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RECENSIONE: Un giorno ti ho parlato di amore (Maura Maioli)

Un giorno ti ho parlato d'amore - Maura Maioli - L'asino d'oro editore
RECENSIONE: Un giorno ti ho parlato di amore (Maura Maioli)

Un giorno ti ho parlato d'amore

Valutazione:
three-stars
Autore:
Pubblicato da:
Data uscita:
20/06/2019

Pagine:
222
Genere:
ISBN:
9788864435008
ASIN:
B07X519SDW
Acquista:

La trama

Una musica in testa, un indirizzo in tasca e i piedi per andare. Calo è un ragazzo di ventidue anni alla ricerca della sua strada, del suo posto nel mondo. Come un rotolacampo ha bisogno di staccarsi dalle radici per nascere e non morire. Intraprende così una sfida con se stesso, con il suo corpo: zaino in spalla, inizia un viaggio verso l'Inghilterra e Land's End. Ripiegato nella tasca del giubbotto, custodisce un biglietto, con un nome e un indirizzo, che sua madre gli ha dato prima della partenza. Anche se lui non lo sa ancora, in quel biglietto è scritta la sua mèta. Nel suo viaggio Calo decide di portare con sé pochi oggetti, tra cui un libro del «più grande autore vivente», Cormac McCarthy, e un taccuino, sul quale annota i suoi pensieri, i versi di una canzone e una lista degli esseri umani incontrati, tanto improbabili quanto veri: una donna a bordo del suo tir, un tunisino che gli apre la sua casa, un'anziana custode di cimiteri, una ragazza che studia il linguaggio delle piante e un vecchio navigatore. E Sara, un'apparizione fugace come un miraggio ma forte come solo il desiderio può essere. Da loro, Calo imparerà come la gentilezza possa spuntare le armi all'aggressività e all'egoismo, e come per trovare casa nel mondo bisogna essere ospiti educati e curiosi.

– Avventura – 

Un giorno ti ho parlato di amore di Maura Maioli (L’asino d’oro) è il racconto di un viaggio incredibile alla ricerca di se stessi.

Un giorno ti ho parlato d'amore - Maura Maioli - L'asino d'oro editoreNon so  se leggendo la trama avrei mai comprato questo libro, non mi sembrava il mio genere. Eppure ho deciso di leggerlo perché Un giorno ti ho parlato di amore è stato il protagonista di una lettura consapevole condivisa sul gruppo facebook Billy – il vizio di leggere e quando Billy chiama, cerco di rispondere.

Come al solito la lettura condivisa mi ha permesso di andare ben oltre e cogliere sfumature che da sola non avevo notato. La storia di Calo, giovane ventenne che decide di partire lasciandosi alle spalle la mamma, la città in cui è cresciuto e gli amici, è qualcosa di più di un semplice viaggio. Un giorno ti ho parlato di amore è un romanzo di formazione, un libro ricchissimo di spunti. Calo costruisce la propria identità prendendo qualcosa dagli altri, osservandoli, aprendosi.

Calo ha ventidue anni quando decide di trasferirsi in Inghilterra. Capiamo subito dalle prime pagine che questo non sarà un viaggio come gli altri. Calo non ha fretta di raggiungere la meta, non ha intenzione di bruciare le tappe, vuole godersi ogni passo. Sì, perché salire su un treno per  Bologna non è un’opzione. I soldi in tasca sono pochi e il nostro protagonista non ha nessuna intenzione di godersi appieno questa avventura, almeno non in maniera tradizionale.

Pensai di nuovo a mia madre piegata come una schiava a lustrare superfici di linoleum perché altri potessero sporcarle e perché io potessi dirle addio. A ventidue anni avevo capito che un addio è una morte e una nascita insieme. A lei avevo detto addio già una volta, quando avevo lasciato il suo utero; e dopo l’avevo ritrovata in un odore di latte e muschio bianco. Così ero morto e nato la prima volta. Questa era la seconda e me l’ero scelta.

Un inizio come questo non può lasciare indifferenti. Ma a sorpresa, perché siamo sempre abituati ad aspettarci il peggio, Un giorno ti ho parlato di amore non è una lettura dolorosa, non è un percorso così insidioso come potremmo aspettarci.

