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RECENSIONE: Poesie dal campo di concentramento (Josef Čapek)

Poesie dal campo di concentramento - Josef Capek - Miraggi edizioni
RECENSIONE: Poesie dal campo di concentramento (Josef Čapek)

Poesie dal campo di concentramento

Valutazione:
four-stars
Autore:
Traduttore:
Pubblicato da:
Data uscita:
29/06/2020

Pagine:
160
Genere:
ISBN:
9788833860503
ASIN:
B08C2VWGQY
Acquista:

La trama

L’ascesa della Germania nazional-socialista non lo colse impreparato, il suo impegno civile contro il dilagare del fascismo si fece caricatura per le testate giornalistiche dell’epoca. Per via del suo orientamento politico venne arrestato nel 1939 e rinchiuso in un lager nazista. Sarà qui che Josef Čapek si affiderà per la prima volta alla poesia. Prima che finisse la guerra, alcuni componimenti riuscirono a raggiungere Praga, per mano di studenti universitari che da Sachsenhausen nel 1943 fecero ritorno nella capitale boema. A questi si aggiunsero le copie delle poesie che alcuni detenuti vicini allo scrittore riportarono in patria dopo la guerra. Il 25 febbraio del 1945 Josef Čapek venne trasportato nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, dove morì, probabilmente a causa dell’epidemia di tifo che decimò i prigionieri rimasti nel lager, pochi giorni prima dell’arrivo delle truppe inglesi. Čapek scrisse la sua ultima poesia „Prima del grande viaggio“ (Před velikou cestou) nel campo di concentramento di Sachsenhausen in prossimità dell’ultimo trasporto. Le edizioni La prima edizione delle poesie risale al 1946 (Fr. Borový, Praha) e si deve alla cura del poeta Vladimír Holan, al quale, Jarmila Čapek, moglie di Josef, aveva dato in lettura le poesie ricevute durante la guerra. Le edizioni successive (Odeon, Praga, 1980 – Triáda, Praga, 2010), curate dal critico letterario Jiří Opelík, presentano una ricostruzione puntuale e completa dell’intera raccolta che conta in tutto 121 poesie. Di recente in Germania è stata pubblicata in traduzione (con testo a fronte) una scelta di poesie (Josef Čapek, Gedichte aus dem KZ, Arco, Wuppertal, 2016), curata da Urs Heftrich – che ne è anche il traduttore – e Jiří Opelík. L’edizione tedesca contiene 44 poesie. La traduzione italiana è condotta sul testo dell’edizione ceca del 2010 (così come quella tedesca). Intendiamo presentare al pubblico italiano un numero significativo di poesie che sia rappresentativo dell’intera raccolta.

– Struggente –

Poesie dal campo di concentramento - Josef Capek - Miraggi edizioniPoesie dal campo di concentramento di Josef Čapek (Miraggi edizioni) è una raccolta di poesie struggente. In questo piccolo volume sono raccolti i componimenti scritti dal campo, un campo dal quale Čapek non ha mai fatto ritorno, morì infatti nel 1945 a Bergen – Belsen . Poesie dal campo di concentramento si legge con il magone e i brividi dietro la nuca, almeno per me è stato così, è la testimonianza struggente e una cronaca impietosa allo stesso tempo.

La bellezza di questa raccolta è indubbia. Come si fa a scrivere poesia quando intorno c’è solo morte?  Lo si fa per difendersi dall’orrore, per non soccombere. E il paradosso, come sottolinea Lara Fortunato nella traduzione sta proprio nell’impossibilità della poesia di fronte alla realtà.

Difficili momenti, giorni difficili
non vi è scelta, decisione,
ultimi giorni scuri,
siete giorni di vita o di morte?
Indietro alla vita o nelle fauci della morte
– cosa vi sarà alla fine del viaggio?
A migliaia vanno, non sei solo…
Avrai, non avrai fortuna?
Sorto è il giorno del grande viaggio
– da tempo vi sei preparato:
messe di vita o di morte
– tanto vai verso casa – tu torni a casa!.

Poesie dal campo di concentramento - Josef Capek - Miraggi edizioniJosef, fratello di Karel Čapek, finì imprigionato per le sue idee politiche. Artista versatile è scrittore e pittore e le sue poesie dipingono quadri precisi e commoventi.  La poesia che avete appena letto è l’ultima che è riuscito a scrivere.

Oltre ad essere un artista Čapek lavorava come redattore al  “Lidové Noviny”, venne arrestato nel 1939 dalla Gestapo.

