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Proust controcorrente – All’ombra delle fanciulle in fiore

Proust controcorrente: All'ombra delle fanciulle in fiore

Pensavate che mi fossi dimenticata? E invece no. Con il consueto ritardo, ormai vivo correndo dietro a scadenze mancate, eccomi per parlare della seconda tappa di Proust controcorrente.  Se Dalla parte di Swann è il buio della camera da letto e la solitudine aspettando il bacio della mamma, All’ombra delle fanciulle in fiore è il sole che sorge, la luce che inonda la camera. Il narratore qui sta lasciando il mondo fanciullesco: partirà senza la mamma e avrà una voglia di innamorarsi che causa quasi sofferenza. Per chi si fosse perso la puntata precedente ecco il primo articolo di Proust controcorrente. Anche i commenti sdegnati perché leggiamo in traduzione (eh non conosciamo tutte le lingue del mondo ma ci stiamo lavorando) sono già stati fatti. 

La sorpresa di All’ombra delle fanciulle in fiore

Sarà che io sono sempre stata affezionata al primo volume, sarà che quella sofferenza e quell’insonnia straziante la vivevo proprio nel periodo in cui incontrai Proust per la prima volta, Dalla parte di Swann è sempre stato il mio preferito. Forse proprio per questo mi ha stupito constatare che l’entusiasmo delle mie compagne di viaggio non solo non era scemato, ma era addirittura aumentato. In All’ombra delle fanciulle in fiore il narratore sta cambiando e le disgraziate somiglianze con Swann aumentano, almeno per quanto riguarda il modo di vivere l’amore. 

Proust controcorrente: All'ombra delle fanciulle in fiore

Le aspettative del narratore nei confronti della vita sono altissime e dolorose. Il passaggio sulla Berma è qualcosa di straziante. Una vita passata ad aspettare di ammirarla e poi, quando il grande giorno arriva, la delusione. Il narratore si convince di essere rimasto impressionato soltanto perché lo sono gli altri, bisognerà aspettare il volume successivo per comprendere il perché non aveva colto la grandezza dell’attrice. 

Si sviluppa intanto la storia d’amore, a senso unico con Gilberte, e osserviamo soffrire il narratore sempre più spesso ospite degli Swann. Le merende con l’amica sono un lontano ricordo: l’insofferenza di Gilberte un giorno in cui il narratore è presente in casa sarà il segnale che tutto è finito. Lei preferirebbe uscire piuttosto che stare in sua compagnia. Comincia così un distacco lentissimo ma necessario. Il narratore frequenterà Odette sperando di riuscire a suscitare qualcosa in Gilberte e piano piano smetterà di amarla. Forse è questo il prezzo da pagare per l’ingresso nel mondo degli adulti?

Il diario di Proust controcorrente  All’ombra delle fanciulle in fiore

Abbiamo ritrovato Swann e Odette sotto un’altra luce. Ora a non godere più dei favori delle lettrici è Swann mentre Odette attira finalmente (io riesco a perdonarle tutto) non dico le simpatie del mio gruppo ma non le ire. Rispetto al volume precedente ci siamo concentrate di più sulla parte finale, quella in cui compaiono le fanciulle. Tutte concordi sul fatto che le pagine su Bergotte ci abbiano messo a dura prova siamo riuscite a scivolare oltre e ad arrivare alla famosa parte piena di luce. Come per tutti i percorsi non è stato immediato:  prima c’ è la malattia e l’incontro con Bergotte che quasi è deludente. N. smette di essere un Bambino quando si reca a Balbec e lì, dopo le lunghe ore da solo, finalmente comincia a socializzare. Menzione a parte merita la separazione dalla madre: lei ha una vita indipendente da quella del figlio e questa è una folgorazione che arriva puntuale come uno schiaffo.  

Ma sarebbe riduttivo limitarsi a parlare di questo: ci sono tantissimi personaggi che entrano in gioco e costituiscono snodi fondamentali: penso a Saint -Loup (ma come si fa a non amarlo?) a Bloch e alla pittura di Elstir che rappresenta il mondo intero. 

