
La figlia preferita

La trama
Due sconosciute. Nulla in comune. A parte il padre. Mickey e Arlo sono sorellastre, ma non si sono mai parlate né incontrate. Quando Mickey era bambina il padre ha abbandonato lei e la madre condannandole a una vita di disagi e ristrettezze. Mickey, da allora, ha deciso di eliminarlo dai suoi pensieri. Sta bene senza di lui: sì, beve, ma solo qualche volta; sì, sul suo conto ci sono 181 dollari, ma il lavoro come maestra d’asilo le dà grandi soddisfazioni. Non ha nulla a che spartire con Arlo, la cocca di papà, brillante psicologa cresciuta nell’agio che del padre adora tutto: la sua risata, il suo savoir faire, il profumo della sua acqua di colonia. Quando lui muore, però, per lei le cose si mettono male. Essere una terapeuta non l’ha affatto preparata al lutto e, come se non bastasse, l’amato papà ha deciso di lasciare l’intera eredità a Mickey. Cinque milioni di dollari. Ma a una condizione: Mickey dovrà sottoporsi a un ciclo di psicoterapia prima di poter ricevere il denaro. La psicologa designata è proprio Arlo. Lavorando insieme come terapeuta e paziente, senza sapere di essere in realtà sorelle, le due donne si ritroveranno a intraprendere un percorso che potrà distruggerle o salvarle entrambe. La figlia preferita, frizzante romanzo d’esordio di Morgan Dick, è un’irresistibile commedia nera: tra funerali, sedute di psicoterapia e un ampio spettro di disfunzionalità familiari, affronta temi come l’abbandono, la sorellanza e la dipendenza tenendo il lettore costantemente in bilico tra il riso e il pianto. «Le aveva costrette a incontrarsi – due sorelle, entrambe fuori di testa, anche se in modo diverso – nella speranza che riuscissero a guarirsi a vicenda le proprie ferite, rimediando così ai suoi torti. Era una soluzione disgustosa, manipolatoria e molto elegante».
– Coccola –
La figlia preferita di Morgan Dick (Fazi editore) è il racconto di due sorelle che non hanno quasi nulla in comune, a parte il padre. Mickey e Arlo sono due donne agli opposti. La prima è una maestra d’asilo con una dipendenza difficile da sconfiggere, mentre la seconda è una terapeuta affermata. Mickey è stata abbandonata dal papà quando aveva sette anni e da allora è stata abituata a cavarsela da sola. Arlo ha avuto la versione affettuosa e presente di un uomo che però non è mai riuscito a fare pace con i propri demoni. Le strade delle due sorelle non si sono mai incrociate prima di adesso. La morte del papà scombinerà letteralmente la vita delle due.: Mickey potrà avere cinque milioni di dollari di eredità a patto che faccia sette sedute di psicoterapia. Non vi devo dire con chi vero?
Un capitolo a testa per raccontare il lutto, le dipendenze, i rapporti familiari e la psicoterapia. Però dovete tenere presente che La figlia preferita è un libro coccola. Una sorta di favola moderna in cui è vietato non aspettarsi il lieto fine. Il ritmo è incalzante e ci sono situazioni un po’ surreali e altre tremendamente reali.

Arlo vive il lutto in maniera molto diversa da Mickey, per lei il papà è morto tanto tempo fa e ha scelto la figlia preferita. Arlo che per vocazione ha sempre scelto gli altri, non sa come aiutare sé stessa. Si è occupata per mesi del padre e ora quel vuoto è difficile da colmare e farà spazio, sul finale, a riflessioni in grado di stravolgerle davvero la vita.
La perdita è l’altra faccia dell’amore. È una frase che ripeto sempre ai miei pazienti. Perché è perfettamente sensata. Non si può perdere qualcosa che non si è mai amato, e tutto ciò che amiamo, inevitabilmente lo perderemo.A meno che non siamo noi a morire per primi, immagino. Però avete capito quel che voglio dire. L’amore, il dolore, sono la stessa cosa.

La figlia preferita è…
Coccola. Una coccola piacevole e appassionante. Non è uno di quei libri che ti cambiano la vita o che continuano a tornarti in mente a distanza di anni, ma forse non è nemmeno questo il suo obiettivo. La figlia preferita è una lettura che mantiene le promesse: coinvolge, intrattiene e accompagna il lettore tra momenti più leggeri e altri decisamente più emozionanti. Ci sono scene che fanno sorridere, altre che sfiorano la commozione. Pur affrontando temi complessi come il lutto, la dipendenza e i rapporti familiari, Morgan Dick sceglie sempre la strada dell’accessibilità e del conforto. È il classico libro da leggere quando si ha voglia di staccare la spina, lasciarsi trasportare da una storia ben raccontata e passare qualche ora in compagnia di personaggi imperfetti ma profondamente umani. Si tratta comunque di un esordio e un esordio molto in linea con le storie che vanno di moda adesso.
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1 COMMENTO
CRISTINA
1 mese faCiao! Che bella recensione! Ho appena terminato il libro, letteralmente da poche ore, e ho notato che l’autrice ha lasciato un vuoto su un fatto secondo me importante: la provenienza della ricchezza del loro padre, visto che quando ha abbandonato Mickey, era in ristrettezze economiche importanti, lasciando moltissimi debiti alla ex moglie. Secondo me avrebbe dovuto specificarlo, per tracciare un segno di continuità anche nel cambiamento di vita del padre.
Ciao e al prossimo libro!