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RECENSIONE: Sommersione (Sandro Frizziero)

Sommersione - Sandro Frizziero - Fazi editore
RECENSIONE: Sommersione (Sandro Frizziero)

Sommersione

Valutazione:
three-stars
Autore:
Pubblicato da:
Data uscita:
12/03/2020

Pagine:
192
Genere:
ISBN:
9788893257527
ASIN:
B0851RHTKV
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La trama

«In fondo all’Adriatico, a nord, esistono isole filiformi che separano il mare dalla laguna veneta. In una di queste esili terre Sandro Frizziero ha trovato il suo tesoro. Non un forziere di zecchini d’oro, ma qualcosa di infinitamente più prezioso per un romanziere (e dunque anche per noi lettori): uno scrigno di passioni brutali e primarie, di ipocrisia, maldicenza, invidia, avidità; vale a dire, tutti i sinonimi dell’amore malinteso.Conosco l’Isola a cui si è ispirato l’autore, perciò posso apprezzare quanto l’abbia trasfigurata in una sua potente iperbole poetica, facendola diventare uno stemma di malumori e malamori universali. Un posto da cui si riescono a vedere le stelle del cielo, sì, ma solo perché «sono i lumini di un cimitero lontano».Sommersione racconta la giornata decisiva di uno dei suoi abitanti – un vecchio pescatore – forse il più odioso; certamente quello che sa come odiare più e meglio di tutti gli altri: la vicina con il suo cane; la moglie morta; la figlia a cui interessa solo la casa da ereditare; i vecchi preti dementi ricoverati in un ospizio; qualche assassino e qualche prostituta; i devoti di un antico miracolo fasullo, inventato per coprire una scappatella; i bestemmiatori che spesso coincidono con i devoti; i frequentatori della Taverna, unico locale dell’Isola oltre all’American Bar, ma di gran lunga preferibile perché «all’American Bar non c’è ancora un sufficiente livello di disperazione».Su tutto ciò il vecchio pescatore ha rancori da spargere, fatti e fattacci da ricordare; e però gli resta da fare ancora qualcosa che sorprenderà gli abitanti dell’Isola, lettori compresi. Questo romanzo gli dà del tu, perché Frizziero ha il dono dell’intimità con i suoi personaggi, ne è il ritrattista inesorabile. Sotto le sue frasi – o dovrei dire meglio: sotto i suoi precisi e ben dosati colpi di martello – l’umanità resta inchiodata al livello più inerziale dell’esistenza: l’altro nome di quest’Isola, infatti, potrebbe essere Entropia. Una formicolante, disperata, indimenticabile Entropia»Tiziano Scarpa
«Non sei più sicuro di niente. Anzi, sai che il diavolo ce l’hai proprio in corpo e con il diavolo ti tocca conviverci. Sai che l’inferno è in questa terra, non ci sono dubbi, e l’Isola ne è una sorta di succursale; una filiale dell’Ade per gente di mare».

 – Aspro –

Sommersione - Sandro Frizziero - Fazi editore

Sommersione di Sandro Frizziero (Fazi editore)  è un libro duro, ruvido, malinconico, a tratti disturbante.

Il nostro protagonista è un pescatore ottantenne che conduce un’esistenza miserabile su un’isola. In questo panorama, che forse in qualunque altra storia giudicheremmo suggestivo, che è grigio, appesantito, malinconico, si muove una persona senza nome. Una sorta di prigioniero senza speranza, rinchiuso in una cella di incomunicabilità e mancanza d’amore.

L’isola intera è destinata a essere sommersa senza troppe cerimonie, come una vecchia stanca che muore senza disturbare figli e nipoti. E se questo non bastasse, pure la subsidenza la condanna allo sprofondamento, accelerato peraltro dalle piattaforme che al largo delle sue coste succhiano gas dal sottosuolo.

Non conosciamo il nome dell’anziano che ci parla in prima persona ma capiamo che è solo, carico di amarezza, infelicità e insofferenza. Non è un uomo buono il protagonista di Frizziero ma… se qualcuno potesse entrarci nella testa… cosa sembreremmo noi?

Sommersione - Sandro Frizziero - Fazi editore

L’anziano ci descrive un’isola in cui abitano ipocriti, puttane, pensionati. Nessuno si salva dalle critiche del protagonista: nè la moglie defunta nè la figlia lontana, figuriamoci la vicina di casa impicciona e il prete pervertito.

