
Le ore d’oro

La trama
Con Le ore d’oro Louisa Young, scrittrice inglese e nipote di Elizabeth Jane Howard, riprende il lavoro della zia dando vita al seguito della saga dei Cazalet.
È il Natale del 1962 e, come di consueto, la famiglia Cazalet si riunisce per festeggiare. Poiché l’amata Home Place è stata venduta da tempo, Polly e Gerald hanno messo a disposizione di genitori, fratelli e cugini la loro labirintica dimora, Fakenham Hall. Mentre la vecchia guardia – Hugh, Edward, Rupert e Rachel – se ne sta in disparte e osserva l’Inghilterra di un tempo svanire lentamente, le cugine Louise, Clary e Polly, ormai tutte sulla soglia dei quarant’anni, occupano il centro della scena. Louise è una donna in carriera con una vita sentimentale instabile; Clary si sforza di coniugare il ruolo di madre e moglie con il lavoro da sceneggiatrice; Polly ha finalmente realizzato il sogno di vivere in una grande casa tutta sua. Determinate a emanciparsi dalle convenzioni, le tre donne cercano un nuovo equilibrio tra aspettative sociali e reconditi desideri personali. E poi c’è la nuova generazione, che deve fare i conti con una società sull’orlo di un grande cambiamento: Juliet, la figlia di Zoë e Rupert, è una ragazza bellissima ma molto ingenua e lavora come attrice; Neville, il suo fratellastro, aspira a diventare un regista di successo; e Simon, il fratello di Polly, abita nella piccola comune creata dalla sorella nella campagna del Norfolk ma conduce una doppia vita.
Nel nuovo avvincente romanzo di Louisa Young torneremo ad assaporare atmosfere rétro, ritroveremo volti familiari e incontreremo nuovi personaggi mentre l’eredità dei Cazalet continuerà a vivere nel corso dei ruggenti anni Sessanta.
– Ritorno a casa-
Le ore d’oro di Louisa Young (Fazi Editore) è il primo libro di una trilogia che continua l’amatissima saga familiare dei Cazalet, creata da Elizabeth Jane Howard.
Quando ho cominciato questa saga, circa dieci anni fa, non sapevo che mi sarei innamorata così tanto dei suoi personaggi, che avrei aspettato con trepidazione la pubblicazione degli altri quattro volumi. E non potevo certo immaginare che, un giorno, la nipote di Elizabeth Jane Howard si sarebbe messa in testa di portare avanti la storia, immaginando nuove avventure per vecchi e nuovi personaggi. Confesso che avevo paura. Temevo si trattasse della solita operazione commerciale, un’operazione nostalgia destinata a lasciare insoddisfatti proprio i lettori più appassionati. E invece Le ore d’oro è qualcosa di diverso, qualcosa di più.
Nella bellissima lettera che apre il romanzo, Louisa Young racconta che Elizabeth Jane Howard le ha lasciato «una grande, splendida casa delle bambole», popolata da personaggi complessi, ciascuno con la propria storia. Un’immagine che mi sembra perfetta per descrivere i Cazalet. Una casa nella quale siamo entrati tanti anni fa, imparando a conoscerne ogni stanza e ogni abitante, e nella quale adesso possiamo finalmente tornare.
Le ore d’oro: ritrovare la famiglia Cazalet

È stato bellissimo ritrovare Clary, che resterà sempre il mio personaggio preferito. Adesso è una donna adulta, ha delle figlie, nuove responsabilità, una carriera di successo. Eppure porta ancora dentro di sé quella vecchia ferita, quel bisogno di affetto che l’ha accompagnata fin da bambina. È cambiata moltissimo e, allo stesso tempo, è rimasta la Clary che conoscevo.
E poi c’è Villy. È stato meraviglioso assistere alla sua rinascita, vederla finalmente concedersi una seconda possibilità, dopo una vita trascorsa troppo spesso a mettere da parte se stessa. E Rachel, con la sua infinita tenerezza, ancora profondamente legata a un passato che non smetterà mai di essere presente.
Mi sono affezionata moltissimo anche a Louise e ho provato una tenerezza infinita per Juliet. E proprio attraverso le loro storie mi sono ritrovata a pensare a quanto sia ancora difficile la vita per le donne. Lo sa bene anche Clary, che cerca di conciliare una carriera di successo con la maternità, facendo i conti con quei sensi di colpa quotidiani che sembrano non concedere tregua.
Le ore d’oro è una vera e propria saga familiare, di quelle che amo tanto. I personaggi sono numerosi, le storie si intrecciano, le generazioni si sovrappongono. Fortunatamente l’albero genealogico e il riassunto iniziale aiutano a ritrovare il filo e a orientarsi tra vecchie conoscenze e nuovi arrivi.
Il romanzo si apre nel Natale del 1962. Ma questi Natali non somigliano nemmeno lontanamente a quelli che si celebravano a Home Place. Il mondo è cambiato, le abitudini sono cambiate, i bambini sono diventati adulti e hanno costruito le proprie famiglie. Eppure, sotto la superficie, tante cose sono rimaste identiche. Le famiglie continuano a riunirsi, a nascondere segreti, a custodire rancori, a cercare disperatamente di volersi bene senza sapere sempre come fare.
Le ore d’oro di Louisa Young: le donne e il cambiamento