L’amore del narratore per Albertine, che esplode per un biglietto, ha qualcosa che non torna. N. è alla ricerca di qualcosa di travolgente, lo capiamo perché lo cerca in ogni fanciulla scorta, reale o immaginaria  e all’inizio è folgorato da tutte le fanciulle. La sua però è una scelta quasi necessaria: Albertine. Durante il gioco del furetto il narratore fraintende e da lì comincerà tutto. Chissà come sarebbe andata se si fosse innamorato di Andrèe così simile a lui? 

L’amore per Albertine cresce sempre di più, fino al famoso invito in camera e il brusco rientro alla realtà. Anche qui non possiamo far altro che chiederci “come sarebbe andata se…” . Le domande sono tante, ma le parole da leggere ancora di più. E per fortuna. 

Le citazioni di Proust controcorrente  

Ecco alcune delle frasi che ci hanno commosso, colpito… abbiamo riportato meno passi rispetto alla prima volta ma sono tutti significativi.

Occorrerebbe un tale sforzo per ricreare tutto quanto c’è stato fornito da ciò con cui non ci identifichiamo-fosse solo il sapore d’un frutto-che, appena ricevuta l’impressione, scendiamo insensibilmente la china del ricordo, e senza rendercene conto, in pochissimo tempo, siamo già lontanissimi da quello che abbiamo provato. Così, ogni nuovo incontro è una sorta di raddrizzamento che ci riporta a ciò che avevamo pur visto. Non ce ne ricordavamo già più, perché il “ricordare” un essere è, in realtà, un dimenticarlo.

Come il desiderio, infatti anche il rimpianto non cerca di analizzarsi, ma di soddisfarsi; quando si comincia ad amare,non si passa il tempo ad interrogarsi sulla natura del proprio amore, ma a preparare la possibilità del prossimo incontro. Quando si rinuncia,non si cerca di conoscere il proprio dolore, ma di offrirne a colei che lo provoca l’espressione più tenera. Si dicono le cose che si sente il bisogno di dire e che l’altra non capirà, non si parla che per se stessi.

Teoricamente uno sa che la terra gira, ma di fatto non se ne accorge, il suolo sul quale cammina sembra che non si muova, e si vive tranquilli. Lo stesso avviene col Tempo nella vita. E, per renderne percettibile la fuga, i romanzieri sono costretti ad accelerare follemente gli scatti della lancetta, facendo varcare al lettore dieci, venti, trent’anni in due minuti. All’inizio di una pagina si è lasciato un amante pieno di speranza, alla fine della successiva lo si ritrova ottuagenario, mentre nel cortile di un ospizio compie faticosamente la sua passeggiata quotidiana, a stento in grado di rispondere a chi gli rivolge la parola, dimentico del passato. Dicendo di me:«Non è più bambino, i suoi gusti non cambieranno più, ecc.», mio padre aveva fatto apparire di colpo ai miei occhi l’immagine di me stesso dentro il Tempo, e mi causava un particolare genere di tristezza, come se fossi stato, non ancora il vecchio illanguidito dell’ospizio, ma uno di quegli eroi dei quali l’autore, in quel tono che l’indifferenza rende particolarmente crudele ci dice alla fine di un libro: “ Lascia sempre più di rado la campagna. Ha finito per stabilirvisi definitivamente, ecc.”.

Il mio viaggio a Balbec fu come la prima sortita di un convalescente che non aspettava altro che accorgersi di esserne guarito…Poteva darsi che non fosse stato il caso, nella vita, a scegliere quelle amiche per riunire, tutte così belle, forse, estremamente sensibili ad ogni forma di ridicolo e di bruttezza. Incapaci di cogliere richiami d’ordine morale o intellettuale, quelle ragazze…

Il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico; le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispiriamo lo restringono, e l’abitudine lo riempie.


I testi di supporto

Proust controcorrente dalla parte di swann

Questa parte la ripeterò ogni volta perché magari qualcuno potrebbe imbattersi in questo articolo e non nei precedenti. 

So di non aver fatto un pezzo brillante ma spero mi perdonerete. Lo stress lavorativo degli ultimi mesi si fa sentire e io faccio fatica ad esternare la gioia che mi dà questo gruppo e penso che non renderò mai giustizia a questo capolavoro, ma questo indipendentemente dal momento vissuto. Lo scopo che mi muove trascrivendo queste impressioni è sempre lo stesso: provare ad aiutarvi, incoraggiarvi. Noi in gruppo non solo ci stiamo divertendo moltissimo, ma stiamo imparando ancora di più.

 

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