Sono realmente così? Non avremo mai la controprova, quella del pescatore è l’unica possibile.

La Cinzia – e quei maledetti articoli che mi fanno suonare la scrittura come familiare e fastidiosa allo stesso tempo – era sua moglie, morta di cancro ha passato la sua vita di cercando di accontentarlo, prendendo le botte, in silenzio. Nemmeno ora che è defunta ha parole buone per lei:

La Cinzia, dunque, negli ultimi tempi non ti dava soddisfazione. Incassava le botte passivamente, quasi fossero inutili per rimetterla in riga, e tu rimanevi sempre sorpreso dalla sua capacità di sopportare i colpi, soprattutto le pedate che caricvi con tutta la tua forza centrando le sue cosce o il suo culo da vacca, i punti dov’era più larga insomma, per non sbagliare. Neppure quando usavi la cinta o un mestolo della cucina, lei cadeva. Barcollava, quello sì, come un papero ferito, ma non piangeva nemmeno.

La crudeltà della scena è tutta nell’indefferenza e in qualche modo mi ha fatto pensare all’inizio del romanzo:

I pesci fanno meno pena degli altri animali quando muoiono, questa è la verità. Non urlano, non piangono, non si lamentano, i pesci.

La vita sull’isola è scandida dai ritmi di paese, lenti e inesorabili. Il quadro dei compagni del nostro protagonista è degradante, tra palpate alla scheletrica cameriera a sguardi sconosolati alle immobili lancette dell’orologio. Il pescatore è un condannato alla vita ma certamente non è l’unico:

Soffrono i tuoi compagni di bevute, è evidente, perché lottano contro un dolore del tutto nuovo, ammesso che possano esistere davvero dolori nuovi: quello scaturito dalla noia.

E così tra passato e presente proviamo a ricostruire il carattere di un uomo che si è sempre mostrato duro, insensibile, fiero e che ora è soltanto un povero vecchio rabbioso che aspetta di morire guardando la televisione o provando a fare quello che ha fatto per tutta la vita: pescare e giudicare.  Rapidamente si arriva alla parte conclusiva  del romanzo, una fine fatta di rivelazioni, vendette e violenza. Quella violenza che si manifesta nelle parole, nelle azioni, nei pensieri irripetibili di un uomo che ha perso tutto perché non ha mai avuto niente.

(…) O forse ti sbagli. L’intera umanità vive in un equivoco senza precedenti. Il giudizio universale c’è già stato. Gli uomini sono già stati giudicati e nel mondo  che chiamano mondo, nella vita che chiamano vita, stanno scontando la loro pena. Aveva ragione la nena, la vecchia ambasciatrice del demonio: l’inferno è adesso.

Sommersione è…

Volutamente aspro. Leggerlo è come mordere un limone senza aspettarsi quel gusto. Anche i passaggi che dovrebbero suscitare commozione in realtà si tramutano in fastidio. Il nostro protagonista è un uomo avvelanato dal senso di colpa, inasprito (scusate la ripetizione) dagli anni che passano, dalla solitudine, da un analfabetismo emotivo che impressiona. Allora perché andare avanti nella lettura? Perché Frizziero lo farcisce di lucidità, spietata, ma pur sempre onesta lucidità. Il pescatore è spietato con gli altri come lo è con se stesso e questo lo rende sì insopportabile, ma anche credibile.

La descrizione dei pensionati che fissano le lancette, che sono  stati palsmati dal lavoro e dalla sua assenza, resta uno dei miei passaggi preferiti ma nonostante tutti i punti di forza del romanzo non sono riuscita ad andare oltre alle tre stelle.  Avrei voluto almeno intravedere un di luce in Sommersione, qualcosa a cui aggrapparmi e non parlo necessariamente di un lieto fine ma un filo di speranza a cui aggrapparmi, vero o effimero. Non c’era, o forse io ero troppo presa dalla parte cupa.

Consigliato per chi ha voglia di una storia instrospettiva, dura, cruda e diciamolo anche un po’ ingiusta. Meno di duecento pagine che scorrerano veloci…

Dopo una vita al mare, al mare devi tornare.

three-stars

Alcune note su Sandro Frizziero

Sandro Frizziero

Sandro Frizziero è nato a Chioggia nel 1987 e insegna Lettere negli istituti superiori della sua città. Con Fazi Editore, nel 2018, ha pubblicato Confessioni di un Neet (finalista al Premio John Fante 2019).

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