gli accumulatori seriali come me non rimarranno indifferenti.

L’ho già detto, Gospodinov aveva l’ingrato compito di essere all’altezza di Fisica della malinconia e devo dire che per me lo è stato, salvo nella terza parte in cui ho fatto un pochino di fatica a seguire il filo e non vedevo l’ora che quelle pagine scorressero per poter andare avanti.

Il Cronorifugio è un premio e una condanna. Un gioiello che custodisce quello che siamo stati e quello che saremo. Chi siamo se perdiamo i nostri ricordi?

Il mondo è preda di un’epidemia: le persone perdono la memoria sempre più rapidamente. Gaustin, questo bizzarro personaggio che non sappiamo se reale o immaginario, ( è sempre lui, l’alterego dell’autore) decide di inventare una clinica del passato in cui i pazienti rivivono un’annata in particolare.

All’inizio a  Zurigo, in un edificio anonimo, ogni piano è dedicato a un decennio in particolare. I pazienti qui possono ritrovare la serenità perduta e muoversi in un mondo che conoscono.

(…) Lui si volta verso di me e dice: Vedi, vecchio (mi chiamava così), la vita è più di una sconfitta.

Ci sono cose che si ricordano per tutta la vita. Forse perché i padri di quei tempi, e mio padre non faceva eccezione, non parlavano mai con noi come se fossimo grandi. Perciò questa sua battuta andava annoverata tra gli eventi straordinari. Doveva essere una specie di testamento paterno. E non avevo capito bene se intendesse che la vita sarà piena di sconfitte e quella era solo la prima, oppure che la vita è più grande di ogni sconfitta. O forse tutte e due le cose.

Le pagine in cui il nostro protagonista parla con il padre che rivede una partita di decenni prima sono commoventi e strazianti:

Lo prendo per mano e dico, a bassa voce ma con chiarezza: Vedi, vecchio, la vita è più di una sconfitta. Lui si volta molto lentamente verso di me. Mi guarda, non sono sicuro di cosa veda, cosa stia galoppano nella sua mente svuotata. Sono passati quaranta anni da quando guardammo insieme questa partita.

Se non sono presente nella sua memoria, esisto davvero?

Cronorifugio - Georgi Gospodinov - VolandMa Gospodinov non si ferma qui. Potrebbe descrivere la vita delle persone in un futuro che assomiglia al passato tra certezze e stranezze, il dolore dell’eutanasia, la difficoltà per i parenti di conciliare presente e passato/futuro e già sarebbe un romanzo degno di nota. Ma no, Gospodinov fa di più. E un po’ come nei suoi racconti infarcisce la storia di ironia, folgorazioni e Cronorifugio diventa così l’occasione per riflettere sulla nostra società.

Il Referendum sul passato rimescola le carte in Europa tra Brexit, isole felici e derive nazionalistiche. In Cronorifiugio c’è tanto amore, anche per l’Italia degli anni Sessanta e lo spauracchio della dittatura.

Comunque nessuno descrive la malinconia, la nostalgia come Gospodinov. Con pochissimi autori sono riuscita a specchiarmi, a vedermi, a leggere parole che non avrei saputo pronunciare ma che avevo in testa. Solo per questo vale la pena leggere Gospodinov e no, non ammetto eccezioni. Si può solo amare.

Da dove proviene questa mia ossessione per il passato? Perché mi trascina indietro come un pozzo  su cui mi sono sporto? Perché mi attira con volti che so non esistere più? Cosa è rimasto là che non sono riuscito a cogliere? Cosa è in attesa là, nella grotta di questo passato? Posso supplicare un ritorno indietro, senza avere le doti di Orfeo, solo il desiderio? E che quello e quelli, se riuscissi a portarli fuori da lì, non siano uccisi da me, se mi volto indietro ancora in cammino?

Cronorifugio è un racconto senza tempo, una storia che racchiude tutte le storie, quelle avvenute e quelle non. Un romanzo che no, non si può raccontare. Cronorifugio è un’esperienza e va vissuta, o non vissuta a seconda dei casi.


Cronorifugio è…

Ricordi. L’importante dei ricordi, del passato, l’ossessione del voler tornare indietro… il non saper lasciar andare… che fatica parlare di un libro che svela così tanto di me, di noi malinconici empatici che non riusciamo a guardare il tempo scorrere con indifferenza.

Ad un certo punto le persone perderanno di propria volontà la memoria pur di poter tornare indietro… dando vita a un vero e proprio ribaltamento del tempo e dell’ordine mondiale… ma ora, vi sto dicendo anche troppo.

Fatevi un regalo e leggete uno scrittore originale, indimenticabile e inclassificabile.

Consigliato per chi ha voglia di perdersi in tutti i tempi possibili, per chi quando guarda un vecchio telefono, un gettone, un’immagine d’epoca, non vede soltanto un oggetto. Ma un mondo.

 

three-half-stars

Alcune note su Georgi Gospodinov

Georgi Gospodinov

Georgi Gospodinov nato a Jambol nel 1968, è poeta innovativo e raffinato, prosatore e studioso di letteratura, oggi considerato lo scrittore più talentuoso della Bulgaria. Con il suo esordio narrativo, Romanzo naturale (Voland 2007), accolto come una vera rivelazione, ha immediatamente incontrato il favore di critica e pubblico che ne hanno decretato lo straordinario successo, e ha ottenuto il primo premio del concorso Razvitie per il romanzo bulgaro contemporaneo. È tradotto in diciannove lingue.
Di Gospodinov Voland ha pubblicato la raccolta di racconti …e altre storie (2008) e il romanzo Fisica della malinconia (2013), con il quale nel 2014 è stato finalista del Premio Von Rezzori e del Premio Strega Europeo.
Di lui è stato detto: “Definito il Milan Kundera della Bulgaria per i suoi viaggi nel mondo interiore, potrebbe essere accostato anche a Friedrich Dürrenmat per la sua riscrittura del mito del Minotauro, ma a ben vedere Georgi Gospodinov è uno scrittore unico.”

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1 COMMENTO

  • chand

    Hai ragione: nessuno descrive la malinconia (o il dolore di qualcosa non provato-tuga in bulgaro-) come Gospodinov. C’è sempre nei suoi libri il sotteso di una carezza amara, lo sguardo di una bambola al buio, la fine di un’era e l’ombra della gioventù svanita.
    E mai queste cose restituiscono l’idea di pesantezza, di deja-vu, di lontana lamentela.
    In Fisica della Malinconia il tessuto della trama era più denso e le suggestioni maggiormente evocative però nei cronorifugi mi sono perso ad immaginare il mio decennio ideale, la musica, gli occhi, i brividi, le storie che vorrei fungessero da conforto perenne.
    Un Omero moderno che raccontando lascia una eco nella testa, di inesorabile spessore.
    Un mondo. Distante o incredibilmente vicino.
    Quale prodigiosa bellezza esserne testimoni.

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