RECENSIONE: Terra Bianca (Davide Piras)

RECENSIONE: Terra Bianca (Davide Piras)Valutazione: three-half-stars

Terra bianca Pubblicato da: Giulio Perrone editore il 2016
Genere: Fiction, General
Pagine: 339
ISBN: 9788860044280Acquista il libro

La trama

Ora sono seduto in macchina all'uscita del centro abitato. Tutto il biancore è scomparso sotto un oceano catramoso chiamato asfalto. Guardo avanti e vedo asfalto. Mi giro indietro e vedo asfalto. Di fianco ancora asfalto. Asfalto su asfalto. Asfalto che si sovrappone all'asfalto, fino a che il passato non si sovrappone al presente.

– Ricco –

Terra Bianca di Davide Piras (Perrone editore) è la storia di una famiglia, di una regione e in un certo senso la storia di tutti noi.  Quando Davide mi ha proposto di leggere il suo libro (che purtroppo causa Poste non è mai arrivato fisicamente nelle mie mani) non ho avuto dubbi: non vedevo l’ora di cominciarlo.

Le parole che avevo letto su Billy il vizio di leggere, gruppo facebook, mi avevano lasciato la curiosità di intraprendere questo viaggio. Terra bianca è un libro ricchissimo, i membri scrivevano – e scrivono – che è pieno di sentimenti, di emozioni. Narra di legami famigliari, dell’amore per la propria terra, della storia d’Italia, parla di amore e sofferenza… eppure nessuno dei commenti che ho letto scendeva nei dettagli. Dopo aver finito il libro ho capito perché. Terra bianca è come un oggetto prezioso, come un ricordo significativo, come qualcuno da proteggere. C’è troppo di noi stessi in quel libro e parlarne diventa difficile, quasi impossibile riassumere la varietà di sfumature che contiene. Saverio e Giulio vanno preservati, ognuno interpreterà i loro comportamenti a seconda delle proprie inclinazioni ma tutti, tutti, rimarranno segnati.

Siamo in Sardegna, precisamente a Cagliari nel 1943. C’è la guerra e la città viene bombardata, presto verrà rasa al suolo. E’ così che facciamo la conoscenza di Saverio Dessì, un bambino che vede la sua famiglia distrutta dalla Guerra. Unico superstite, si metterà in viaggio per Terralba, il paese che gli cambierà la vita.

In ogni parte del mondo c’è una maldicenza che caratterizza gli abitanti di una città.  I genovesi sono taccagni,  i romani bugiardi, i terralbesi erano invece irriverenti verso tutti. Il paese era abitato da persone generose che pur di aiutarti ti avrebbero dato anche quello che non possedevano. Denotavano però un difetto: non erano in grado di stabilire un confine netto fra lo scherzo innocuo e quello ponderoso dalle conseguenze serie. A Terralba, di gente come Giulio a cui mancava il miglior giorno dell’anno, ce n’era parecchia. Venivano tartassati da sfottò e scherzi che li rinchiudevano in una gabbia di solitudine.

Giulio è un ragazzino affetto dalla sindrome di Down e quando Saverio lo incontra, lui è vittima di scherzi crudeli da parte di altri bambini. Quell’incontro assomiglia a un colpo di fulmine: Giulio prova affetto immediato per quel bambino orfano sceso dalla corriera e Saverio trova così un fratello e, ovviamente una nuova famiglia.

Adottato da Giovanni e Nerina, Saverio cresce a Terralba: con lui esultiamo per la fine della Guerra e ci rammarichiamo per l’arrivo degli americani, perché le cose non le hanno certo migliorate. I cambiamenti sullo sfondo si ripercuotono inevitabilmente sulle vite di queste persone (e scelgo volutamente di non usare il termine personaggi). Gli anni passano e Saverio non è più quel bambino spaventato che sperava di non essere mandato dalle suore. Anche Giulio è cambiato, ora fa parte di una compagnia di amici, Angelo, Tore, Giorgione… tutti insieme senza cattiverie e prese in giro trascorrono le loro giornate dentro e fuori dalla scuola. E qui, andrebbe aperta una parentesi. I metodi degli insegnanti, la cattiveria e la frustrazione di uno in particolare, metteranno a dura prova i due fratelli. Sono gli anni Quaranta, Giulio ha la sindrome di Down e non ha l’insegnante di sostegno: la sua tenacia, la sua forza di volontà nel voler essere promosso sono da ammirare. Ma se la continuazione delle scuole superiori per Giulio è impossibile, non lo è per Saverio che è intelligente, brillante e ottiene ottimi risultati.  Più gli anni passano, più cresce il legame tra i due fratelli.

