RECENSIONE: Un uomo solo (Christopher Isherwood)

RECENSIONE: Un uomo solo (Christopher Isherwood)Valutazione: three-half-stars

Un uomo solo di Christopher Isherwood
Traduttore: Dario Villa
Pubblicato da: Adelphi il 6 novembre 2018
Genere: Narrativa contemporanea, Narrativa straniera, Fiction, General
Pagine: 148
ISBN: 9788845924682Acquista il libro

La trama

Già negli anni Trenta, quando scrisse "Addio a Berlino", Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il suo occhio di romanziere nell'obiettivo di una macchina fotografica. Ma per lungo tempo - attraverso libri molto diversi fra loro, e spesso segnati dai personaggi fittizi o reali che raccontavano l'intenzione rimase una di quelle fantasticherie stilistiche che spesso gli scrittori inseguono per tutta la vita senza realizzarle mai. E invece nel suo ultimo romanzo - questo - Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, un professore inglese non più giovane che vive in California, in un'asciutta, e proprio per questo struggente, sequenza di scatti. Non è una giornata particolare per George: solo altre ventiquattr'ore senza Jim, il suo compagno morto in un incidente. Ventiquattr'ore fra il sospetto dei vicini, la consolante vicinanza di Charlotte, la rabbia contro i libri letti per una vita ma ormai inutili, e il desiderio di un corpo giovane appena intravisto ma che forse è già troppo tardi per toccare. Quanto basta per comporre un ritratto che non si può dimenticare, e che alla sua uscita sorprese tutti, suonando troppo vero per non essere scandaloso.

 – Contrasti –

Un uomo solo di Christopher Isherwood (Adelphi) è la storia di un professore che subito una perdita, quella dell’amore.  Letteralmente  A single man, singolo, solo. Già dalle prime righe si avverte un forte contrasto. C’è qualcosa di chirurgico nella descrizione di Isherwood, nulla sfugge alla sua penna che immortala, come una macchina fotografica, gesti e rituali di un professore di cinquantotto anni che, tra ironia e disperazione ci fa cambiare umore ad ogni pagina.

Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e a dedurne Io sono ora. Qui viene dopo, ed è almeno in negativo, rassicurante; poiché stamattina è qui che si aspettava di essere; come dire, a casa.

Ma ora non è semplicemente ora. Ora è anche un freddo promemoria; un’intera giornata più di ieri, un anno più dell’anno scorso. Ogni ora ha un’etichetta con una data che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro – succederà.

L’inizio di Un uomo solo ci scaraventa nella vita di George che incarna la solitudine. Vive in una casa lontana da tutte le altre. Finché si trattava di viverci in coppia sembrava non esserci nulla di strano… ma ora è tutto diverso. Sembra, o forse si sente, un reietto da quando ha perso Jim. Sì perché il suo compagno era un uomo. Ma non è questo a rendere interessante la storia del professor Falconer.

Un uomo solo - Christopher Isherwood - AdelphiC’è rabbia in questo racconto, quella nei confronti dei libri compagni di una vita che alla fine non sono serviti nulla,  non leniscono il dolore; c’è la frustrazione, quella di dover insegnare a un gruppo di ragazzi svogliati; c’è il desiderio, quello nei confronti di un corpo giovane, forse intoccabile e c’è anche la disperazione… per aver perduto Jim in un tragico incidente.

Ogni giorno Falconer si deve alzare per andare a lavorare e in questa giornata tipo percepiamo tutto lo sforzo che deve compiere. Compiere la routine mattutina è una sofferenza, guardarsi allo specchio non avrebbe senso: George non riuscirebbe comunque a riconoscersi. Mettersi quella maledetta maschera, appena varcata la soglia dell’istituto è l’unico modo per sopravvivere alla giornata. Scappare dai vicini di casa, ignorare le telefonate di un’amica, ci richiede uno sforzo enorme. Persino aggirarci in quella casa così piena di oggetti inutili e così vuota ci procura vera e propria sofferenza.