Calo porta con se la passione per la musica , per i libri e in particolare per la trilogia della frontiera di Mccarthy, un taccuino e un’invidiabile fiducia nei confronti del genere umano:

Decisi che avrei tenuto conto di tutti coloro che durante il viaggio mi avrebbero fatto sperare in un’umanità migliore. Tirai fuori dallo zaino il taccuino che mi portavo dietro per appuntarmi i versi della canzone, se me ne fossero venuti di decenti, e trascrissi 338.457823 Gianna e Mike. Avrei fatto anche un inventario delle persone che mi avrebbero fatto temere un’umanità perduta, anche se speravo di incontrarne il meno possibile.

Un giorno ti ho parlato d'amore - Maura Maioli - L'asino d'oro editoreI personaggi che Calo incontra sulla sua strada sono pittoreschi, a volte ci strappano sorrisi (come nel caso di Gianna e il suo camion Mike), altre volte ci commuovono. Mi piace l’idea di Calo di volersi annotare gesti e persone… voglio credere (nonostante la terribile parte  pessimista che c’è in me)  che l’umanità non sia davvero perduta. Stufa di vedere intorno a me, su social e non solo, messaggi d’odio e insofferenza, Calo rappresenta un esempio eroico, rivoluzionario.  Fugge per rinascere, per non essere condannato a una vita già scritta. Parte per ritrovarsi e probabilmente con già l’idea di ritornare.

Non lo nego, il personaggio che ho amato di più è Ernest, un vispo vecchietto rimasto vedovo che accoglie Calo come si farebbe con  un figlio rimasto a lungo lontano. Non ha paura di mostrare forze e debolezze di mostrare come vive: oscillando costantemente tra presente e passato.  I due si incontrano in biblioteca (esiste un luogo più bello?) e così fanno un pezzo di strada insieme… e a me è scesa una lacrima quando c’è stato l’ultimo saluto.

Tredici anni. Si imparano un sacco di cose quando si rimane soli. Per esempio, si ha meno paura, perché la paura era per l’altro e ora l’altro non c’è più. Ho imparato che la solitudine mi rende simile al mare, siamo tutti e due costretti al cospetto di noi stessi. E c’è un’altra cosa: non è vero che si smette di condividere. Io curo questo luogo anche per lei o forse proprio per lei, e molto più di prima; solo che la condivisione è affidata ai gesti, e le parole sono diventate inutili perché non c’è nessuno che le ascolta. Però io non le voglio dimenticare, le parole, quindi mi tengo in allenamento.

Sono tanti i volti, le strette di mano, gli abbracci, gli occhi che incrociamo durante questo cammino. Nessun incontro è casuale, nessuno ci lascia a mani vuote:

Ancora non lo sapevo, ma ogni storia, anche quelle apparentemente lontane e innocue, finisce sempre con il riguardarci da vicino.


Un giorno ti ho parlato di amore è…

Un’avventura. Nel raccontarvi l’approccio di Calo ho lasciato indietro personaggi e avvenimenti importanti. Li scoprirete abbandonandovi a questo viaggio divertente e ricco di positività. Quando l’ho letto non chiedevo altro, volevo solo perdermi in una storia che mi facesse dimenticare misure restrittive, malattie e angosce. Più andavo avanti con le pagine e più sognavo di essere Calo. Certo, anche lui indossa la mascherina, lo fa per lo smog, ma ha la libertà di partire, di affrancarsi, di perdersi, ritrovarsi. La libertà di credere ancora nelle persone, nei gesti senza tornaconto, nella bellezza dell’umanità, e nell’amore.

Consigliato per chi è in cerca di leggerezza, troverete in realtà una sconvolgente profondità, per chi sa che il viaggio è più importante della meta, per chi non ha paura di sperare.

three-stars

Alcune note su Maura Maioli

maura maioli

Maura Maioli insegnante e scrittrice. Ha pubblicato i romanzi Le colline del silenzio (finalista Premio Calvino 1995), Dila e gli altri (2009), Per un’estate sola (2012), Dalla mia casa non si vedeva il mare (2016). Tra il 1996 e il 2004 ha tradotto numerosi romanzi, tra cui Che pasticcio, Bridget Jones! di H. Fielding e Con la neve fino agli occhi di R. Sabbag. È ideatrice e direttore artistico del Premio e delle Giornate di Letteraria.

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