
Il giorno dell'ape

La trama
«Il passato è così, vero? Credi di essertelo lasciato alle spalle, poi un giorno entri in una stanza e lo trovi lì ad aspettarti». Un irresistibile romanzo famigliare di desideri, solitudini e macerie senza fine ma, forse, con un inizio preciso. La famiglia Barnes è nei guai. La concessionaria di Dickie sta per fallire, ma lui, invece di affrontare la situazione, trascorre le giornate costruendo un bunker a prova di apocalisse. La moglie Imelda, nel frattempo, si è messa a vendere i gioielli su eBay, la figlia adolescente Cass, ex prima della classe, sembra voler sabotare la sua carriera scolastica e PJ, il figlio dodicenne, sta allestendo un piano per scappare di casa. Che cosa è andato storto per i Barnes, al punto da mandare tutto in rovina? Al tempo stesso affresco famigliare e ritratto della contemporaneità, "Il giorno dell'ape" è un indimenticabile tour de force pieno di umorismo e calore umano.
– Appassionante –
Il giorno dell’ape di Paul Murray (Einaudi editore) è un libro decisamente molto chiacchierato. L’ho comprato mesi fa e ho aspettato di leggerlo insieme alle mie compagne di Saghe familiari controcorrente. Devo ammettere che ero molto spaventata… avevo sentito commenti come “noiosissimo”, “troppo lento”…e ancora: “impossibile da leggere senza punteggiatura”, “troppo lungo”. La verità è che mi sono trovata davanti un libro scorrevole, incalzante e decisamente interessante. Gli avrei dato il Premio Strega? Non credo, perché si tratta di un romanzo avvincente ma che non ha uno stile indimenticabile. Sono diversi i punti di forza de Il giorno dell’ape e credo di essere riuscita ad apprezzarli tutti.
Il giorno dell’ape non è propriamente una saga familiare. Lo sfondo rimane appunto tale, ma le voci dei personaggi si alternano, prima molto lentamente, alla fine, continuamente.
Il giorno dell’ape è la storia della famiglia Barnes, o meglio della sua discesa agli inferi. Famiglia potente, ricca… deve improvvisamente fronteggiare la crisi e una marea di debiti. Ma sotto questa superficie si nasconderà molto, molto altro.
Una riflessione a parte, prima di addentrarci nella trama, va dedicata alla punteggiatura. Nel giorno dell’ape la punteggiatura è assente. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i libri senza virgolette, poi senza trattini e infine senza virgole. Qui non solo manca la punteggiatura che indica il discorso diretto (cosa che personalmente ho sempre trovato sgradevole e no, la grammatica, l’ortografia, non sono opinioni) manca in toto. Nessuna virgola… nessun segno. Eppure qui non sono stata disturbata (chissà perché). La scelta è radicale e forse questo mi ha convinto.
Il giorno dell’ape è la prova che ogni famiglia è infelice ma qualcuna decisamente di più. Imelda e Dickie sono i genitori di Cass e PJ. Cass è una ragazzina all’apparenza egoista e superficiale. Grattando la superficie però, capiamo che Cass desidera soltanto essere vista e anche quegli eccessi nascondono un malessere profondo.
PJ, ipnotizzato dai videogiochi, ha un animo sensibile e per la sua famiglia, propri come Dickie, sarebbe disposto a fare qualunque cosa.
Imelda e Dickie sembrano i classici genitori di mezza età (in realtà Imelda è giovanissima), non fanno altro che litigare e ora che la concessionaria di Dickie è a un passo dal fallimento, la situazione è decisamente peggiorata. Ci vorranno centinaia di pagine per capire cosa lega davvero i due, non è l’amore, ma il dolore.
La testa era tornata a riempirsi di ronzii, come se un intero sciame d’api fosse intrappolato al suo interno, dietro un velo invisibile.
La presenza delle api in questo romanzo è costante… le api rappresentano le ferite mai guarite, il dolore in agguato, la sorte che si beffa dei personaggi. Le difficoltà dei Barnes sono talvolta esagerate, ammettiamolo, eppure c’è qualcosa di familiare in questi drammi. Nelle malelingue dei compaesani, nelle paure del futuro, nei segreti… i tradimenti, la paura dei soldi che mancano.
Il giorno dell’ape è un romanzo brutale in cui nessun personaggio (forse PJ è l’unico) si salva. Tutti egoisti, nessun buono… ma nella vita reale chi può dirsi veramente buono?
Murray è decisamente molto bravo a tenere alta l’attenzione e a far divorare le pagine ai lettori. I capitoli, decisamente lunghi ma mai noiosi, si susseguono velocemente. Secondo me è stato proprio interessante conoscere i personaggi da diverse angolazioni: dalla prima persona alla terza o viceversa.
Più le pagine che ci separano dalla fine diminuiscono, più aumenta il tono drammatico del romanzo fino ad arrivare a un finale esplosivo e decisamente aperto.
Il passato resta con noi, in moltissimi modi inaspettati. Se non ci abbiamo fatto pace, si ripresenterà di continuo.