Nei suoi versi non troviamo rabbia. Al centro delle poesie c’è l’uomo sofferente, privato di tutto che resiste. Tu è la poesia che ho preferito, quella che ho letto e riletto ad alta voce. Quella che mi chiama in causa in un tempo che non ho vissuto:

Tu, misero che qui nei sudicio, nello spavento
gratti le tue piaghe, come Giobbe sul letamaio
tu, sofferente, desolato, a te, a me chiedo,
sei degno della tua sfortuna, delle tue piaghe?

Sei stato abbastanza grave, in un tempo grave,
non hai attenuato la tua sofferenza
con viltà ottusa, e futile,
sei stato altro se non vana pagliuzza
impotente in balia del gorgo
del tempo, scossa, ridotta a niente?

Tu che nell’umiliazione e nel dolore
ti sei piegato a terra, ridotto in stracci
triste fino alla morte, fino alla morte debole,
smarrito, abbietto schiavo, disprezzato
nel pugno della sorte che ti soffoca e percuote ,
io chiedo, a me stesso chiedo,
eri degno della tua sfortuna, delle tue piaghe,
sei degno del dramma col quale il mondo intero in catastrofi omicide si è scontrato
ed è rinato, nel sangue e nel fuoco,
del grande gioco ove sofferente e inerte,
particella smarrita, hai fatto solo la tua parte,
eri degno di questa più difficile ora?

Tu che nel tormento di questo tempo grave
pur non volevi morire come pula
e hai creduto, caparbio hai sperato
di poter salvare te e la tua famiglia,
che il corso gaio e giusto della storia
scuotendoti come stelo nel suo gorgo
restituisse te alla vita, alla casa:
eri degno di questa speranza, del tuo sperare?

Sono parole destinate a rimanere scolpite, parole che mi risuonano in testa da giorni, settimane. Poesie dal campo di concentramento ha anche il testo ceco a fronte e non solo: è possibile vedere le poesie scritte proprio da Čapek. Oltre all’introduzione che inserisce l’autore in una tradizione e fornisce importanti coordinate biografie, le poesie hanno ulteriori note. Questo facilita la lettura, quindi anche i lettori che non si cimentano con la poesia potranno essere guidati e intraprendere così questo viaggio doloroso ma necessario.

Con Čapek scruterete il cielo di fine autunno, ascolterete il grillo che canta nonostante tutto, passeggerete con gli altri detenuti, proverete a curarvi le piaghe, vi chiederete se è possibile portare sulle spalle un peso così.  I rumori per costruire le casse delle munizioni vi risuoneranno nella testa, il primo caldo che porta la primavera vi provocherà un dolore sordo: non può esserci rinascita in un posto costruito per morire.


Poesie dal campo di concentramento è…

Struggente. Non è facile parlare di una raccolta così. Quando ho “fondato” Poesia non ti temo sapevo che sarebbe stato difficile parlare delle opere in versi. Ma per questa ho scelto volutamente di rimanere indietro e lasciar parlare per intero quell’unica poesia che racchiude lo struggimento e la forza dell’uomo di fronte alla sofferenza.

Poesie dal campo di concentramento è un continuo contrasto: la bellezza della poesia si scontra con una realtà terrificante. Impossibile voltarsi dall’altra parte.

L’ho già scritto ma lo ripeto: è un tesoro adattissimo anche a chi non mastica poesia: troverete tutti gli strumenti per comprendere i versi. Le poesie di Čapek sono molto descrittive. Non c’è il pericolo di “perdersi” o non capire. Vivetele.

 

 

four-stars

Alcune note su Josef Čapek

Josef Čapek

Josef Čapek (Hronov, 23 marzo 1887 – Bergen Belsen, aprile 1945) è stato un pittore e scrittore ceco, e appartiene alla stessa generazione di Franz Kafka.
Fratello di Karel Capek, fu autore di varie opere in collaborazione col fratello (tra cui Della vita degli insetti, 1925), ma ne scrisse anche altre autonomamente. Tra queste Lelio (1917) e La terra dei molti nomi (1923). Fu l’inventore della parola “Robot”.
Morì nell’aprile del 1945 nel campo di concentramento di Bergen-Belsen, in Germania, dove venne deportato a causa del suo atteggiamento ostile nei confronti della politica di Hitler e del Führer stesso. Durante la prigionia scrisse Básne z koncentracního tabora, una raccolta di poesie, pubblicato postumo nel 1946.

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