RECENSIONE: E-mail da Shahrazad (Mohja Kahf)

RECENSIONE: E-mail da Shahrazad (Mohja Kahf)Valutazione: four-stars

E-mail da Shahrazad di Mohja Kahf
Traduttore: Mirella Vallone
Pubblicato da: Auguaplano il 31-10-2015
Pagine: 184
ISBN: 978-8897738633Acquista il libro

La trama

E-mail da Shahrazad è l'esordio letterario di Mohja Kahf, pubblicato originariamente nel 2003. La raccolta, prima traduzione italiana di una sua opera, è nel suo complesso una riflessione ironica, amara e appassionata sulla memoria, le radici e le difficili prospettive della società multiculturale. La cifra stilistica dell'autrice, in grado di raccogliere le differenti e complementari eredità di scrittrici come Wisława Szymborska e Annie Ernaux, si distingue per un'efficace e comunicativa alternanza di registri fra dramma, commedia e improvvisi slanci lirici, tenuti insieme da una vivida capacità narrativa e immaginifica.
Traduzione e prefazione a cura di Mirella Vallone, ricercatrice di Lingua e Letterature Angloamericane presso il Dipartimento di Lettere – Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Perugia. I suoi interessi di ricerca riguardano la letteratura dell’epoca coloniale, le tematiche della identità, della memoria, della diaspora e della emigrazione, e la letteratura delle minoranze etniche. Ha lavorato sull’opera di Henry James, analizzandone il rapporto tra romanzo e teatro. Per i tipi di Aguaplano ha pubblicato il saggio Ciò che si muove ai margini. Identità e riscrittura della storia nazionale in Toni Morrison, Gloria Anzaldúa e Bharati Mukherjee (2013).

 – Rivelazione –

E-mail da Shahrazad  di Mohja Kahf (Aguaplano) è un libro che mi ha stupito. Al BookPride di Milano,  secondo me i ragazzi dello stand si ricordano ancora quel momento, ho visto il libro e sono rimasta colpita dalla copertina (Nel tentativo di prenderne uno in mano ho rischiato di buttare giù gli scaffali che mostravano le copie).

Mi sono approcciata con un po’ di paura a questo libro perché quelle di Mohja Kahf sono poesie, per me un mondo sconosciuto. Eppure c’è qualcosa di diverso in questa raccolta. Come ho scritto qualche giorno fa, in E-mail da Shahrazad ci sono un sacco di contaminazioni e il linguaggio non fa certo eccezione. Abbiamo l’impressione a volte di leggere delle mail, altre di assistere a una conversazione e altre ancora mi ricordano le parole di una canzone.  L’impressione poi, di ritrovarsi ne Le mille e una notte è persistente. Queste premesse ci sono anche nella prefazione curata dalla traduttrice Mirella Vallone.

Accanto ad ogni poesia è presente il testo in inglese (il mio purtroppo è troppo arrugginito per gustarmi anche la versione originale).

L’autrice è siriana ma vive negli Stati Uniti. Una duplice condizione difficile da spiegare per chi non la vive. Apparterrà sempre alla sua terra di origine ma al tempo stesso sarà “troppo americana” per tornare e in America è troppo siriana per essere statunitense.

Ad avermi colpito è stata soprattutto la prima poesia, La polvere del viaggiatore, che forse è la mia preferita. Mi piace immaginare la viaggiatrice cinese che sogna di tornare a casa, la mamma di Mohja che scuote le sciarpe lasciando che la polvere del viaggiatore finisca addosso ai figli, alle altre persone.

Quando arrivano nel nuovo paese,
i viaggiatori la portano sulle spalle,
la polvere del cielo che si son lasciati dietro(…)

Ho amato tantissimo anche Le ciliegie e mi  sono commossa. Ho immaginato una ragazza che pensa al proprio Paese, ho pensato a me quando penso al mio paesino e inevitabilmente a Pavese. Chissà se là qualcuno sta tenendo da parte dei libri per me, delle ciliegie, degli odori… dei giochi per il mio ritorno. Perché è da un determinato posto che veniamo e magari qualcuno davvero aspetta la nostra ricomparsa. Come mi sono sentita vicina pur non avendo nessun punto in comune con la sua storia.