In agosto, Giulio e io diventammo fratelli di sangue. Avvenne in una di quelle giornate che fanno rimpiangere l’inverno a chi lavora all’aperto.

Quel giorno Saverio incolla con la malta al muro tutte le conchiglie preferite di Giulio e con olio e fuliggine scrive “Giulio e Saverio”, il gesto che farà poi Giulio vi commuoverà.

Seguiamo le scorribande con gli amici, i primi amori, le feste del paese, il lavoro in panetteria. C’è qualcosa in Terralba di così famigliare per me ligure dell’entroterra, che non saprei spiegare a parole. Saranno i soprannomi degli abitanti, l’autista gentile della corriera, i giochi del paese, il falò di Sant’Antonio… ma Terralba è il mio paese, quella era la mia gente.

Se chiudo gli occhi mi sembra di vedere le stelle che salutano Giovanni quando va a lavorare in panetteria, mi sembra di sentire i rumori dei contadini che vanno nei campi, percepisco l’adrenalina dei ragazzi che si dividono in squadre per affrontare le competizioni (sono riuscita a commuovermi anche durante la gara in mare), la voglia di rivalsa, il brivido di soddisfazione per aver trovato la legna “giusta”per il falò, il rumore del mare e tante altre piccoli e grandi emozioni che Terra bianca mi ha fatto vivere.

Ma come nella vita reale in cui non sempre esiste il lieto fine, questa è una storia piena di contraddizioni e di errori. Saverio all’inizio del libro è a Parigi ed  è un medico affermato. Come ha fatto a lasciare la sua Sardegna, i suoi amici e soprattutto Giulio? Inevitabile giudicarlo ponendosi la domanda, ingiusto condannarlo per gli sbagli commessi. Ma la vita è fatta di errori e di occasioni prese al volo, Saverio riuscirà a cogliere quella più importante della sua vita?

Terra bianca è…

Un libro ricchissimo e io non sono riuscita forse a farvi vedere tutto ma spero di avervi messo abbastanza curiosità. Quando ho terminato Terra bianca ho scritto all’autore e gli ho chiesto come avesse fatto a parlare di Rezzoaglio, il mio paese. La sua risposta è stata la citazione di Tolstoj: “Parla del tuo villaggio e parlerai del mondo”. E’ anche vero che per parlare del mondo bisogna catturare l’attenzione e i cuori dei lettori e credo che Piras ci sia riuscito perfettamente perché la sua storia è autentica. Non ci sono frasi per impressionare, costruzioni  per stupire, è una storia fatta d’amore e di debolezza. Di cadute e di sforzi per rimanere in piedi, di povertà e di dignità, di guerra e di pace. E a me è rimasta una grande curiosità di vedere questo paese e sovrapporre alle immagini reali quelle di Terra bianca negli anni Quaranta e Cinquanta.

Consigliato per chi ha voglia di una storia impegnativa che parla di un legame fraterno, per chi ha voglia di conoscere questo paese della Sardegna, per chi cerca una storia che lascia un segno in mente e cuore.

 

 

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Alcune note su Davide Piras

Davide Piras

Davide Piras è nato nel 1981 a Oristano ma vive da sempre a Terralba. Sposato e padre di una bambina. Dopo il diploma da tecnico geometra ha lavorato fino al 2015 nel campo dell’edilizia, proseguendo in parallelo gli studi umanistici. Attualmente è impegnato in un progetto commerciale che unisce la figura del libraio a quella del coffee maker. Ha esordito per 0111 Edizioni con il romanzo storico “Petali di piombo”. Nello stesso anno il racconto Sogno infinito è stato finalista al Premio letterario CartaBianca, ed è stato inserito nell’antologia “Il clavicembalo ben temperato”.

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