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RECENSIONE: Adieu (Honoré de Balzac)

Adieu di Honoré de Balzac (Il ramo e la foglia edizioni)
RECENSIONE: Adieu (Honoré de Balzac)

Adieu

Valutazione:
four-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
27/02/2026

Pagine:
144
Genere:
ISBN:
9791280223548
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La trama

Estate del 1819. Nel parco di un antico convento in rovina nel cuore dell’Île de France un’apparizione folgora due cacciatori di passaggio: una donna misteriosa e bellissima, dai lunghi riccioli incolti e dal pallore spettrale, che sembra incarnare la natura selvaggia del luogo. Il suo passato è una storia d’amore, di follia e di morte che condurrà il lettore in Russia, sulle rive della Beresina, facendogli rivivere la disfatta e la tragica ritirata dell’esercito napoleonico. “Adieu” è uno dei racconti della Commedia umana in cui più completamente viene in luce la complessità e la ricchezza del genio di Balzac. Vi troviamo il romanziere che gareggia con i pittori suoi contemporanei nella rappresentazione dell’“armonioso disordine” di un paesaggio fiabesco. Accanto a questo Balzac dall’ispirazione tutta visiva c’è il “grande storico” caro a Baudelaire, attento a raccontare la ritirata di Russia traducendo fedelmente in immagini il racconto di testimoni e memorialisti. E c’è infine il Balzac appassionato ai misteri della scienza, che si interroga sul linguaggio segreto della follia e sui rapporti tra la vita delle nostre emozioni e la forza del pensiero.

– Feroce –

Adieu di Honoré de Balzac (Il ramo e la foglia edizioni) è un racconto con il testo francese a fronte, tradotto da Mariolina Bertini con un saggio introduttivo di Alessandra Ginzburg. Non ci girerò tanto intorno, questa edizione è un vero e proprio gioiello per gli appassionati di letteratura francese. Il saggio, che vi consiglio di leggere alla fine, inquadra perfettamente il racconto nella formazione e nel periodo storico di  Balzac e permette di apprezzare ogni sfumatura di questo intensissimo racconto.

L’inizio di Adieu sembra una fiaba: c’è un castello che sembra incantato immerso nel verde, c’è una fanciulla che sembra trasformarsi in uccello e molto, molto altro.

Adieu di Honoré de Balzac (Il ramo e la foglia edizioni)

Philippe e D’Albon stanno partecipando a una battuta di caccia, l’età che li separa è considerevole e anche le esperienze di vita. Stanno cercando un posto dove fermarsi quando ad un tratto si imbattono in quello che sembra davvero il castello delle fiabe. L’atmosfera però da fiabesca si trasforma presto in perturbante.

Qualche imposta era sorretta ormai da un solo cardine. Le porte sconnesse non sembravano in grado di resistere a un assalitore.
Carichi di lucidi ciuffi di vischio, i rami degli alberi da frutto trascurati si protendevano senza offrir nulla da raccogliere.
L’erba cresceva alta nei viali. Quello sfacelo creava nel quadro effetti d’incantevole poesia e induceva alla fantasticheria l’animo dello spettatore. Un poeta sarebbe rimasto li, immerso in una lunga melanconia, ad ammirare quell’armonioso disordine, quella devastazione non priva di grazia. Proprio in quel momento, qualche raggio di sole si fece strada tra gli squarci delle nuvole, gettando su quella scena semiselvaggia fasci di luce di mille colori. Risplendettero le tegole brune, i muschi scintillarono, ombre fantastiche si agitarono sui prati, sotto gli alberi; si destarono colori morti, si diedero battaglia piccanti opposizioni, il fogliame si stagliò netto in quel chiarore. D’un tratto, la luce scomparve. Quel paesaggio che pareva aver parlato tacque e tornò cupo, o piuttosto dolce, come la tinta più dolce di un crepuscolo d’autunno.
«È il palazzo della Bella Addormentata», si disse il consiliere, che ormai vedeva quella casa con occhi da proprietario.

La misteriosa figura femminile che si aggira nei dintorni del castello non è una creatura magica ma una donna spezzata da un trauma che l’ha confinata in una dimensione sospesa tra presente e passato. Da questo momento Balzac abbandona i toni dell’incanto per condurre il lettore nel cuore di una vicenda dolorosa, in cui l’amore, la memoria e la follia si intrecciano in modo inestricabile. Ma la donna non è sola, a farle compagnia anche un’altra misteriosa donna, una contadina che come lei, ha perso il senno. Che cosa accomuna queste due donne?

La donna si lasciò sfuggire un grido di dolore e si alzò del tutto. I suoi movimenti si succedevano con tanta grazia ed erano così rapidi che non pareva una creatura umana ma una di quelle figlie dell’aria celebrate dalla poesia di Ossian. Andò verso uno specchio d’acqua, scosse leggermente una gamba per sbarazzarsi della scarpa e parve immergere con piacere il piede bianco come l’alabastro in quella sorgente […] Poi si inginocchiò sul bordo della fontana e si divertì, come una bambina, a immergervi i lunghi capelli e a tirarli fuori bruscamente, per veder cadere goccia a goccia l’acqua di cui si erano imbevuti e che, attraversata dai raggi del sole, formava come dei rosari di perle.

Adieu di Honoré de Balzac (Il ramo e la foglia edizioni)

Pur essendo un racconto relativamente breve, Adieu possiede la forza emotiva e la complessità di un romanzo. Balzac costruisce una storia che affonda le radici nella tragedia storica della ritirata di Russia napoleonica, facendo della grande Storia non uno sfondo, ma una ferita viva che continua a riverberarsi nei destini dei personaggi. Le pagine dedicate a quell’episodio sono tra le più potenti del racconto: crude, visionarie e attraversate da una disperazione che sembra non lasciare scampo.

Ciò che colpisce maggiormente è la capacità dell’autore di muoversi tra registri diversi. C’è il gusto romantico per l’eccezionale e il drammatico, ma anche una modernissima attenzione ai meccanismi della mente e agli effetti devastanti del trauma. In questo senso Adieu appare sorprendentemente attuale: dietro la vicenda sentimentale emerge una riflessione sulla memoria e sull’impossibilità di ricostruire ciò che è stato perduto.


Adieu è…

Feroce. Il finale di questo racconto, che si consuma anni dopo l’incontro al castello si respira un’aria malinconica, a tratti disperata. Il filo che unisce Philppe e Stephanie è un amore tormentato, tormentato dalla tragedia, quella della guerra e di un amore impossibile da consumare. E ancora ci sono le pagine sulla malattia mentale, sull’impossibilità di consumare un amore e  sul dolore. Un vero e proprio gioiello.

Consigliato per chi è in cerca di una storia breve, intensa e indimenticabile.

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four-stars

Alcune note su Honoré de Balzac

Honoré de Balzac

Honoré de Balzac (Tours, 1799-Parigi,1850) ha riunito, a partire dal 1842, nell’immenso ciclo della Commedia umana, la sua vasta produzione romanzesca. Con l’intento di scrivere “le Mille e una notte dell’Occidente”, ha esplorato la vita privata, la vita parigina e la vita di provincia portando in luce le segrete dinamiche della società del suo tempo. Ha creato personaggi divenuti proverbiali, come l’avaro Grandet o il geniale fuorilegge Vautrin; negli Studi filosofici si è interrogato sulla natura del pensiero umano, sulle sue potenzialità ora creatrici ora distruttive, sul suo rapporto con le passioni, sulla sua tragica tensione verso l’assoluto

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