(…) Alcuni dicono che la Siria
mi fisserebbe con ostilità provinciale
se tornassi
Alcuni dicono che tutto ciò che la Siria farebbe
sarebbe svuotarmi il portafoglio con richieste di tangenti,
lamentarsi del prezzo dei meloni,
calcolare il valore del mio orologio e del mio anello,
e consegnarmi alla polizia di Stato
Sono sicura che se tornassi in Siria,
ci sarebbe la musica
e tutto il melodramma di un film indiano:
la terra mi amerebbe
gli alberi si curverebbero su di me come zie
le montagne mi proteggerebbero come cugini
le antiche chiese mi bacerebbero la fronte
le moschee mi accoglierebbero e cullerebbero tra i loro archi
le sinagoghe stenderebbero benedizioni sulle mie spalle come uno scialle (…)

E-mail da Shahrazad Poesie scelte - Mohja Kahf - AguaplanoE ancora Mohja ci racconta come viene guardata dagli altri. Le storie del velo ci fanno sorridere ma amaramente. Io sarei “vestita strana” perché indosso il velo? Castigata, senza libertà in abiti scomodi? E’ una convinzione diffusa nel mondo occidentale ma quando l’obiezione viene mossa da un’altra donna, fasciata in collant e tacchi vertiginosi o semplicemente scomodi, che valenza assume la sua constatazione?

Ci stiamo muovendo su un terreno complicato. Cosa significa essere arabo – americano e soprattutto cosa significa esserlo dopo l’11 settembre? Le poesie raccolte in E-mail da Shahrazad sono state scritte dal 1983 al 2001. Allontanati dal loro paese di origine con le immagini della guerra e del terrore ancora scolpite nella memoria, queste persone vivono un doppio dolore. Dopo l’attentato delle Torri gemelle, che si sono sgretolate tenendosi per mano, la condizione degli immigrati cambia radicalmente. La diffidenza si amplifica e fa accrescere il senso di sdoppiamento degli arabi, che non possono essere identificati con i terroristi.

Ecco allora che resistere diventa fondamentale e solo l’amore, l’amicizia, il senso di fratellanza può dare vita a una resistenza silenziosa tanto quanto intesa.

(…) Tutte le donne parlano due lingue:
la lingua degli uomini
e la lingua della sofferenza silenziosa.
Alcune donne parlano una terza lingua,
la lingua delle regine.
Sono meravigliose
e sono mie amiche (…)

E alla fine come a Shahrazad, le parole servono per costruire, riflettere, ribellarsi e scoprire che nella confusione, nonostante differenze, sdoppiamenti, soprusi e ingiustizie, si è in grado di (ri)trovare se stessi.

E-mail da Shahrazad è…

Una rivelazione. Non pensavo che mi sarebbe piaciuto così tanto. Ho riletto le poesie e credo che lo farò ancora. Avrei voluto trascriverle per intero e commentare stralcio per stralcio. Non posso farlo per ovvi motivi ma spero che qualcuno si senta chiamato da questo libro, così potremo parlarne insieme.

La cura di E-mail da Shahrazad si vede già da copertina,  dalla fattura delle pagine,  e infine dall’amore della traduzione. E’ un piccolo gioiello imperdibile. Non è banale. Non è il solito modo di commentare la diversità tra Occidente ed Oriente, o la condizione della donna mostrata attraverso pregiudizi e cliché. C’è molto di più, c’è la sensibilità di Mohjia che  ha saputo cogliere e soprattutto ridarci aspetti che non avremmo  mai notato. Almeno chi, non vive questa doppia cittadinanza, o meglio, doppia esistenza.

Consigliato per chi ha voglia di scoprire una raccolta originale, per chi ha bisogno di mettersi in gioco e non ha paura di veder trasformarsi le certezze in dubbi. Se non conoscete la poesia proprio come me, non spaventatevi, rimarrete affascinati.

four-stars

Alcune note su Mohja Kahf

Mohja Kahf

Mohja Kahf è una scrittrice arabo-americana, nata in Siria da una famiglia di dissidenti politici e per questo motivo costretta a emigrare negli Stati Uniti nel 1971. Professoressa di Letterature Comparate presso l’Università dell’Arkansas, affronta in saggi e poesie le scottanti questioni dell’incontro/scontro fra culture, dell’identità in conflitto fra tradizione e modernità e della percezione della donna mediorientale nell’immaginario americano ed europeo.

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