Ed è proprio la condizione femminile uno degli aspetti che ho trovato più interessanti del romanzo. Siamo negli anni Sessanta, il ruolo delle donne sta lentamente cambiando, ma emanciparsi significa ancora fare i conti con convenzioni sociali, aspettative familiari e sensi di colpa. Le donne dei Cazalet appartengono a generazioni diverse, hanno desideri e ambizioni differenti, ma tutte, in qualche modo, cercano di conquistare il diritto di scegliere per se stesse.
Ma sai, una delle cose meravigliose che ho imparato di recente è che se voglio una cosa, posso prendermela da sola. Anzi devo, se voglio la cosa giusta al momento giusto. Se penso a quanto tempo ho perso ad aspettare e a chiedermi perché gli uomini non mi davano ciò che desideravo!
Mi sembra che queste parole racchiudano uno dei temi più belli di Le ore d’oro: la possibilità, per una donna, di smettere di aspettare che siano gli altri a decidere della sua felicità. Un cambiamento che non riguarda soltanto i rapporti sentimentali, ma anche il lavoro, la maternità e il modo di immaginare il proprio futuro.
La vita, intanto, scorre. Le nuove generazioni crescono, si innamorano, fanno sesso, rivendicano libertà che per i più anziani hanno quasi il sapore di una rivoluzione. Cambia il ruolo delle donne, che cominciano a capire di non avere necessariamente bisogno di un uomo per costruirsi una vita, o almeno non quanto era stato loro insegnato. Cambiano i rapporti familiari, le convenzioni, il modo di amare e di immaginare il futuro.
E mentre qualcuno osserva queste trasformazioni con diffidenza, cercando di aggrapparsi a un mondo che sta scomparendo, qualcun altro le accoglie come una liberazione. La vita continua a scorrere, talvolta incontrando resistenze, altre volte trovando davanti a sé distese spianate. E i Cazalet, ciascuno a modo proprio, cercano di starle dietro.
Louisa Young e l’eredità di Elizabeth Jane Howard
Ho scelto di non raccontare la trama, perché gli avvenimenti sono tantissimi, così come i colpi di scena, e credo che il piacere di questa lettura stia anche nello scoprire, pagina dopo pagina, che cosa ne è stato dei personaggi che abbiamo tanto amato.
Quello che invece mi preme sottolineare è il rispetto con cui Louisa Young si è avvicinata all’universo creato da Elizabeth Jane Howard. Non ha cercato di sostituirsi a lei, né di stravolgere la struttura della saga. Ha raccolto un’eredità letteraria importante, riuscendo a trovare una propria voce senza tradire quella che l’ha preceduta.
Se proprio devo individuare una differenza, riguarda il ruolo della Storia. Nei romanzi di Elizabeth Jane Howard, i grandi avvenimenti storici erano molto più presenti, entravano nelle case, condizionavano le scelte e le vite dei personaggi. In Le ore d’oro, invece, mi è sembrato che la Storia rimanesse maggiormente sullo sfondo, lasciando più spazio alle vicende private e familiari.
Non necessariamente un difetto, ma una differenza che ho avvertito durante la lettura. Del resto, anche i cambiamenti sociali sono Storia, e Louisa Young riesce a raccontarli attraverso le trasformazioni, le contraddizioni e le scelte dei suoi personaggi.
Le ore d’oro è un ritorno a casa
Non sono più la stessa persona che, dieci anni fa, ha cominciato a leggere questa storia. I dolori e le gioie della vita mi hanno profondamente cambiata. E lo stesso è accaduto ai Cazalet: sono cresciuti, sono invecchiati, hanno attraversato perdite, amori, delusioni e nuove possibilità. Hanno conservato alcuni tratti di ciò che erano e ne hanno cambiati altri.
E forse è proprio questo il bello di ritrovarli: accorgersi che il tempo è passato per tutti, per loro come per me, e che nonostante tutto continuiamo a riconoscerci.
Le ore d’oro è un ritorno a casa. In una casa che non è più esattamente quella che ricordavamo, abitata da persone che sono cambiate insieme a noi, ma nella quale basta aprire la porta per sentirsi ancora una volta parte della famiglia.
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