
Devozione

La trama
Esausta e bisognosa di solitudine, una donna di mezza età abbandona il marito, gli affetti e il lavoro in una fondazione animalista senza avvertire nessuno. Fugge da Sydney per riavvicinarsi ai luoghi in cui è cresciuta e si rifugia in un piccolo convento di suore cattoliche nascosto nelle aride pianure dell’Australia rurale. Non crede in Dio, non sa cosa sia la preghiera e si ritrova a vivere questa strana esistenza solitaria quasi per caso. Nonostante ciò, il suo bisogno di pace e la sua ricerca di qualcosa di più grande che non sa ben definire la portano a scegliere di condurre proprio questa vita. Le giornate assumono una cadenza lenta, scandite da piccoli rituali e gesti ripetuti. Mentre il tempo si dilata, gli avvenimenti del passato si riaffacciano alla memoria: fatti vissuti e rimasti incompresi che, finalmente, si dischiudono. Mossa dalla strenua ricerca di un miglioramento personale e dall’ambizione di diventare una persona buona, la donna si troverà però a dover affrontare una serie di eventi sconvolgenti che minaccia di interrompere la sua ritrovata quiete.
Accolto dalla critica internazionale in maniera entusiastica, finalista al Booker Prize, tra i migliori dieci libri dell’anno per «The New York Times» e «The Washington Post», Devozione è un romanzo che scorre calmo come la superficie di un fiume, ma che del fiume possiede la profondità, le correnti e i vortici. Intenso e commovente, è il libro fondamentale di una scrittrice di rara potenza, che si domanda cosa significhi ritirarsi dal mondo e quale sia l’effetto prolungato del dolore sull’animo uman
– Devozione –
Devozione di Charlotte Wood (Fazi editore) è un libro che mi ha preso decisamente in contropiede. Qualche anno fa incontrai Charlotte Wood ne Il weekend, libro che abbandonai abbasta presto… e che ricordo scambiai non mi ricordo su quale sito. Non so perché non mi convinse allora questa penna, o meglio, non so cosa mi spinse ad abbandonarlo. Perché anche Devozione non ha picchi, né per quanto riguarda la trama (che va benissimo) né per lo stile.
Cosa succede quando perdi tutto? Succede che devi ricominciare in qualche modo. Ed è quello che fa la protagonista di Devozione che trascorre le sue giornate portando a termine compiti semplici e al tempo stesso faticosi. Rialzarsi dopo un lutto non è facile, tutti ci siamo passati e in un certo senso siamo tutti soli nel dolore.

Dopo la separazione la protagonista senza nome ha deciso di ritirarsi in un convento dove il tempo è scandito dalle lodi religiose e dai compiti da portare a termine. Questa donna ha deciso di ritornare nei luoghi della propria infanzia, vicino alle tombe dei suoi genitori… forse il suo dolore nasce da lì. Dal non aver mai accettato la loro morte.
Non ho mai saputo trovare la parola giusta per ciò che provavo e che il mio corpo sapeva, ovvero un bisogno, un bisogno animale, di un posto in cui non ero mai stata ma che era, in modo inconfutabile, casa mia.
A turbare la tranquillità della comunità religiosa sono i topi. Una vera e propria invasione di topi che mangeranno tutto quello che troveranno: pianoforti, contenitori, fili e persino pulcini. La loro invasione è implacabile e sembra inarrestabile.
In chiesa, mi investe una tranquillità soverchiante. Mi sforzo di avere un approccio critico a ciò che sta succedendo, ma mi immergo in uno strano senso di pace, così profondo da fermare il pensiero.Ha forse a che fare con l’essere quasi completamente passiva, ma comunque partecipe? O forse è solo il fatto di trovarsi in un posto così quieto, un posto interamente consacrato al silenzio. Nel mondo contemporaneo, tutta questa quiete ha un che di radicale. È illecita.
Devozione è…
Silenzio. Devozione è un romanzo fatto di silenzi, attese e piccoli gesti quotidiani che assumono un peso quasi sacrale. Charlotte Wood costruisce una storia che procede lentamente, senza colpi di scena o grandi impennate emotive, ma proprio in questa apparente immobilità trova la sua forza. I topi che invadono il convento diventano la materializzazione di tutto ciò che non può essere davvero contenuto: il dolore, il trauma, i ricordi, la paura della perdita.

Da qualche parte ho letto che per i cattolici la perdita di speranza è il peccato più imperdonabile. Credo abbiano ragione: è maligna, sanguina e si espande. Una volta che l’hai persa, non so se la speranza – o la fede: sono forse la stessa cosa? – possa mai tornare.
Devozione ci ricorda che perdere la speranza può essere davvero pericoloso. Devozione è un libro che parla di fede (non solo quella religiosa), ma soprattutto di ciò che resta quando la fede vacilla: il desiderio ostinato di trovare comunque un posto nel mondo, una casa, una forma di pace. Non è una lettura immediata né consolatoria, ma ha qualcosa di ipnotico e radicale che resta addosso anche dopo l’ultima pagina.
Consigliato per chi è in cerca di una storia originale, senza colpi di scena ma dal sapore introspettivo e malinconico. Siamo arrivati in punta di piedi nella vita della protagonista e così la lasciamo. Non ho dato 4 stelle solo perché avrei preferito qualche “picco” in più nello stile.
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