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RECENSIONE: Quindici anni (Vigdis Hjorth)

Quindici anni di Vigdis Hjorth (Fazi editore)
RECENSIONE: Quindici anni (Vigdis Hjorth)

Quindici anni

Valutazione:
four-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
14/07/2026

Pagine:
192
Genere:
ISBN:
‎ 9791259673787
ASIN:
B0GR1CPP1G
Acquista:

La trama

Paula, quindicenne, è felice dell’esistenza protetta e abitudinaria che conduce con la sua famiglia alla periferia di una cittadina norvegese. Fin dall’infanzia, il ritmo della sua vita è scandito da una serie di rituali i pasti consumati attorno alla tavola, le sciate nei boschi, le gite al lago, le vacanze estive. La madre, il padre, la sorella maggiore e il fratellino sono le persone più importanti della sua vita, insieme a Karen, la sua migliore amica. Ma quella di Paula non è una famiglia è una famiglia cristiana rigidamente osservante, la cui apparente perfezione sta per incrinarsi per sempre. Un giorno d’estate Paula scopre una pila di lettere che la madre ha scritto alla severissima nonna, figlia di un famoso predicatore; la vita familiare descritta in quelle pagine è irriconoscibile, piena di bugie e edulcorata in modo da compiacere le aspettative dell’anziana donna. Le falsità della madre sono uno shock per Paula. Come potrà convivere con questa scoperta? È alle soglie dell’età adulta, e non vuole iniziare a mentire a sua volta. Si ritrova così a riflettere sulla vita che ha sempre condotto, sulla figura dei genitori, sulla loro incapacità di vivere con passione, sul loro nascondersi dietro una facciata di comodo. A differenza della sorella, che sembra incarnare appieno le aspettative religiose della famiglia, e grazie a Karen, che la capisce e la supporta, Paula decide di mettere in atto la sua piccola grande ribellione.
Bestseller ai vertici delle classifiche in patria, il nuovo romanzo di Vigdis Hjorth, tra le più importanti scrittrici scandinave di oggi, è un perturbante romanzo di formazione sullo smascheramento delle convenzioni borghesi e sulla scelta di vivere in maniera autentica.
«Nessuno come Hjorth sa raccontare gli inferni della violenza, visibile e invisibile, dentro la cornice rassicurante della famiglia borghese. Leggerla è doloroso e liberatorio per chi conosce ciò di cui scrive, illuminante per chi ha avuto la grazia di non esserne sfiorato».Benedetta Tobagi, «Robinson – la Repubblica»
«Un romanzo che toccherà il cuore di chiunque abbia avuto quindici anni. Hjorth ha una capacità speciale di trasmettere la vulnerabilità e la dedizione degli adolescenti».Ole Jacob Hoel, «Adresseavisen»
«Un bellissimo romanzo di formazione sull’angoscia esistenziale e la ribellione contro le convenzioni. Hjorth è una maestra nel trasmettere ciò che accade nella mente e nel cuore dei giovani».Inger Bentzrud, «Dagbladet»

– Struggente –

Quindici anni di Vigdis Hjorth (Fazi editore) è la storia di Paula e la sua famiglia. Una classica storia sulla perdita dell’innocenza e sulla sofferenza che si prova nel diventare adulti. Crescere  è inevitabile, ma farlo perché alcune maschere cadono è sicuramente più doloroso.

Devo essere sincera, l’inizio di Quindici anni non mi aveva conquistato per niente. Avevo amato Ripetizione (Leggi qui la mia recensione)  fin dalle prime righe… ma qui non riuscivo a ritrovare quella magia, quella malinconia struggente e irresistibile che tanto mi aveva fatto amare Hjorth. Per fortuna sono una persona caparbia e sono andata avanti, mi sono innamorata della storia di Paula. Sono riuscita a specchiarmi in lei con una facilità che mi ha regalato anche un po’ di inquietudine.

Quindici anni di Vigdis Hjorth (Fazi editore)

Come spesso accade nei libri di Hjorth le grandi possono derivare da qualcosa di piccolo, quasi insignificante all’apparenza. Così è per Paula che a quindici anni scopre le bugie della mamma. Bugie che all’inizio sembrano piccole, quasi innocenti. Nelle lettere alla nonna la vita di Paula e la sua famiglia è molto diversa dalla realtà. Paula ha una sensibilità spiccata, è destinata, o sarebbe meglio dire condannata a sentire e a notare tutto, e le bugie su macchine nuove, promozioni ed esami superati la trafiggono con la ferocia di un pugnale. Proprio perché Paula però intuisce che dietro a quelle menzogne c’è tanto altro, c’è un modo di vivere la vita che non le appartiene:

Ogni essere vivente soffriva, non poteva evitare la sotterenza e alla fine sarebbe stato annientato, molto probabilmente in maniera dolorosa, ma era assurdo, era tragico! Tutto sarebbe potuto finire da un momento all’altro, quel giorno stesso, in quel momento la vecchia macchina di tamiglia avrebbe potuto schiantarsi contro un’altra e il papà morire di colpo, e perché non subito? Non sapevano perché vivevano! Se solo l’avessero saputo! Eppure, esistevano una felicità profonda e un significato meraviglioso che non riusciva a esprimere a pa-role. Ma non sembrava che la madre e la nonna la percepissero in quel modo, non davano l’impressione di pensare che vivere fosse qualcosa di speciale. Le bugie imbarazzanti della mamma su Elisabet che cantava da solista e il misero desiderio del papà di possedere una nuova Audi. Avevano svuotato il proprio essere per sopportare il mondo?