Il giorno dell’ape è…
Appassionante. L’ho divorato, mi è piaciuto lo stile, mi è piaciuta l’alternanza di voci e anche il finale. Cosa non mi è piaciuto? La lunga parentesi omosessuale che sembra messa lì per dovere e non realmente per arricchire la storia o il personaggio in questione.
Mi è piaciuto, è un autore che mi ha ricordato Franzen. Ci sono vicende familiari, traumi e drammi. Io lo promuovo assolutamente ma una precisazione è d’obbligo. No, Il giorno dell’ape non è un capolavoro, è un libro che intrattiene, fa riflettere e anche un po’ soffrire. Una piacevolissima compagnia che non scorderò tanto facilmente. Cinico e spietato Il giorno dell’ape ci ricorda un’amara verità:
ecco una verità dell’universo, forse la verità principale: è impossibile comprendere che di noi all’universo interessa poco e niente.
Consigliato per chi è in cerca di una storia lunga, coinvolgente e perfetta per queste calde giornate d’estate.
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9 COMMENTI
Gian Mario
3 mesi faFinalmente un romanzo contemporaneo: “romanzo” nel senso ottocentesco del termine (un grande affresco con vari livelli narrativi, personaggi caratterizzati, ambientazioni, intrecci, non lo stitico resoconto di un dolore personale); “contemporaneo” perché racconta la realtà di oggi con le parole di oggi, senza pretendere che sia un passato morto e sepolto a farsene carico. L’autore ha chiara la lezione del grande Joyce, e non alludo certo allo stile (chi si lamenta dell’assenza di punteggiatura esagera: solo le parti su Imelda riproducono il flusso di coscienza, tra l’altro in modo altamente fruibile), ma piuttosto all’impronta tragicomica che ha voluto dare a questa epopea familiare. Un’Odissea quotidiana, troppo quotidiana, flagellata dalle banalità del quieto vivere, dal bovarismo, dal conformismo di chi vorrebbe evadere ma non possiede i mezzi e le parole giuste per farlo (come non rivedere in Dickie alcuni tratti dell'”uomo medio sensuale” Leopold Bloom dell’Ulisse?) Un classico contemporaneo, dunque, che non ha paura di spericolarsi su temi di attualità (cambiamento climatico, LGBTQ+). Ovviamente senza offrire al lettore facili soluzioni ai mali del mondo – basta e avanza certo saggismo deteriore che si spaccia per letteratura – ma lasciando, questo sì, una testimonianza del proprio tempo. Per una generazione annebbiata da dati, informazioni, stimoli sempre più incalzanti, un’occasione in più per trasformare l’informazione in conoscenza. E, forse, in saggezza.
Tiziano
3 mesi fa“nel giorno dell’ape la punteggiatura è assente”.
Ma perchè in molti scrivono questa roba? NON E’ VERO! La punteggiatura è assente esclusivamente quando a parlare è Imelda, quindi stiamo parlando di? un 10% del libro?
E’ questo è voluto, fa parte dei tratti e del carattere di questa protagonista, ansiosa, poco acculturata, sempre di corsa…
Direi che il romanzo è senza punteggiatura è fuorviante, ed inesatto!
Alessandra - La lettrice controcorrente
3 mesi fa AUTHORHai ragione manca una parola: spesso. Spesso assente. Il discorso diretto non è mai indicato per esempio. Non ci sono due punti, virgolette o punti e virgole.
Fabr
2 mesi faNon è vero neanche questo. Nella prima parte ad esempio i discorsi diretti sono sempre tra virgolette, e spesso preceduti da frasi come “A quel punto Cass disse: <>
Alessandra - La lettrice controcorrente
2 mesi fa AUTHOR“Cose tipo le coltivazioni ma anche altre piante morivano per poi ricomparire l’anno dopo.
Possibile che nessuno si rendesse conto di quanto era inquietante?
Non sono negativa, disse. Voglio solo vivere in un posto dove poter prendere un buon caffè senza essere costretta a vedere la natura o gente che sembra fatta di purè di patate.”
primissime pagine, perdonami se insisto ma non vedo virgolette nel discorso diretto. “E ancora: Quei jeg-gings ti stanno da Dio, Imelda, commentava Elaine. Oh, tu dici?, replicava l’Imelda mamma di Cass e si piegava con grazia, come neppure un salice, per esaminare il retro delle cosce.”
Teresa
4 mesi faÈ uno dei pochi romanzi che non terminerò di leggere. La storia non mi ha coinvolta, è triste, contorta, lenta.
Daniela
4 mesi faLe tue recensioni provocano interesse non solo curiosità. Sono andata subito sul sito della biblioteca per prenotarlo. Grazie Ale, sei preziosa.
Laura bollatto
5 mesi faIl giorno dell’ape, romanzo caotico, triste, quasi irreale.
Barbara
5 mesi faQuesta lettura scatenato in me sentimenti contrastanti… Dopo 150 pagine ho pensato di fermarmi, poi la storia mi è entrata dentro, talmente tanto da lasciarmi a volte uno stato di inquietudine… Altre una voglia di intervenire per cercare di ad sistemare lo sfacelo.Io chiedo ad un libro di invitarmi a rileggere alcuni periodi per nn perdere nulla e di farsi ricordare per la potenza della, scrittura e della trama. Questo libro ha, soddisfatto le mie richieste