Il soggiorno è buio e dal soffitto basso, con librerie lungo l’intera parete davanti alle finestre. I libri non hanno reso George e nè più nobile, nè migliore, né più saggio. Ma gli piace ascoltarne le voci, una o l’altra secondo l’umore. Nonostante il rispetto con cui ne parla in pubblico, in privato ne fa un uso improprio, del tutto spietato. Li usa per prendere sonno, per non sentire le lancette  dell’orologio, per mitigare il tormento degli spasmi, per distrarsi dalla malinconia, per farsi scattare i riflessi condizionati del colon.

Qualcosa cambia durante la lezione: la discussione sul romanzo di Aldous Huxley, porta il professore a riflettere con ardore su temi chiave dell’esistenza: emarginazione, esclusione… e capiamo che la rassegnazione non ha preso possesso di George. C’è ancora qualcosa che riesce ad infiammare il suo animo. Ed è qui che entra in gioco il giovane studente Kenny. Il suo interesse nei confronti del professore stuzzica la nostra immaginazione: possibile che stiamo per assistere alla nascita di un nuovo rapporto sentimentale?

Dalla classe al bar, i due si scambiano battute, sguardi e punzecchiature. George, seppur combattuto tra il sentirsi ridicolo e audace, ci regala un lato che non pensavamo potesse avere più. E lo guardiamo come lo guardavamo in palestra, ancora una volta diviso tra la voglia di buttarsi e l’auto – mortificazione.

(…) Con tutto ciò ha un aspetto migliore di quasi tutti i suoi coetanei in palestra, e lo sa. Non perché gli altri sono così mal ridotti; nella media si tratta di esemplari abbastanza ben conservati. Ma quello che non funziona è l’accettazione fatalistica della mezza età, l’ignobile rassegnazione alla situazione nonnesca, alla pensione incombente e al golf. George è diverso perché, in un senso che non sta bene come definire, ma che salta immediatamente agli occhi vedendolo nudo, non ha rinunciato. È ancora in gara, loro no.

Un uomo solo è…

Un libro ricco di contrasti. Isherwood ha la capacità di regalarci sorrisi e malinconia. L’ironia accompagna le azioni e i pensieri di George durante la giornata. A volte sorridiamo per le battute, altre volte rimaniamo mortificati. Ambientato nel 1959, e con diversi elementi autobiografici, Un uomo solo tocca tantissimi temi. Dall’omosessualità alla sofferenza, dall’esclusione sociale al desiderio di un uomo non più giovane nei confronti di un corpo che forse non potrà neanche sfiorare, passando inevitabilmente per la sofferenza. Flash back e riflessioni rendono il romanzo dinamico e anche in questo caso mi chiedo come si possa raccontare così tanto in così poche pagine.

A single man è diventato un film nel 2009  ma ammetto di non averlo mai visto (e probabilmente non lo guarderò).

Consigliato per chi ha voglia di un romanzo originale, intenso e ricchissimo di riferimenti letterari, rapporti, sentimenti, ripensamenti e riflessioni, Isherwood mi ha  conquistato, succederà anche a voi.

 

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Alcune note su Christopher Isherwood

Figlio di un ufficiale dell’esercito che morì durante la Prima guerra mondiale, incontrò a scuola Wystan Hugh Auden con cui ebbe una relazione, ma che rimase suo amico per tutta la vita e con cui scrisse tre drammi teatrali ancora inediti in Italia. Studiò a Cambridge dove incontrò Stephen Spender che era alla Oxford University con Auden. Si trasferisce a Berlino dove scrive un romanzo e una serie di racconti (Addio a Berlino) che poi ispireranno il musical Cabaret. Nel 1931 conosce Edward Morgan Forster con cui diventa intimo amico. Nel 1932 il suo secondo romanzo, The memorial, fu pubblicato dalla casa editrice di Virginia e Leonard Woolf. Con Auden compie un viaggio in Cina e nel 1939 va a vivere negli Stati Uniti in California (nel 1946 diventerà cittadino americano) dove ottiene un lavoro come sceneggiatore cinematografico a Hollywood. Isherwood si converte poi all’induismo su cui scrive anche alcuni saggi, proseguendo nel frattempo la sua attività di romanziere. Dal 1953 fino alla morte vive con il suo compagno il pittore Don Bachardy.

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