La bellezza di alcune frasi è destinata ad accompagnarmi a lungo e proprio mentre leggevo questa domanda, quella dello svuotamento dell’essere, mi sono chiesta: come ho potuto pensare di non andare avanti a leggerlo? Cosa mi sarei persa!

Paula ama scrivere alla sua amica Karen e come spesso accade a quell’età l’amicizia è una questione di vita o di morte (forse sono rimasta ferma a quindici anni). Paula aspetta con trepidazione le lettere dell’amica e quel brivido che le corre lungo la schiena quando si siede di fronte alla macchina da scrivere mi è così familiare… ed è stato impossibile non sorridere.

Quindici anni di Vigdis Hjorth (Fazi editore)

Scrisse: «OGGI HO CERCATO DI GUARDARE TUTTO COME SE MI TROVASSI QUI PER LA PRIMA VOLTA, MI SONO SFORZATA DI VEDERE NELLA MANTERA IN CUI FORSE AVRESTI FATTO TU SE FOSSI VENUTA QUI, MA NON CI SONO RIUSCITA E ALLORA MI SONO SENTITA SOLA PERCHÉ MI SONO RESA CONTO DI QUANTO SIA DIFFICILE CAPIRE GLI ALTRI, PERSINO UNA PERSONA CHE CONOSCO COSÌ BENE E A CUI NE VOGLIO TANTO COME TE. HO REALIZZATO CHE NON È POSSIBILE CAPIRE COSA VUOL DIRE ESSERE UN’ALTRA, CHE GLI ALTRI NON CAPIRANNO MAI COSA VUOL DIRE ESSERE ME, NEMMENO TU, E MI SONO SENTITA COSÌ INTRAPPOLATA DENTRO ME STESSA, MI SENTO COSÌ INTRAPPOLATA DENTRO ME STESSA, NON NE ESCO! CAPISCI COSA INTENDO DIRE? RISPONDIMI IL PIÙ PRESTO CHE PUOI!».

Le pagine, dopo un avvio difficoltoso, scorrono veloci e in sottofondo resta quella domanda, perché la mamma mente? Per amore o per egoismo? Per generosità o per paura? La risposta non è definitiva ma la certezza è che la realtà degli adulti è molto più complessa di quello che sembra.

Attraverso i racconti di Paula conosciamo le tradizioni norvegesi, l’alternasi delle stagioni che sono di primo acchitto sembrano sempre uguali e quella sensazione di srtraniamento e di ribellione silenziosa che tutti abbiamo trovato nell’adolescenza.

Quando scopri che mentire è lecito, che senso hanno i riti che tengono insieme famiglie e comunità? La domanda è decisamente ampia e la risposta non si trova, almeno non una definitiva.

Quindici anni è uno di quei libri che entrano piano e poi, senza quasi accorgertene, finiscono per fare male. Perché Paula non perde soltanto l’innocenza dell’infanzia: perde l’idea che gli adulti siano persone semplici da capire, che l’amore basti a rendere tutto limpido, che una famiglia sia davvero ciò che racconta di essere. E forse è proprio questo che mi ha travolta. Quel momento in cui capisci che crescere significa anche vedere le crepe, accorgerti delle contraddizioni, scoprire che le persone che ami possono mentire e deluderti e continuare comunque a essere le persone che ami.


Quindici anni è…

Struggente. Non pensavo che mi avrebbe conquistato così tanto invece, una volta entrata davvero nella storia di Paula, lasciarla andare è stato molto più difficile di quanto immaginassi.Quindici anni è struggente perché racconta quel momento terribile e bellissimo in cui smettiamo di essere bambini e il mondo, pur restando identico, non sarà mai più lo stesso. Finalmente, poi, un romanzo sull’adolescenza che non sente il bisogno di passare per forza attraverso una storia d’amore, la prima volta o la scoperta dell’amore omosessuale. Hjorth sceglie un’altra strada e racconta i quindici anni attraverso la famiglia, l’amicizia, le bugie, il senso di estraneità e il momento in cui si comincia a guardare gli adulti con occhi diversi. Anche in questo l’autrice riesce a essere sorprendentemente originale.

Consigliato a chi cerca una storia introspettiva, lenta e profondamente dolorosa. Il merito di Hjorth è quello di sussurrare ciò che ci aspetteremmo venisse urlato ed è proprio in questa misura, in questa apparente quiete, che la trovo irresistibile.

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four-stars

Alcune note su Vigdis Hjorth

Vigdis Hjorth

Vigdis Hjorth nata a Oslo nel 1959, è una delle scrittrici norvegesi più conosciute e stimate. Ha esordito nel 1983 con Pelle-Ragnar i den gule gården, grazie al quale il Ministero della Cultura norvegese le ha attribuito il premio per il miglior romanzo d’esordio. Ha pubblicato più di trenta libri, tra cui una ventina di romanzi, conquistando numerosi premi letterari. Eredità (Fazi Editore, 2020), incluso nella rosa dei finalisti del National Book Award for Translated Literature nel 2019, è il romanzo con cui ha ottenuto la fama internazionale. Fazi Editore ha pubblicato anche Lontananza (2021), finalista all’International Booker Prize 2023.

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